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Cassazione - La convinse alla «fuitina», ora deve risarcirne la famiglia

ROMA - Per la Cassazione la «fuitina d'amore» - anche se organizzata in maniera moderna come breve vacanza di nascosto dai genitori di 'lei', minorenne ma pienamente consenziente - è una specie di attentato all'unità familiare. Per questo ai familiari della ragazzina spetta di essere risarciti dal suo fidanzato, colpevole di «aver tentato di scardinare», con la fuga galeotta, «il rapporto della minore con la propria famiglia». Così la Suprema Corte ha confermato la condanna per «sottrazione consensuale di minore» nei confronti di Giovanni C., un ragazzo poco più che maggiorenne che, per qualche giorno, convinse la sua Angela P., una ragazzina veneta di 17 anni, a stare con lui in una località marina delle Marche e a non tornare dal padre e dalla madre che la aspettavano in un paese sul Piave.
Angela aveva espresso «consenso» all'iniziativa di Giovanni, che si era anche fatto aiutare dal fratello per procurarsi un «alloggio» che facesse da 'nido d'amore' per quella manciata di giorni da passare con la fidanzatina. Ma la 'fuitinà - avvenuta nel maggio del 1997 - non piacque per nulla al papà e alla mamma di Angela che, pur essendo al corrente del legame tra i due giovani e conoscendo la famiglia di lui, non esitarono a querelare Giovanni e pure il fratello Luciano che gli aveva fatto da 'basista'. Così la vicenda finì davanti al tribunale di Ancona e poi in Corte di Appello. I magistrati condannarono penalmente Giovanni e Luciano - non si conosce l'entità della pena, ma è stata più alta per il primo - e gli prescrissero anche l'obbligo di pagare, subito, «a titolo di provvisionale per risarcimento dei danni», una congrua somma (non specificata) a favore dei genitori di Angela. Invano, in Cassazione, Giovanni ha cercato di sostenere che «era da escludere che lui avesse sottratto Angela alla potestà genitoriale, essendosi trattato di una breve vacanza, concordata tra giovani coetanei quale breve fuga d'amore, senza con ciò voler scardinare il rapporto della ragazza consenziente con la propria famiglia». Quanto ai genitori di Angela, Giovanni ha fatto presente ai supremi giudici - per attenuare la sua responsabilità - che «erano a conoscenza del legame che aveva con la loro figlia e non erano all'oscuro dell'ampia autonomia gestionale goduta dalla ragazza». Ma la Suprema Corte - con la sentenza 43191 - ha dichiarato «inammissibile» il suo ricorso e ha trovato «infondate le dedotte argomentazioni». In sintesi - secondo i giudici della Sesta sezione penale - quei giorni al mare, anche se Angela era consenziente e aveva 17 anni compiuti, avevano «una finalità illecita», perseguita mettendo a repentaglio la serenità dei rapporti tra la ragazza e la sua famiglia. Per questo Giovanni adesso dovrà rassegnarsi a mettere mano al portafoglio e a risarcire per la 'fuitinà di sette anni fa. Probabilmente, con la condizionale scamperà invece alla pena detentiva. Inaspettatamente, ma senza successo, in udienza il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianluca Favalli, aveva denunciato l'anticostituzionalità della norma (art. 537 cp) che punisce la sottrazione di minorenne consenziente: la Sesta sezione penale però non ha ritenuto di interpellare la Consulta ritenendo che la 'fuitina' sia ancora da considerarsi un atto illecito.

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