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Foggia, due famiglie distrutte nel crollo

La scorsa notte hanno ceduto per una fuga di gas alcune piccole case in uno dei quartieri più vecchi della città, Borgo Croce, a ridosso del centro storico. In pochi secondi hanno perso la vita 8 persone, tutte dello stesso nucleo familiare. Un'altra famiglia miracolosamente si è salvata
• Sgomberate nove palazzine adiacenti
• Finiscono tra le macerie sogni e progetti
• Viale Giotto, 5 anni fa stessa tragedia
FOGGIA - Un boato nel cuore della notte, poi polvere, terra e macerie dappertutto, e in pochi secondi due famiglie sono state annientate e una miracolosamente si è salvata. Ancora una volta Foggia è segnata da un lutto collettivo per un crollo: alla stessa ora, poco dopo 03.00, cinque anni fa nella notte dell'11 novembre cedette un palazzo di sei piani in viale Giotto. Allora morirono 67 persone e nove furono i superstiti. La scorsa notte a crollare per una fuga di gas sono state alcune piccole case in uno dei quartieri più vecchi di Foggia, Borgo Croce, a ridosso del centro storico. Case affiancate l'una all'altra come scatole, coperte da tetti di tegole e circondate da viuzze.
Questa volta tra le macerie sono morte otto persone, una famiglia di quattro si è salvata e miracolosamente anche le due figlie maggiori di una delle due famiglie sterminate. I primi soccorritori sono stati i vicini. Hanno cominciato a scavare con le mani, lasciandosi guidare solo dai lamenti delle persone travolte. Così, Antonio Lo Surdo che con i vigili del fuoco ha salvato suo cognato Antonio ha contribuito a tirare fuori le prime vittime: Raffaele Longo che aveva 45 anni, sua moglie Anna Delli Carri, di 38 e i loro due figli, Valentino di dieci e Natalia di 17. E' rimasto invece per molte ore sotto le macerie ed è stato l'ultima vittima ad essere trovata, il nonno dei due ragazzi, Salvatore Delli Carri, che viveva in un locale, che a Foggia viene chiamato 'grottà, sottostante la palazzina. E' proprio da quella cantina, affollata di biciclette che l'uomo raccoglieva e aggiustava, che sarebbe partita l'esplosione provocata da una fuga di gas di una bombola usata per alimentare una stufa.
I vicini raccontano che 'Turill' come l'anziano veniva chiamato, si svegliava prestissimo la mattina. Potrebbe essere stato proprio lui, accendendo la luce in un ambiente saturo a provocare l'esplosione. Sul suo corpo sono state infatti trovate tracce di una fiammata. Lo scoppio è stato fortissimo. Tutte le case di fronte e al lato di quella della famiglia Longo lungo via delle Frasche sono state danneggiate e investite in pieno dai detriti. Alcune sono state evacuate mentre su altre sono in corso verifiche.
Alle spalle della casa dei Longo, sull'altro fronte stradale, l'esplosione ha investito altri tre appartamenti contigui che si affacciano su via delle Croci. In una di questi, al civico 17, abitava la famiglia Diurno. Nel crollo sono morti Guglielmo, di 40 anni, sua moglie Carmela Gramazio, di 38, e il loro figlio più piccolo, Guido, di sette anni. Si sono salvate per miracolo le due sorelline maggiori, Enrica, di 13, e Maria di nove, che dormivano in una stanza che ha retto e sono rimaste ferite solo lievemente.
La tragedia ha risparmiato gli inquilini della casa a fianco, dove il tetto e il solaio sono crollati ma dove la famiglia Sacco si è salvata. E' rimasto ferito in modo un po' più serio solo il capofamiglia, Antonio Sacco, di 36 anni, rimasto incastrato sotto il letto e salvato da una trave che gli è caduta addosso. La moglie, Michelina Stanchi, di 34 anni, e i loro due figli, Nicola di 12 e Luigina di 14, sono stati medicati e dimessi. Dopo che la mamma e il papà erano stati tratti in salvo, il piccolo Nicola si rifiutava di uscire dalle macerie: si rifiutava di lasciare la sorella da sola sotto i detriti. E' stato portato via di peso dai soccorritori che poi hanno salvato anche Luigina.
In segno di cordoglio l'amministrazione comunale proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali, che non è stato ancora fissato. Alla città e ai familiari delle vittime è arrivato anche il cordoglio del presidente della Repubblica e del presidente della Regione Puglia. La camera ardente è stata allestita nella chiesa degli Ospedali Riuniti.
Paola Laforgia

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