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Iraq - Liberata prigioniera polacca

Teresa Borcz Khalifa è stata «trattata bene» dai rapitori • Baghdad, uccisa donna funzionario del ministero Lavori Pubblici e tre collaboratori
VARSAVIA - Teresa Borcz Khalifa, la donna polacca liberata in Iraq dopo quasi tre settimane di sequestro, è stata trattata bene dai suoi rapitori. Lo ha raccontato la stessa protagonista dell'angosciosa vicenda, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal governo polacco al suo rientro a Varsavia. «E' stato davvero un momento felice quello in cui sono stata liberata», ha raccontato la signora, che ha 54 anni, la doppia cittadinanza e da trent'anni vive in Iraq. «Sono stata trattata bene e questo mi ha dato la speranza di poter essere liberata».
Il premier Marek Belka ha raccontato che la donna è stata riportata in Polonia ieri sera e che il suo rilascio è stato reso possibile dalla collaborazione del governo polacco e di altri Paesi.

Silenzio assoluto invece sulle modalità della liberazione: Belka non ha voluto dire nè quando, nè dove nè come Borcz Khalifa sia stata liberata, limitandosi a spiegare che nel blitz sono stati impegnati «agenti di diversi servizi in collaborazione con le istituzioni di vari Paesi»; e ha spiegato il silenzio adducendo ragioni i sicurezza, ma anche il fatto che i Paesi partner hanno espresso la ferma richiesta che non fossero rivelati dettagli della liberazione.
La polacca - che come Margaret Hassan, la sfortunata direttrice di Care Inrenational, trucidata dai suoi rapitori, è sposata a un iracheno - ha assicurato di non poter raccontare nulla della sua liberazione: «Non so come sia avvenuta, perché ero con gli occhi bendati».
«I rapitori, che mi dicevano di agire per motivi religiosi, mi hanno trattata bene», ha continuato, aggiungendo che i sequestratori probabilmente non erano a conoscenza dei suoi legami con l'Iraq. «Sono stata ben trattata, mi tenevano in una stanza pulita e dipinta di fresco», ha aggiunto, assicurando che non le sono mai mancati cibo nè gli oggetti per l'igiene personale.
La notizia della liberazione è stata un fulmine a ciel sereno: il premier l'ha annunciata nella conferenza stampa convocata a sorpresa e poi, a un suo cenno, la donna ha fatto il teatrale ingresso nella sala, accompagnata dalla madre.

Della donna non si avevano più notizie dalla fine di ottobre, quando era apparsa, interamente vestita di nero, in un video in cui gli autori del sequestro - che dicevano di essere membri delle Brigate fondamentaliste di Abu Bakr al Siddiq- chiedevano il ritiro delle truppe polacche dall'Iraq e la liberazione da parte statunitense dei detenuti iracheni. La Polonia, uno dei più convinti alleati di Washington nella guerra in Iraq, dispone attualmente di circa 2.500 soldati schierati nella parte centro-meridionale del Paese e comanda un contingente multinazionale a cui fanno parte circa 8.000 militari. L'opinione pubblica polacca è ampiamente contraria alla presenza dei connazionali in Iraq; e anche per questo il governo di Varsavia conta di cominciare a richiamare gradualmente i militari dopo le elezioni di gennaio, anche se promette di non voler metter in crisi il processo di stabilizzazione del Paese.

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