«La Regione concede una sanatoria ai "ladri d'acqua" pugliesi»
di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Singolare che la regione capofila nella battaglia per l’acqua pubblica continui a pagare dazio a chi «privatizza» quotidianamente le acque di falda. Si innesta su questo, sui pozzi artesiani realizzati in Puglia in decenni di abusivismo, l’ultimo fronte della contesa sul delicato, fragilissimo equilibrio idrogeologico di una regione che proprio per far fronte alla deregulation, si è recentemente dotata di un piano di tutela delle acque.
Il problema è il pregresso. Il problema è una norma, l’articolo 30 della legge di bilancio appena approvata dalla regione Puglia, che azzera tutte le posizioni pendenti e assegna valore di autorizzazione (sia pure a posteriori) al pagamento della tassa di concessione regionale (25,82 euro), della sanzione amministrativa (360,00 per pozzo), del canone definito dall’articolo 18 della legge 36/1994. Per geologi e agronomi, in particolare per quelli del Salento, una vera e propria sanatoria. L’ennesima.
La patente di regolarità per quanti, negli anni, hanno utilizzato il territorio a proprio uso e consumo e ora si vedono premiati. Sarebbe curioso conoscere i numeri di questa «regolarizzazione a posteriori». Quante centinaia (per alcuni, esperti che rifiutano la patente di pessimisti, decine di migliaia) di buchi resteranno a devastare la falda sotterranea facilitando quel processo di salinizzazione delle acque? I soldi incassati dalla Regione per canoni e sanzioni saranno sufficienti a compensare i costi ambientali che questo prelievo generalizzato potrebbe procurare anche alle stesse colture agricole?
Sono interrogativi che agronomi e geologi pongono al sistema della pianificazione regionale e di governo del territorio, pur consapevoli del fatto che la piaga dei prelievi viene da lontano e che oggi, almeno nelle intenzioni di chi l’ha proposta, la «regolarizzazione a posteriori» dovrebbe mettere la parola fine ad una pratica gestita ormai dal 2000, da una norma statale, attraverso la reiterazione continua di proroghe dei termini per la presentazione della domanda di autorizzazione dei pozzi artesiani già realizzati.
«Mi dispiace - risponde l’assessore regionale alle Opere pubbliche, Fabiano Amati - che qualcuno interpreti la norma come una sanatoria. Il fatto che si introduca la possibilità di pagare canone, concessione e ammenda e che il pagamento equivalga ad autorizzazione, non preclude affatto la possibilità per l’ente pubblico di andare a verificare i presupposti dell’autorizzazione stessa. La regione è subissata di domande presentate negli anni, domande, si badi bene, legate alle proroghe concesse di anno in anno dal governo nazionale sulla base di una legge statale. Piuttosto, con questa norma regionale, mettiamo la parola fine a questa storia infinita e fissiamo la situazione ad oggi, senza concedere ulteriori proroghe. Se i nostri uffici avessero dovuto istruire tutte le pratiche pendenti, non ce l’avremmo fatta e chi non ha pagato un euro in questi anni avrebbe continuato a emungere acqua dalla falda senza neanche pagare. Geologi e agronomi protestano? Ho sempre mostrato grande disponibilità a parlare con tutti e a ricevere i suggerimenti di tutti. Il nostro è sempre stato un governo corale, partecipato. Quindi anche stavolta, qualora volessero, sono disponibile a discutere con chi dissente».
BARI - Singolare che la regione capofila nella battaglia per l’acqua pubblica continui a pagare dazio a chi «privatizza» quotidianamente le acque di falda. Si innesta su questo, sui pozzi artesiani realizzati in Puglia in decenni di abusivismo, l’ultimo fronte della contesa sul delicato, fragilissimo equilibrio idrogeologico di una regione che proprio per far fronte alla deregulation, si è recentemente dotata di un piano di tutela delle acque.
Il problema è il pregresso. Il problema è una norma, l’articolo 30 della legge di bilancio appena approvata dalla regione Puglia, che azzera tutte le posizioni pendenti e assegna valore di autorizzazione (sia pure a posteriori) al pagamento della tassa di concessione regionale (25,82 euro), della sanzione amministrativa (360,00 per pozzo), del canone definito dall’articolo 18 della legge 36/1994. Per geologi e agronomi, in particolare per quelli del Salento, una vera e propria sanatoria. L’ennesima.
La patente di regolarità per quanti, negli anni, hanno utilizzato il territorio a proprio uso e consumo e ora si vedono premiati. Sarebbe curioso conoscere i numeri di questa «regolarizzazione a posteriori». Quante centinaia (per alcuni, esperti che rifiutano la patente di pessimisti, decine di migliaia) di buchi resteranno a devastare la falda sotterranea facilitando quel processo di salinizzazione delle acque? I soldi incassati dalla Regione per canoni e sanzioni saranno sufficienti a compensare i costi ambientali che questo prelievo generalizzato potrebbe procurare anche alle stesse colture agricole?
Sono interrogativi che agronomi e geologi pongono al sistema della pianificazione regionale e di governo del territorio, pur consapevoli del fatto che la piaga dei prelievi viene da lontano e che oggi, almeno nelle intenzioni di chi l’ha proposta, la «regolarizzazione a posteriori» dovrebbe mettere la parola fine ad una pratica gestita ormai dal 2000, da una norma statale, attraverso la reiterazione continua di proroghe dei termini per la presentazione della domanda di autorizzazione dei pozzi artesiani già realizzati.
«Mi dispiace - risponde l’assessore regionale alle Opere pubbliche, Fabiano Amati - che qualcuno interpreti la norma come una sanatoria. Il fatto che si introduca la possibilità di pagare canone, concessione e ammenda e che il pagamento equivalga ad autorizzazione, non preclude affatto la possibilità per l’ente pubblico di andare a verificare i presupposti dell’autorizzazione stessa. La regione è subissata di domande presentate negli anni, domande, si badi bene, legate alle proroghe concesse di anno in anno dal governo nazionale sulla base di una legge statale. Piuttosto, con questa norma regionale, mettiamo la parola fine a questa storia infinita e fissiamo la situazione ad oggi, senza concedere ulteriori proroghe. Se i nostri uffici avessero dovuto istruire tutte le pratiche pendenti, non ce l’avremmo fatta e chi non ha pagato un euro in questi anni avrebbe continuato a emungere acqua dalla falda senza neanche pagare. Geologi e agronomi protestano? Ho sempre mostrato grande disponibilità a parlare con tutti e a ricevere i suggerimenti di tutti. Il nostro è sempre stato un governo corale, partecipato. Quindi anche stavolta, qualora volessero, sono disponibile a discutere con chi dissente».