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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Prostituzione - Decine di arresti

Associazione per delinquere finalizzata all'ingresso in Italia di ragazze che provenivano dall'Est, sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Scoperto un filo diretto con la 'ndrangheta calabrese
Prostituzione POTENZA - Centodieci euro per «una bottiglia di prosecco» (forse per creare l'atmosfera) poi altri cento per un rapporto sessuale: 20-30 minuti, se si fa tardi arriva il cameriere. Ovviamente, una percentuale da pagare su ogni prestazione, oltre ai circa mille euro già sborsati per aver il permesso di soggiorno e ad altri soldi per i «contributi». Ecco la vita notturna di tante ragazze giunte dai Paesi dell'Est in Italia con l'illusione di cominciare una vita diversa e più agiata e finite invece - prede di un'organizzazione a delinquere "transnazionale" - a fare le ballerine di lap dance e, peggio, le prostitute in locali "in" sul lago di Garda, sei dei quali dalla notte scorsa sono sotto sequestro. I sigilli li hanno messi i Carabinieri del Ros, gli stessi che hanno anche arrestato 33 persone: 20 sono state trasferite in carcere, 13 agli arresti domiciliari. Tutti hanno ora fra le mani un'ordinanza di custodia cautelare richiesta dai pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Potenza, Vincenzo Montemurro ed Henry John Woodcock, ed emessa dal giudice per le indagini preliminari Alberto Iannuzzi.
Accuse pesanti: associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, falsificazione e contraffazione di documenti, spaccio di droga. Non basta: il clan sgominato durante l'«operazione Iena» (un nome che i Carabinieri hanno dato alla fase finale dell'indagine in omaggio ad un animale astuto e feroce, come l'organizzazione individuata) era legato alla 'ndrangheta calabrese, in particolare al clan dei Piromalli-Molè.
Tutto è cominciato diversi mesi fa: nell'ambito di intercettazioni telefoniche e ambientali che la Direzione distrettuale antimafia di Potenza stava portando avanti, emergono i riferimenti alle ragazze dell'Est, ai documenti da preparare, ai «costi» per appartarsi con loro e per raggiungere i locali per «vip» della zona del lago di Garda. C'era chi organizzava un «pacchetto» di viaggio, ma bisognava avere diverse centinaia di euro a disposizione. Durante le indagini, i Carabinieri del Ros individuano Giuseppe Salvatore, di 59 anni, di Casalincontrada (Chieti). È lui il capo dell'organizzazione: Salvatore è un «agente teatrale», ingaggia le ragazze, le piazza in alcuni fra i locali migliori del Garda, insomma le gestisce. Con lui collaborano diverse altre persone, fra le quali Gaetano Fortugno, di 42 anni, di Gioia Tauro (Reggio Calabria): è lui il legame con i Piromalli-Molè, secondo l'accusa. Socio occulto di un locale notturno sequestrato, Fortugno collaborava a sistemare le pratiche di residenza delle ragazze. Un compito che ha richiesto anche l'aiuto di funzionari pubblici (sono fra la decina di altri indagati).
I locali sequestrati sono «veramente di ottimo livello», per stare al giudizio di un investigatore che li ha visitati, a Brescia, Sirmione, Roncadelle e Gussago (Brescia), e ad Arco (Trento): roba da gente di primo piano, vip, insomma. In ogni locale, area lap dance e altri balli che lasciano poco spazio all'immaginazione, e zone «private», per l'accesso a coloro che non si accontentano della musica: c'era anche uno innamorato e quindi «fedele» alla stessa ragazza.
Quando il materiale in mano ai Carabinieri e ai Pubblici ministeri viene ritenuto sufficiente, in una riunione di coordinamento della Direzione nazionale antimafia si mette a punto la strategia: lo ha confermato stamani ai giornalisti il Procuratore della Repubblica di Potenza, Giuseppe Galante. La Dda potentina segue il «filone» prostituzione, quella bresciana il coinvolgimento dei funzionari compiacenti. Le richieste di Montemurro e Woodcock vengono sostanzialmente condivise dal giudice per le indagini preliminari, che però non riconosce all'organizzazione le caratteristiche del clan mafioso.
Ora l'inchiesta passerà completamente alla Procura della Repubblica di Brescia: «A noi resta la certezza - spiega Montemurro, da anni impegnato in inchiesta contro la criminalità organizzata - che i clan lucani hanno agito su base paritaria con quelli calabresi per mettere in piedi una struttura con ramificazioni in diverse zone d'Italia. Un panorama - conclude il magistrato - davvero preoccupante».

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