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Gianfranco Fini agli Esteri, «si realizza un sogno»

Grande soddisfazione di Alleanza Nazionale, il suo partito. Il Capo dello Stato ha firmato il decreto con il quale il ministero degli Esteri passa da Frattini e Fini, che resta anche vicepremier. Con la sua nomina si chiude una fase turbolenta della vita della maggioranza di governo, caratterizzata anche da un passaggio non facile della finanziaria alla Camera
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Il ministero degli Esteri passa da Frattini e Fini ROMA - Nessun rimpasto 'ampio', ma l'avvicendamento in un ministero 'pesante': con la nomina di Gianfranco Fini (che resta vice premier) a ministro degli Esteri si chiude almeno per ora una fase un po' turbolenta della vita della maggioranza di governo, caratterizzata anche da un passaggio non facile della finanziaria alla Camera. Stamane, alle 10, il Consiglio dei ministri ha di fatto dato il via libera alla nomina di Fini. Alle 13, il premier, lo stesso Fini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, sono saliti al Quirinale dove, poco dopo, il presidente della Repubblica firma il decreto di nomina del leader di An a ministro degli Esteri. Poi, il ritorno a palazzo Chigi, fra strette di mano, congratulazioni e anche un brindisi.
Per Alleanza nazionale «si realizza un sogno». La soddisfazione, nel partito di Fini, è grande. Gli auguri di buon lavoro, naturalmente, giungono anche dall'Udc, che a lungo ha accarezzato a sua volta il sogno di vedere un proprio esponente alla guida della diplomazia italiana. Nè, almeno per ora, si è verificato l'ingresso nel governo del leader dei centristi della maggioranza Marco Follini, che alcuni avevano ipotizzato contestuale al passaggio di Fini alla Farnesina. «Apprezzo e condivido la nomina di Fini: sarà un ottimo ministro degli Esteri», sono le parole di Follini, mentre l'ex ministro Frattini si dice convinto che Fini «terrà alta la bandiera della diplomazia italiana».
«Questa autorevolissima designazione rafforzerà il ruolo internazionale dell'Italia nella linea della tradizionale politica europea e atlantica», è il commento del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Ma, logicamente, le reazioni più entusiastiche giugnono da Alleanza nazionale: «esprimo prima di tutto una sensazione personale, umana, una grande felicità per un grande amico che compie un altro passo in una tappa di crescita individuale e di assunzione di responsabilità e questo mi rende felice. E poi -è il commento del coordinatore nazionale Ignazio La Russa- credo che per il sistema Italia sia un grande vantaggio avere un politico della serietà, della capacità e dell'intelligenza di Gianfranco Fini nel coadiuvare il presidente del Consiglio nell'essere ambasciatore dell'Italia nel mondo».
«La nomina di Fini alla guida del ministero degli Esteri -commenta il vice coordinatore del partito Italo Bocchino- è il giusto riconoscimento a un leader che ha saputo dare all'Italia una destra moderna, autorevole, rispettata».
Di sogno realizzato parlano il capogruppo di An al Senato Domenico Nania e Domenico Briguglio, vice coordinatore del partito. «Quando si lavora seriamente e si crede con forza ad una prospettiva di largo respiro e ad un disegno di lungo periodo, i sogni in politica -dice Nania- si realizzano. Fini alla Farnesina è un sogno realizzato, spero non sia l'ultimo per la destra politica di governo, che ancor di più può dare e fare per il Paese».
«Gianfranco Fini alla Farnesina -commenta Briguglio- è l'inveramento di un grande sogno della destra italiana. Una destra moderna che crede profondamente nei valore dell'interesse nazionale e di una Europa coesa politicamente e socialmente che vuole svolgere un ruolo da protagonista nel mondo».
Con Fini alla Farnesina, dice il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, l'interesse nazionale è in buone mani: «Fini come presidente di Alleanza nazionale è il leader del partito che ha fatto dell'interesse nazionale la sua ragion di essere.
Oggi possiamo dire che il ministero degli Esteri viene affidato all'esponente politico più qualificato per difendere gli interessi dell'Italia nel contesto internazionale».
«Insieme alle mie congratulazioni per la sua nomina a ministro degli Esteri, esprimo la soddisfazione per il giusto riconoscimento alle capacità e al rigore con il quale Gianfranco Fini, da vero leader ha svolto il suo ruolo politico», commenta il presidente dei deputati di Alleanza nazionale Gianfranco Anedda.
Per il portavoce del partito, Mario Landolfi, «la nomina di Fini agli Esteri è un importante riconoscimento ad un percorso politico oltre che al leader della destra italiana. Fini è un grande innovatore, quindi sono certo riuscirà a tenere alto il livello del prestigio del nostro paese anche a livello internazionale».
«Oggi -commenta il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri- è una giornata davvero importante per il governo: è molto significativo che il leader della seconda forza della coalizione abbia assunto il ruolo di ministro degli Esteri, ed è un fatto che rafforza il governo. Per la nostra generazione di dirigenti del partito è davvero significativo. Dopodichè, domani è un altro giorno. Non so se si è chiusa la verifica ma è comunque un giorno importante».
«Con la nomina di Gianfranco Fini a ministro degli Esteri si consolida, in termini di alleanza politica, la politica estera della Cdl, erroneamente ritenuta da troppi un intreccio di rapporti personali tra Berlusconi, Bush, Putin, Sharon ed Erdogan», afferma il capogruppo dell'Udc al Senato Francesco D'Onofrio.
In casa leghista piccolo incidente diplomatico: dal questore della Camera Edouard Ballaman giunge un commento non proprio entusiastico: «è preoccupante pensare che siamo rappresentati all'estero da Fini, Tremaglia, Selva e Mantica. Risulterà estremamente difficile creare un colloquio con una parte importante del mondo che, volente o nolente, li vedrà come gli eredi del fascismo». Ma a riequilibrare le cose arriva la dichiarazione del capogruppo a Montecitorio Alessandro Cè: «sono dichiarazioni a titolo personale. Il gruppo della Lega non le condivide, al contrario ritiene che la scelta di Fini agli Esteri sia appropriata, che dà continuità e rafforza il governo».

Per il coordinatore nazionale di Forza italia Sandro Bondi «la nomina di Gianfranco Fini a ministro degli Esteri rappresenta un'ulteriore assunzione di responsabilità e una crescita politica dell'intera coalizione di governo. La massima espressione della Farnesina saprà certamente continuare e sviluppare l'imponente ed efficace politica estera fin qui realizzata dal governo Berlusconi, nel contesto delle nuove e sempre più complesse relazioni internazionali».
Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga sottolinea di essere stato contrario alla nomina di Fini, «anzitutto a motivo della sua famiglia politica, che certamente democratica e profondamente revisionista nei confronti dell'azione politica e di governo del fascimo, è legata in molti ambienti politici e culturali dell'estero, ed a mio avviso ingiustamente, alla storia ed all'ideologia del fascismo del ventennio e della r.s.i., e questo potrà dar luogo ad inconvenienti pretestuosi da parte del governo di centrodestra».
La contrarietà espressa da Cossiga «non è certo per motivi di mancanza di intelligenza e di esperienza politica: è noto -spiega il senatore a vita- quanto io l'abbia sempre stimato, quando stimarlo e dichiararlo non era facile, ma per la mancanza di una specifica esperienza in un settore, quello della politica estera, confuso e tormentato ed in cui tormentata ed incerta è stata ed è la posizione del governo Berlusconi».
E ancora: «la sua nomina è apparsa poi essere stata concordata al 'mercatino del vertice della Casa delle libertà». Se il Senato sarà chiamato a votare su questa nomina, io naturalmente voterò 'contro' . Ma da quel momento Gianfranco Fini sarà per me il 'ministro degli Esteri' del mio paese e la sua figura dovrà essere rispettata e fatta rispettare anche all'estero, senza faziosità di politica interna'».

Altri due ministri e colleghi di partito festeggiano Fini: «non posso che essere contento per questa nomina del nostro leader a ministro degli Esteri. E' una nomina che si è guadagnata sul campo dopo tanti anni di vita politica, da vice presidente del consiglio e attraverso i vari incontri anche di ordine internazionale che ha avuto negli ultimi tempi», commenta il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli.
«Sono felice: Gianfranco Fini sarà il primo ministro ad avere il privilegio di guidare le elezioni degli Italiani all'estero nel 2006. E questo è certamente un fatto storico», sono le parole del ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia.

Di segno diametralmente opposto, naturalmente, le reazioni dell'opposizione alla notizia della nomina del leader di An al ministero degli Esteri. Romano Prodi e il presidente della Margherita Francesco Rutelli non tralasciano di rivolgere a Fini l'augurio di un buon lavoro, ma Rutelli sottolinea come il governo abbia «cambiato 4 ministri degli Esteri in tre anni e mezzo. E questo -aggiunge- non aiuta il Paese. Discutessero meno di poltrone e più di politiche che riguardano l'Italia, visto che non riescono nemmeno a fare una Finanziaria». Il presidente uscente della Commissione Ue si congratula con Fini e si dice convinto che il neo ministro degli Esteri «saprà tutelare al massimo livello gli interessi e le esigenze dell'Italia in un momento teso come l'attuale», aggiungendo come sia «fondamentale lo sforzo di ognuno per difendere la pace e garantire un'adeguata gestione multilaterale delle crisi».

Più critico il leader dei Verdi: 'al di là del nuovo look che ha cercato di darsi in questi ultimi mesi, Fini conserva una cultura di destra autoritaria che non lo rende adeguato -è il commento di Alfonso Pecoraro Scanio- a rappresentare l'Italia all'estero. Per di più sono sempre più forti i sospetti di uno scambio Farnesina-tasse, con la capitolazione di An sulla politica fiscale».
«Fini agli esteri al posto di Frattini, Frattini al posto di Buttiglione, il rimpasto di governo al posto della trasparenza di una crisi di governo: l'esecutivo affonda nella sua crisi, allo sbando sulla finanziaria ogni volta che annuncia una nuova proposta sul fisco così come sulle politiche sociali», commenta il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti.
«Ho dei dubbi -afferma il coordinatore dei Ds Vannino Chiti-che Fini alla Farnesina possa rappresentare una svolta rispetto alla subalternità assunta in questi anni dal governo italiano nei confronti dell'amministrazione Bush. Il problema che ci sta a cuore è la politica estera italiana: sarebbe necessaria una forte concertazione con l'Ue sia per i rapporti con gli Usa, sia nei confronti della situazione di crisi in Iraq e l'impegno per la pace in Medio Oriente: è su queste che giudicheremo».
«Fini alla Farnesina non stabilizzerà il governo perchè i problemi non nascono solo dagli equilibri della coalizione al potere ma dalla incapacità dimostrata da Berlusconi nell'affrontare e risolvere i problemi del Paese», è il commento del leader dello Sdi Enrico Boselli, secondo il quale «il nuovo parto della Farnesina è avvenuto sulla base di uno scambio politico che non convince e che è del tutto improprio, tra politiche pubbliche e distribuzione degli incarichi ministeriali».

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