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Tempesta magnetica: la stazione spaziale internazionale perde quota

Ancora problemi per la Iss che orbita attorno alla Terra a circa 400 chilometri d'altezza con a bordo due astronauti, un russo e un americano
Stazione spaziale internazionale Ancora problemi per la Iss la stazione spaziale internazionale, che orbita attorno alla Terra a circa 400 chilometri d'altezza con a bordo due astronauti, un russo e un americano. O meglio, orbitava a questa quota, perché da alcuni giorni è stato registrato un notevole abbassamento delle quota orbitale dell'infrastruttura spaziale, realizzata con il contributo di sedici nazioni.
L'orbita della Iss, secondo quanto comunicato anche dal centro di controllo a Mosca (che assieme a quello di Houston segue attimo per attimo le attività nello spazio), sta decadendo più velocemente del previsto a causa delle recenti tempeste magnetiche, che hanno investito in parte anche la Terra e quindi anche lo spazio vicino ad essa.
Dai centri di terra, hanno comunque precisato, che non c'è nessun allarme e nessuna emergenza particolare: la Iss (International Space Station), verrà infatti subito riportata alla sua quota standard utilizzando il la navicella-cargo russa Progress M-50, agganciata ad uno dei boccaporti della stazione.
La stazione spaziale internazionale, che ospita il comandante americano Leroy Chiao e l'ingegnere di bordo russo Sharipov, normalmente orbita ad una quota di 390 chilometri e si abbassa in media di 150 metri al giorno.
«Nei giorni scorsi, invece, l'orbita si è abbassata con un ritmo di oltre 300 metri al giorno, il che significa che la stazione si è abbassata di 7 chilometri» dice Valery Lyndin, portavoce del Controllo Missione russo.
La manovra di correzione dell'orbita è prevista in queste ore, con l'innalzamento del complesso orbitante di circa 4 chilometri. Quanto basta per permettere al prossimo cargo Progress-M-51, di raggiungere senza problemi la stazione in Dicembre, portando nuovi rifornimenti, viveri, acqua e attrezzature per gli esperimenti scientifici.
A questo va aggiunta, il prosimo 29 novembre, una manovra di riattracco della Sojuz attualmente agganciata al modulo Pirs. Con i controlli manuali la Sojuz verrà allontanata di circa 40-50 metri dalla stazione per poi essere agganciata al modulo di servizio Zarija. Il motivo del riattracco è facilitare le passeggiate spaziali all'esterno della stazione previste nei primi mesi del 2005.

La Iss, come viene ora chiamata (una volta veniva chiamata "Alpha"), attende con ansia la ripresa dei voli di supporto delle navette americane, il primo dei quali (Sts-114) è previsto tra maggio e giugno 2005, per riprendere la piena operatività e per avviarsi al completamento della sua struttura. E nel frattempo a fare da supporto sono le navicelle russe, dalla capienza però ridotta rispetto allo shuttle.
Una volta terminata (si parla ora del 2010), la base cosmica avrà le dimensioni di 108 per 88 metri, e peserà 430 tonnellate tra i vari moduli, tralicci e altre strutture.
Per adesso la sua costruzione è arrivata circa a un terzo, con 48 metri di lunghezza e 100 tonnellate di peso, e saranno quindi necessarie ancora 28 missioni dello shuttle per completarla; comunque, per chi riesce ad avere la possibilità di vederla nel cielo limpido notturno alla latitudine di 51.6 gradi sull'equatore, appare già come una molto brillante in movimento da ovest verso est. La stazione viaggia a 380 chilometri di quota e a 28.000 chilometri orari, percorrendo quindi in 1 minuto e 40 secondi la distanza tra Torino e Bari.
A bordo possono vivere e lavorare tre astronauti (c'è stato anche l'italiano Umberto Guidoni, nel 2001), ma attualmente, per ragioni di sicurezza dettate da un'eventuale fuga per emergenza verso la terra con una capsula russa di soccorso, oltre che per viveri e materiali che ultimamente scarseggiano, c'è posto solo per due astronauti.
Il contributo italiano, tramite le agenzie spaziali Esa e Asi, è notevole, e diversi sono gli elementi sviluppati presso gli stabilimenti dell' Alenia Spazio di Torino. Di questi, alcuni sono stati già consegnati alla Nasa o all'Esa, come i tre moduli logistici di rifornimento (quelli che portano in orbita anche viveri e acqua), due dei tre nodi di interconnessione ad altri elementi della Space Station, la serie di moduli automatici Atv, e la cupola della base. Inoltre, ci si appresta a completare il laboratorio europeo Columbus, e a studiare progetti di una nuova capsula per il rientro a terra dell'equipaggio, la Crv.
Grazie a questo importante contributo, l'Italia è una delle sole tre nazioni al mondo (dopo Usa e Giappone), in grado di costruire moduli spaziali abitabili.
E una volta completata la struttura della base, più della metà della parte pressurizzata, cioè quella che consentirà ad un numero più ampio di astronauti di vivere e lavorare all'interno della Space Station, sarà di realizzazione italiana.

Antonio Lo Campo

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