Domenica 15 Marzo 2026 | 03:41

Il depuratore perde: Cc a Oria scoprono palude di escrementi

Il depuratore perde: Cc a Oria scoprono palude di escrementi

Il depuratore perde: Cc a Oria scoprono palude di escrementi

 
Il depuratore perde: Cc a Oria scoprono palude di escrementi

Sabato 06 Novembre 2010, 09:53

02 Febbraio 2016, 22:30

di MIMMO MONGELLI
BRINDISI - Una cloaca a cielo aperto dell’estensione di 30mila metri quadrati. L’area, che ieri è stata posta sotto sequestro dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Lecce, è quella che circonda il depuratore comunale di Oria. L’impianto di depurazione delle acque reflue è di proprietà del Comune, ma è gestito dall’Acquedotto pugliese. Stesso dicasi per le aree a cui, a conclusione di una serie di accertamenti e sopralluoghi, i carabinieri del Noe hanno apposto i sigilli: sono quasi tutte di proprietà comunale. Nei terreni che circondano il depuratore, ubicato in contrada Case Piccinne, a meno di cinquecento metri in linea d’aria dal santuario di San Cosimo, i militari dell’Arma hanno trovato una vera e propria fogna a cielo aperto.

«L’area - hanno scritto i carabinieri nella relazione che hanno inviato al magistrato di turno in Procura, a Brindisi - è quasi totalmente interessata da impaludamenti con presenza di liquami fognari fuoriusciti dai pozzetti lungo la condotta di convogliamento delle acque reflue». Traducendo dal linguaggio tecnico, che di per se è «freddo», alla lingua comune questo significa che sulle aree circostanti il depuratore c’erano non solo acquitrini formati da acque tutt’altro che depurate, ma anche escrementi veri e propri. 

È chiaro che, in queste condizioni, l’intera area, oltre ad essere del tutto insalubre, è impraticabile per l’olfatto umano. Da qui, dopo gli accertamenti esperiti dai Carabinieri, la sottoposizione dei terreni a sequestro penale. Il problema esiste da tempo. Un mese fa, dopo aver ricevuto decine e decine di segnalazioni da parte dei residenti nella zona, erano stati i Carabinieri della stazione di Oria i primi a recarsi sul posto per rendersi conto della situazione e decidere il da farsi. 

Di fronte a quell’autentica cloaca a cielo aperto, i militari dell’Arma avevano subito investito della questione il Noe, il reparto dei Cc specializzato, per l’appunto, in indagini di carattere ambientale. Ricevuta la segnalazione da parte dell’ArmaPalude di escrementi su 30mila metri quadrati scoperta a Oria dai Cc territoriale, il Nucleo operativo ecologico si è subito messo in moto. I sopralluoghi - nei giorni scorsi gli investigatori si sono recati sul posto diverse volte - hanno portato alla luce una situazione che era, se possibile, ancor più preoccupante di quella prospettata nelle segnalazioni dei cittadini. Il sequestro dell’area è stato inevitabile. 

Messi i sigilli ai terreni che circondano il depuratore, si tratta ora di capire dov’è il problema e, soprattutto, di risolverlo al più presto. È evidente che ci sono nella condotta che convoglia le acque reflue verso il depuratore comunale - impianto che, a differenza dei terreni circostanti, non è stato oggetto di sequestro da parte dei Carabinieri - una serie di falle. Non solo. È altrettanto evidente che la tenuta stagna dei pozzetti, da cui hanno accertato i Carabinieri fuoriescono acque putride ed escrementi, da tempo è saltata. Il risultato è che, a prescindere dalle condizioni meteo, i terreni circostanti l’impianto di depurazione si allagano di acque di fogna, che rimangono sull’area formando acquitrini maleodoranti. 

Dell’avvenuto sequestro dell’area i carabinieri hanno immediatamente informato il sindaco di Oria, perché, d’intesa con il gestore dell’impianto, ovvero con l’Aqp, metta in cantiere gli interventi necessari per restituire all’area il decoro e la salubrità che le spettano. 

ED ORA SI CERCANO LE RESPONSABILITA' 
Se il fatto di vivere nelle vicinanze di un depuratore non aveva mai creato loro alcun problema, il fatto di trovarsi a risiedere accanto ad una palude maleodorante dell’estensione di ben 30mila metri quadrati ha fatto andare - a giusta ragione - su tutte le furie i residenti in contrada Case Piccinne, agro di Oria. L’iniziativa di coinvolgere i carabinieri è partita proprio da loro. 

Un mese fa, stanchi di dover convivere con un tanfo insopportabile e con la presenza di sciami di insetti di ogni tipo, attirati dagli acquitrini e dagli escrementi sparsi un po’ ovunque sui terreni, i residenti nella zona hanno chiesto «aiuto » al comandante della stazione cittadina dei Carabinieri. Il sottufficiale ha fatto le prime verifiche del caso e si è reso conto che la situazione, sotto il profilo igienico-ambientale, era davvero allarmante. Il resto lo hanno fatto gli «specialisti» del Noe, il Nucleo operativo ecologico dell’Arma. 

Una cloaca a tempo indeterminato, continuava ad essere alimentata da mesi, attraverso le falle apertesi nella condotta che avrebbe dovuto riversare quei reflui nel depuratore. Come hanno accertato i carabinieri, il problema dell’allagamento dei terreni a causa della fuoriuscita di acque non depurate e di escrementi di ogni tipo non si verificava soltanto in coincidenza con violenti acquazzoni. 

Il problema esisteva a prescindere dalle condizioni meteo. Da qui l’indagine che ha evidenziato il problema strutturale alla base del grave inconveniente. Altrettanto fondamentale, però, sarà adesso non solo provvedere alle riparazioni del caso ma, anche individuare le responsabilità di quanto accaduto. Indispensabile, per esempio, sarà accertare se la manutenzione della condotta era stata eseguita regolarmente, così come, sul piano normativo bisognerà stabilire chi avrebbe dovuto eseguire eventuali controlli sullo stato di quella condotta e chi avrebbe dovuto provvedere a segnalare eventuali guasti allo stato embrionale. 

Certo è che quando i cittadini diventano sentinelle dell’ambiente, qualcosa prima o poi si muove e le responsabilità vengono accertate. È evidente che chi doveva occuparsi della manutenzione delle condotte e vigilare affinchè ciò che è accaduto non accadesse, non lo ha fatto. Adesso l’obiettivo più impellente e porre un argine all’«emorragia fognaria». 

Ma la Procura continuerà a lavorare per fare piena luce sullo scempio ambientale che ha interessato l’area limitrofa al depuratore comunale di Oria, dando corso ad ulteriori e complesse indagini, probabilmente anche di natura tecnica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)