Giovedì 17 Gennaio 2019 | 07:26

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Evasi un altoatesino e un siculo

Max Leitner e Emanuele Radosta sono fuggiti dal carcere di Bergamo. Il primo finiva di scontare la pena nel 2012, il secondo nel 2054. Un agente li avrebbe aiutati
BERGAMO - Svaniti nel nulla. Volatilizzati senza lasciare traccia. E con il sospetto della complicità di qualcuno che, dall' interno, li ha aiutati a scappare. L' altoatesino Max Leitner, già conosciuto come il "re delle evasioni" (in passato era riuscito ad andarsene da una prigione austriaca, da Bolzano e da Padova), e il siciliano Emanuele Radosta, figlio di un presunto boss assassinato nel 1991 e originario di Villafranca Sicula, sono riusciti finora a eludere le ricerche delle forze dell' ordine che, battendo palmo a palmo il territorio bergamasco, stanno tentando di localizzarli.
I due detenuti sono fuggiti dalla casa circondariale di via Gleno la notte scorsa. Al loro posto, nei letti della cella, hanno collocato due fantocci confezionati con carta e stracci, così da simulare la propria presenza. Ed infatti, per alcune ore, nessuno si è allarmato. E' stato un agente della polizia penitenziaria, stupito dal loro ritardo, ad entrare nella cella per cercare di svegliarli. Ed ha fatto la sconcertante scoperta.
L' evasione, comunque, presenta ancora molti aspetti da chiarire, in quanto, dai successivi sopralluoghi, non sono state trovate tracce di effrazione nè nelle celle interne nè al portone esterno della casa circondariale bergamasca. Per tutto il pomeriggio, il pubblico ministero Angelo Tibaldi è stato impegnato per lunghe ore in Procura negli interrogatori mentre tutto il personale del carcere in servizio notturno ha dovuto rimanere a disposizione dell' autorità giudiziaria.
E ancora a sera i magistrati della Procura di Bergamo starebbero ascoltando due agenti di polizia penitenziaria, oltre al direttore del carcere, mentre il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria ha disposto un' ispezione interna e lo stesso Ministero di Grazia e Giustizia ha deciso di avviare un' indagine.
Appena diffusa la notizia della fuga, in mattinata, sulle tracce dei due evasi si sono messi polizia, carabinieri e guardia di finanza. I militari dell'Arma hanno perlustrato città e hinterland con un elicottero: di Leitner e Radosta, però, nessuna traccia.
Il primo, 45 anni, di Bressanone, era rinchiuso nel carcere di Bergamo dal luglio dell' anno scorso, e sarebbe dovuto restare dietro le sbarre fino al 2012. A Bergamo era comunque considerato un detenuto ad alta pericolosità, resosi responsabile in passato di numerose rapine e con alle spalle già tre evasioni. Per Radosta, invece, le porte della casa circondariale di via Gleno si sarebbero dovute riaprire soltanto nel 2054. Fra le varie pene, doveva scontare infatti una condanna a 28 anni, già confermata dalla Cassazione, per l' omicidio di Calogero Tramuta, un commerciante assassinato il 27 aprile del 1996 a Lucca Sicula.
CONFESSA UNO DEI DUE AGENTI AVREBBE AIUTATO I DUE DETENUTI A FUGGIRE
Avrebbe confessato uno dei due agenti di polizia penitenziaria in servizio notturno nel carcere di Bergamo di aver aiutato i due detenuti evasi stanotte a fuggire dall'istituto di pena.
Sentito dai magistrati di Bergamo per tutto il pomeriggio, l'agente alla fine avrebbe ammesso di avere atteso che il collega si assopisse per aprire la cella e far uscire i due detenuti. Ai due avrebbe anche procurato una scala di fortuna per scavalcare il muro di cinta del carcere.
Non è escluso che l'agente possa essere stato corrotto tramite denaro.
L'evasione sarebbe avvenuto attorno all'una di notte. I magistrati di Bergamo hanno interrogato per l'intero pomeriggio i due agenti in servizio notturno.

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