Martedì 15 Ottobre 2019 | 15:25

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«Sì» alla Turchia «riformata» nell'Ue

La Commissione ha espresso parere favorevole a dare il via all'iter di adesione, ma il processo democratico e di riforme in atto nel Paese deve proseguire
BRUXELLES - E' un sì ma non un assegno in bianco quello pronunciato oggi dalla Commissione Ue a favore dell'apertura di negoziati di adesione con la Turchia.
«La risposta che la Commissione dà oggi è un sì: una risposta positiva sul rispetto dei criteri e una raccomandazione favorevole all'apertura dei negoziati», ha annunciato al Parlamento europeo il presidente Romano Prodi, con al fianco il commissario Ue all'allargamento Guenter Verheugen. «Si tratta però di un sì qualificato accompagnato da una serie di condizioni per quanto riguarda il controllo e la verifica della situazione in Turchia e da raccomandazioni specifiche sul modo di condurre i negoziati», ha precisato.
Bruxelles propone di aprire le porte lentamente per potere guardare bene chi sta entrando e darsi il tempo di richiuderle. Il ministro degli esteri olandese Ben Bot, presidente di turno del Consiglio, oggi ha detto che i colloqui potrebbero cominciare solo nel secondo semestre del 2005.
L'esito non sarà scontato: «Il risultato non è garantito in anticipo», ha chiarito Prodi. I negoziati si potranno infatti bloccare o sospendere, con una decisione degli Stati membri presa a maggioranza qualificata, di fronte «a serie e persistenti violazioni» dei principi europei.
I «ma» che accompagnano l'invito rivolto ai leader europei, che si riuniranno il 17 dicembre per la decisione finale, sono giustificati dal fatto che, nonostante gli innegabili progressi compiuti - hanno spiegato Prodi e Verheugen prima ai parlamentari e poi alla stampa - «molto resta ancora da fare», in particolare, per quanto riguarda la tortura, i diritti delle donne e sindacali, la libertà religiosa, i rapporti tra civili e militari.
Prodi ha parlato di «zone d'ombra» che devono essere schiarite ed ha definito le condizioni «ovvie precauzioni per evitare che l'integrazione della Turchia possa compromettere la costruzione che abbiamo intrapreso da oltre cinquant'anni». Rientra tra le precauzioni la richiesta di non inserire la Turchia nelle prospettive finanziarie 2007-2013 ("sarebbe inconcepibile», ha detto Prodi), ma di avviare le trattative per l'adesione sui capitoli con incidenza finanziaria soltanto sulla base del prospetto successivo. Ciò significa che, nella versione più ottimistica, la Turchia non entrerà nella Ue prima del 2014.
E rientra tra le precauzioni l'inserimento di una clausola di salvaguardia permanente per tenere sotto controllo il flusso di lavoratori e di immigrati dalla Turchia.
«E' una necessità per i nostri cittadini e per le nostre opinioni pubbliche che temono un'immigrazione di massa», ha rilevato Verheugen, per il quale la luce verde alla Turchia rappresenta la «missione compiuta» del suo mandato.
«Sono convinto che non ci sarà un'ondata immigratoria e che non saremo costretti ad usare il meccanismo di salvaguardia, ma è meglio averlo», ha aggiunto Verheugen. E anche Prodi ha insistito sulla necessità di tranquillizzare le opinioni pubbliche: «Ci rendiamo conto delle inquietudini e delle difficoltà di questo processo e per questo bisogna agire con prudenza e lungimiranza. Quando cominciamo un processo di adesione vogliamo concluderlo, ma con i tempi e gli strumenti che consentano tranquillità per tutti», ha spiegato, facendo riferimento ai possibili referendum in Francia ed Austria e alle inquietudini di larga parte dell'opinione pubblica europea.
Con tutta la prudenza necessaria, il messaggio che prevale dal «sì qualificato» di Bruxelles è però un messaggio di fiducia al popolo e al governo turco perchè proseguano «con determinazione sulla via delle riforme».
«Un'Europa sicura di sè, dotata di una Costituzione, di istituzioni forti e di politiche affermate, con una crescita economica, forte del proprio modello di pace, prosperità e solidarietà non ha nulla da temere dall'integrazione della Turchia», ha concluso Prodi, soddisfatto per avere portato a termine «l'ultima grande decisione della sua Commissione».
Marisa Ostolani

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