Martedì 22 Gennaio 2019 | 17:19

NEWS DALLA SEZIONE

Per stalking
Picchiata perché russava e minacciata con video osé da pubblicare online: barese fa arrestare l'ex marito

Picchiata perché russava e minacciata con video osé da diffondere: barese fa arrestare ex marito

 
Il caso
Bari, nuovo «no» della Procura al salvataggio di Interporto

Bari, altro «no» della Procura al salvataggio di Interporto

 
Capitale della Cultura
Matera 2019, la Fondazione: «Bilancio dell'inaugurazione fantastico»

Matera 2019, la Fondazione: «Bilancio dell'inaugurazione fantastico»

 
Il riconoscimento
Xylella, ingegnere di Conversano premiato: ecco la macchina per uccidere la sputacchina

Xylella, ingegnere di Conversano premiato: ecco la macchina per uccidere la sputacchina

 
Truffa aggravata
Barletta: chiedeva soldi per riviste del corpo, arrestato falso finanziere

Barletta: chiedeva soldi per riviste del corpo, arrestato falso finanziere

 
Operazione dei Cc
Brindisi, spacciava davanti a scuola media: arrestato 27enne

Brindisi, spacciava davanti a scuola media: arrestato 27enne

 
Elezioni
Regionali, Basilicata al voto il 23 marzo: firmato il decreto

Regionali, Basilicata al voto il 24 marzo: firmato il decreto

 
Il Tribunale
Fallimento Fc Bari: il concordato di Giancaspro serviva solo a perdere tempo

Fallimento Fc Bari: il concordato di Giancaspro serviva solo a perdere tempo

 
Duello Landini-Colla
La Cgil riparte da Bari, via al congresso per il dopo Camusso

La Cgil riparte da Bari, via al congresso per il dopo Camusso

 
Gli sprechi
Nuova sede Regione, chiusa indagine Gdf su plafoniere d'oro: danno da 600mla euro

Nuova sede Regione, chiusa indagine Gdf su plafoniere d'oro: danno da 600mila€

 

Intervista a Natuzzi: alt  ai fuorilegge del salotto

di GIUSEPPE DE TOMASO
BARI - Dieci anni fa volevano assegnargli l’Oscar del pessimismo. Fu quando, proprio su queste colonne, Pasquale Natuzzi, il re planetario dei divani, lanciò un inatteso grido d’allarme sul distretto murgiano dei salotti. Nessuno voleva credergli perché il distretto pareva più sano di un pesce e più veloce di una Ferrari. Ma Natuzzi non era un professionista del catastrofismo. Anzi. Era solo un realista ben informato. Ieri come oggi: «Il distretto del salotto è finito. Contro la crisi, fermate i fuorilegge». Così Pasquale Natuzzi, presidente dell’omonimo Gruppo di Santeramo in questa intervista alla Gazzetta.
Intervista a Natuzzi: alt  ai fuorilegge del salotto
di Giuseppe De Tomaso

Dieci anni fa volevano assegnargli l’Oscar del pessimismo. Fu quando, proprio su queste colonne, Pasquale Natuzzi, il re planetario dei divani, lanciò un inatteso grido d’allarme sul distretto murgiano dei salotti. Nessuno voleva credergli perché il distretto pareva più sano di un pesce e più veloce di una Ferrari. Ma Natuzzi non era un professionista del catastrofismo. Anzi. Era solo un realista ben informato. E cosa gli suggeriva la conoscenza del territorio? Ecco: se il Distretto non avesse fatto squadra, se non avesse avviato una politica di valorizzazione dei brand , se non avesse puntato su promozione e qualità, se non avesse fatto massa presso il potere politico per chiedere sgravi su del costo del lavoro e oneri sociali, se non avesse alzato la voce per chiedere strade e infrastrutture decenti, se non avesse invocato più attenzione alla legalità, insomma se non si fosse deciso a muoversi su questi fronti, nel giro di dieci anni il miracolo del manifatturiero più ammirato d’Italia avrebbe prodotto un contro-miracolo da incubo: un vasto cimitero di aziende industriali e artigianali.

La verità è che la profezia di Natuzzi ha cominciato ad avverarsi assai prima del decennio fatidico, a conferma che l’imprenditore stilista di Santeramo parlava su dati di fatto, e non per sensazioni di pelle. Solo un fenomeno, forse, Natuzzi non aveva preventivato: la concorrenza clandestina e sleale dei cinesi terzisti di casa nostra. «Oggi - spiega il numero uno della Natuzzi - il distretto murgiano è un festival di lavoro nero e illegalità. Non si contano le pratiche illegali che violano le norme a tutela dei lavoratori. Le aziende committenti usufruiscono indirettamente di tali pratiche illegali riuscendo così ad essere più competitive delle aziende concorrenti che rispettano i valori etici». Basta col Far-West.

Natuzzi è un fiume in piena. «Bisogna intervenire subito - ripete - per non darla vinta a delinquenti, furbi e speculatori. Altro che imprenditori. Chi ricorre a questi sistemi, chi se ne giova per fare profitti è letteralmente un fuorilegge». Finora tutte le operazioni ispettive non hanno generato grandi risultati. Le aziende cinesi sono più sfuggenti di un’anguilla, cambiano ragione sociale e amministratori mediamente ogni anno, i loro lavoratori sono tutti assunti con contratti a tempo determinato e spesso a part-time (in realtà lavorano anche 18 ore al giorno). Gli stipendi vengono inviati in Cina tramite bonifici bancari. E poi ci sono casi di lavoratori cassintegrati che lavorano in nero in altre aziende.

Insomma, presidente Natuzzi, è uno scenario da capitalismo selvaggio.

Sono seriamente preoccupato. Già nel Duemila dissi che molti colleghi avevano la vista corta. Non solo si è verificato ciò che temevo, ma si è verificato in un modo assai squallido.

Colpa anche della crisi?

La crisi c’è. Nel 2008 ha sconvolto il pianeta. La globalizzazione ha rimesso tutto in discussione. I Paesi a basso costo di manodopera, come la Cina, sono diventati la fabbrica del mondo. Il distretto murgiano si è decimato. Certo, alcuni colleghi avevano capito la necessità di darsi un’identità, ma questi processi richedevano e richiedono tempi e investimenti. Poi la crisi ha mandato all’aria i loro progetti.

Questi sono gli attori buoni che sono stati mandati fuori mercato dalla crisi. E i cattivi?

Ci arrivo. Qualcuno ha risposto alla crisi mettendo gli operai in cassa integrazione e rifugiandosi nel sommerso. E’ un fenomeno ormai totale. Il distretto si è ridotto a questo.

Lei che intende fare?

Devo incontrare il comandante della Guardia di Finanza di Bari, ho già incontrato il prefetto di Matera. Ma vogliamo, dobbiamo coinvolgere tutte le istituzioni affinché si prenda coscienza di questo fenomeno. L’intero territorio rischia la degenerazione economica e civile. Rischiano di andare in frantumi decenni di legalità e disciplina, come testimonia la storia e la pedagogia della Natuzzi. Siamo stati noi a spingere altre imprese sulla via della trasparenza e della cultura gestionale e imprenditoriale.

Il sommerso genera evasione fiscale.

Si capisce. Fatture false, evasione dell’Iva. Le conseguenze si ripercuotono sulla comunità e sulle aziende oneste. Come si può restare sul mercato? La politica non può restare inerte di fronte a questa situazione e a questi rischi. Deve varare provvedimenti per scoraggiare il sommerso e spingere le imprese verso la legalità. Certo, nessuno, forse, vuole restare nel sommerso, non foss’altro per i rischi che si corrono. Ma bisogna intervenire. Il caso di Muggiò è emblematico. Pochi giorni fa, nella notte, due cinesi sono morti asfissiati nel rogo di un capannone brianzolo dove si lavoravano prodotti imbottiti. E’ come tornare indietro di un secolo.

Qual è la sua proposta?

Mi domando: che senso ha pagare la Cassa integrazione per 10mila persone nel distretto del salotto quando, invece, si potrebbe e si dovrebbe abbattere il costo del lavoro per le imprese? Purtroppo anche quegli imprenditori che avevano tentato il salto di qualità non sono particolarmente sensibili su questo aspetto.

E i sindacati?

E’ giusto prestare assistenza e aiuto a chi rimane senza lavoro, attraverso la cassa integrazione. Ma per quanto tempo si può andare così? Ripeto: per un territorio in crisi come il nostro, l’abbattimento del costo del lavoro può essere la soluzione. Anche perché le aziende manifatturiere non potrebbero mai sopportare l’attuale costo del lavoro. La Natuzzi possiede uno stabilimento in Romania. Ecco. Lo stesso divano prodotto dagli stabilimenti in Italia costa nelle fabbriche rumene il 30-35% di meno. Se poi si producesse con il sommerso la differenza salirebbe al 40%. Non può essere la cassa integrazione la politica industriale di un Paese o di un territorio.

I conti della Natuzzi sono in netto miglioramento. Le vendite sono aumentate del 12% rispetto allo stesso periodo del 2009. La crisi sta finendo?

Abbiamo registrato un netto miglioramento rispetto al secondo trimestre dello scorso anno. Il fatturato è in crescita, conseguenza degli ordini degli ultimi mesi 2009, quando sembrava che la crisi stesse terminando. Sull’onda di quelle cifre, avevamo predisposto un budget assai ambizioso, che però non abbbiamo raggiunto. Infatti, il mercato finanziario ci penalizza, come testimonia il valore del titolo in Borsa. Il flusso degli ordini è al 2% in più rispetto allo scorso anno: ben lontano dagli obiettivi di crescita, che assicurerebbero il ritorno dei nostri collaboratori ora in cassa integrazione. L’11 ottobre chiederemo il rinnovo della Cig, ma di certo non per arrenderci al declino o per passare al sommerso. L’azienda ha una sovraccapacità produttiva equivalente a 1.400 unità. Avendo scelto il criterio della rotazione tra collaboratori che svolgono la stessa mansione, la richiesta di Cig avanzata al Ministero deve necessariamente interessare un numero maggiore di collaboratori, fino a un passimo di 2896. Cosa che peraltro è in essere dal 30 giugno scorso e su cui c’è già l’accordo delle parti. Va detto che nei criteri di rotazione, abbiamo tenuto conto di alcune esigenze legate alla valorizzazione della marca. I migliori tecnici non ruotano, perché sono in grado di assicurare più qualità e produttività. In ogni caso, la formazione sarà uno strumento essenziale per migliorare prodotto e competitività.

Quando potranno tornare al lavoro i cassintegrati?

I volumi venuti meno riguardano la grande distribuzione, che è assai sensibile al prezzo del prodotto. Per poter far rientrare tutti i collaboratori, dobbiamo recuperare fatturato con i grandi distributori di Europa e Medio Oriente. Cioè, dobbiamo tornare a competere. Come? Attraverso l’innovazione del prodotto. Lo abbiamo già sperimentato: su oltre 40 modelli di prodotto riusciamo a ottenere economia per più del 6%. Il supporto informatico è essenziale. All’innovazione del prodotto va accompagnata l’innovazione di processo produttivo, nelle fabbriche: con la rivoluzione delle nostre linee di produzione miglioreremo la qualità della vita dei nostri dipendenti e aumenteremo la produttività del 25%. Come vede, la Natuzzi continua a investire.

Altri investimenti?

Le dicevo. Stiamo investendo anche nell’implementazione, interventi che fanno parte di un contratto di programma che abbiamo presentato alle Regioni Puglia e Basilicata. Poi innoveremo nell’area dei servizi. In dieci anni le marche sono passate da una a tre (Natuzzi, Italsofa, Editions). Abbiamo aperto stabilimenti all’estero per continuare a fare volumi con prodotti di gamma medio-bassa. Abbiamo aperto uffici commerciali per essere vicini ai mercati. Abbiamo aperto negozi su negozi. Eravamo un’azienda globale. Adesso lo siamo ancora di più. Abbiamo rivisto il sistema informatico, che adesso agisce per processo, non più per funzione. Seguiamo tutte le fasi, da quando arriva l’ordine del cliente sino alla consegna del prodotto. Ora dobbiamo formare i 590 impiegati, quasi tutti provenienti dal territorio murgiano, che da Santeramo «gestiscono» questa azienda globale. Negli ultimi 18 mesi grazie ai nostri interventi sul management, anche l’America ha ripreso a crescere. Abbiamo aperto 20 negozi in Cina. Abbiamo aperto uffici e negozi nell’America Latina. Stiamo aprendo negozi in India. Li abbiamo aperti in Russia.

Come vede il futuro della Natuzzi?

L’azienda ha grande voglia e energia. Perché tutti possano tornare al lavoro, è fondamentale che l’innovazione di prodotto, di processo produttivo, dei servizi, dell’area commerciale, del sistema informativo proceda speditamente. La Natuzzi deve rappresentare il fiore all’occhiello per la Puglia e l’Italia. Sentiamo di meritarcelo. Ci sono tutti i presupposti perché ciò avvenga.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400