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Giustizia: per italiani è lenta e persecutoria, ma magistrati sono preparati

Tra le prime parole che sono venute in mente agli italiani pensando all'amministrazione della giustizia, dopo i giudizi negativi, sono Silvio Berlusconi (4,1%) e «caotica» (5%)
COURMAYEUR (AOSTA) - Lenta, persecutoria, pessima-ridicola: è la percezione che gli italiani hanno dell' «amministrazione delle giustizia» scaturita da una ricerca condotta fra il 2001 ed il 2003 e realizzata secondo un progetto di fattibilità approvato dal Consiglio superiore della magistratura.
Lo studio, che è stato presentato oggi a Courmayeur in occasione del seminario: «L'Amministrazione della Giustizia e la società», organizzato dal Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale (Cnpds), in collaborazione della Fondazione Courmayeur, è stata condotta dal Cirm tra il 24 settembre ed il primo ottobre 2003 su un campione di 802 interviste.

«Lo stato della giustizia italiana è endemicamente percepito - ha spiegato Morris Ghezzi, dell'Università degli studi di Milano e uno dei curatori della ricerca - in maniera negativa: ma questa percezione è purtroppo, anche un dato oggettivo. Processi, ricorsi, lentezze, procedimenti burocratici, dibattiti politici e usi strumentali della giustizia non fanno che peggiorare la percezione che il cittadino ha dell'istituzione garante della sua libertà e dei suoi diritti in generale».
Nonostante la valutazione sulla scarsa qualità della giustizia, dalla ricerca emerge tuttavia che i magistrati vengono percepiti come «preparati».
«Il faro - ha sottolineato Ghezzi - è rappresentato dalla correttezza nell'applicazione della legge e dalla professionalità dei magistrati ed il loro ruolo va preservato» .

L'amministrazione della giustizia è lenta per il 21.7% degli intervistati, persecutoria per 9,2%, pessima-ridicola per il 9,1%. Nel complesso, gli aspetti negativi rappresentano il 72,5%, contro il 9,7% di quelli positivi: per il 3,9% è efficiente, per il 3,4% indipendente, per il 2,4% uguale per tutti. «In modo del tutto coerente con le posizioni espresse dai diversi schieramenti politici nel dibattito in corso», ha fatto osservare il relatore, tra gli intervistati del centro sinistra è più alta la percentuale di quanti ritengono che la giustizia sia assediata dagli attacchi politici (9,5% rispetto al 4,1% del totale del campione) e di quanti difendono l' indipendenza dei magistrati, 6,3% rispetto al 3,4% del totale campione).

Morris Ghezzi ha poi evidenziato alcune differenti percentuali di percezione. Il concetto di «lenta» è espresso soprattutto dagli intervistati più giovani (27,4% tra i 18-34 anni), dai residenti nel centro Italia (28,6%) e da coloro che si dichiarano politicamente di centro (27,5%) e di centro-sinistra (28,5%).
Il concetto «ingiusta e persecutoria» sale al 12,2% tra gli ultracinquantenni, mentre è pari al 12,3% tra i residenti al centro Italia e al 13% tra chi si definisce di centro-destra. «Tra questi ultimi - ha sottolineato Ghezzi - è particolarmente alta la quota di intervistati che esprime concetti fortemente negativi sintetizzati nell'espressione «pessima-ridicola» (18,1% rispetto al 9,1% del totale campione) e la percentuale di chi definisce l'amministrazione della giustizia politicizzata (11,1%)».

Tra le prime parole che sono venute in mente agli italiani pensando all'amministrazione della giustizia, dopo i giudizi negativi, sono Silvio Berlusconi (4,1%) e «caotica» (5%).
«Il rapporto tra cittadino e giustizia - ha proseguito Morris Ghezzi - non è idilliaco: il 65,1% degli interpellati ritiene che ci siano molte difficoltà nel momento in cui si viene a contatto con la giustizia». E la ricerca evidenzia che maggiore è la percezione delle difficoltà tra i maschi (68,8%), tra gli intervistati più giovani (66,7%) e tra quelli di 55 anni e oltre (66,4%), tra i residenti al centro Italia (68,8%) e tra gli elettori di centro-destra (72,7%), piuttosto che tra gli elettori di centro (62,6%) o di centro-sinistra (57,6%).
Infine, il 68% degli intervistati ritiene che la giustizia civile e quella penale presentino per il cittadino gli stessi problemi e le stesse difficoltà. Ciò vale soprattutto al Sud, dove la percentuale sale al 72,2%.

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