Martedì 13 Novembre 2018 | 19:46

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«In Nord Corea nessuna esplosione atomica»

Il fenomeno è stato registrato presso la frontiera con la Cina, ma i vertici della Casa Bianca si è trattato di un fenomeno di un grosso incendio. «Pressing» diplomatico congiunto di Stati Uniti ed Europa sull'Iran per evitare programmi di armi di distruzione di massa
WASHINGTON - L'esplosione che la scorsa settimana ha colpito il nord della Corea del Nord, a pochi chilometri dalla frontiera cinese, non è stata di carattere nucleare.
Ne sono convinti gli Stati Uniti, come hanno spiegato oggi ai principali talk show televisivi domenicali, i due massimi esponenti della politica estera americana: il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Condoleezza Rice, e il segretario di Stato, Colin Powell.
La minaccia nucleare è tornata alla ribalta anche con gli ultimi sviluppi della vicenda iraniana: con Stati Uniti e tre Paesi europei (quelli che hanno avuto contatti diretti con Teheran, cioè Gran Bretagna, Francia e Germania) pronti a lanciare un ultimatum, chiedendo a Teheran di abbandonare le proprie ambizioni nucleari militari entro novembre.

IL MISTERO DELLA COREA DEL NORD
Che cosa sia esattamente successo in Corea del Nord, pronta secondo il "New York Times" ad avviare una serie di test atomici, non è affatto chiaro: forse si è trattato di un grosso incendio di foresta.
«In base alle informazioni in nostro possesso la Corea del Nord non ha fatto nessun test», ha detto Powell. La Rice ha confermato la posizione Usa, spiegando che «non pensiamo si sia trattato un evento nucleare, ma non sappiamo che cosa sia esattamente successo, stiamo indagando».
Condi Rice ipotizza che si sia trattato «forse di un incendio, un incendio di foresta», ma le ipotesi che stanno circolando sono numerose.

IRAN, USA E EUROPA SU STESSA LINEA
Il caso Iran sarà al centro di una riunione, domani a Vienna, dell'Aiea, l'agenzia internazionale per l'energia atomica.
Stati Uniti ed Europa appaiono sulla stessa linea, con la volontà di chiedere all' Iran - che non vuole rinunciare al nucleare civile - di offrire garanzie e chiarezza sul proprio programma di sviluppo entro novembre.
Qualcosa sembra essersi mosso anche nel campo della Russia, che sta costruendo la centrale nucleare di Bushehr, e sembra avere rallentato il ritmo dei lavori, probabilmente su pressione delle autorità occidentali.
Lo hanno implicitamente ammesso le autorità di Teheran, pubblicando alla fine del mese scorso un nuovo calendario dei lavori, con l'inaugurazione della centrale prevista nell'ottobre 2006, cioè con oltre un anno di ritardo sulle previsioni.

WASHINGTON CONFERMA OPZIONE DIPLOMATICA
Sia la Rice, sia il sottosegretario di Stato Usa per il disarmo, John Bolton, hanno confermato che, contrariamente a quanto è successo per l'Iraq, il presidente George W. Bush intende giocare la carta diplomatica e non quella militare per risolvere le due crisi nucleari.
«Pensiamo che il modo migliore per risolvere la crisi sia la diplomazia» ha detto la Rice riferendosi alla Corea del Nord, ricordando che negoziati a sei sono in corso sulla questione. Vi partecipano oltre agli Stati Uniti e le due Coree, Cina, Giappone e Russia, con l'obiettivo di mantenere la penisola coreana senza armi nucleari.
Sull'Iran Bolton - in visita in Israele - ha detto che «Bush è determinato a trovare una soluzione politica al problema ..., ma siamo determinati a impedire che possano dotarsi della capacità di dotarsi di armi nucleari».
«Di nuovo - gli ha fatto eco la Rice alla Cnn - siamo convinti che il miglior modo per risolvere (la crisi iraniana) sia la diplomazia. L'Aiea è stata molto dura nei confronti dell'Iran.... e il mondo è di nuovo unito nell'affermare agli iraniani che è inaccettabile avviare iniziative che possono portarli a costruire un programma militare, con la copertura di un programma nucleare civile».
Emanuele Riccardi

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