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Tenta una strage in famiglia con l'ascia

E' un dramma della disperazione quello di cui si è reso protagonista ieri sera a Vittorio Veneto un operaio precario di 55 anni, Sergio Maso
TREVISO - Tenta una strage famigliare con un'accetta e poi, ferito dal figlio con la stessa arma, prova a togliersi la vita: è un dramma della disperazione quello di cui si è reso protagonista ieri sera a Vittorio Veneto un operaio precario di 55 anni, Sergio Maso, incapace di accettare la recente separazione dalla moglie e accecato forse dai rimproveri e dalle offese del suocero. La prima chiamata ai carabinieri, nel tardo pomeriggio di ieri, parlava di una lite in famiglia, come ne succedono quasi tutti i giorni, ma quando i militari hanno raggiunto l'indirizzo indicato hanno compreso che, nel frattempo, la situazione era pesantemente degenerata. Ad accoglierli, al loro arrivo in un rustico di Vittorio Veneto (Treviso), hanno trovato due persone ferite ed insanguinate, Luca Maso, di 23 anni, ed il nonno materno, Enrico Braido (82), rispettivamente figlio e suocero di Sergio Maso. Quest'ultimo, hanno riferito in modo concitato e frammentario i due, li aveva colpiti poco prima con un'accetta, sorte peraltro riservata anche a Sabina Braido (74), moglie dell'anziano, ed alla loro figlia, Annamaria (50), moglie dell'aggressore, entrambe accasciate e sanguinanti poco lontano.
L'uomo, hanno avuto la forza di riferire, si era allontanato dall'abitazione e ancora non c'era la certezza che fosse disarmato. I carabinieri hanno allora fatto alzare un elicottero ma non ce n'era bisogno. Sergio Maso è stato rintracciato in un boschetto poco distante, anch'egli ferito e spossato da un' emorragia. Si saprà più tardi che le lesioni sul suo corpo erano state provocate dalla stessa ascia impugnata dal figlio, sembra nel corso di una colluttazione in cui quest'ultimo ha cercato di disarmarlo, e che le intenzioni dell'uomo erano probabilmente quelle di togliersi la vita andando incontro al primo treno in transito sulla vicina ferrovia.

Il bilancio della vicenda è di cinque persone ferite, quattro delle quali in modo grave, anche se nessuno sarebbe in reale pericolo di vita. L'aggressore, piantonato in stato di arresto all'ospedale di Vittorio Veneto, è accusato di tentato omicidio plurimo pluriaggravato e risponderà dei suoi gesti, appena ne sarà in grado, al pm di Treviso Giuseppe Salvo. Una ricostruzione approssimativa della successione dei fatti è stata resa possibile solo grazie alle parole di Annamaria, la donna dalla quale Maso viveva separato dalla scorsa primavera e che era tornata a vivere nella casa dei genitori con il figlio. Una rottura della compattezza familiare che l'uomo non aveva ancora accettato e che, secondo quanto riferito dai conoscenti, egli sperava ancora di ricomporre.
La visita di ieri nell'abitazione dei Braido era motivata dalla volontà di recuperare alcuni suoi oggetti, tra cui, appunto, l'accetta. Una discussione con il suocero si sarebbe quindi trasformata in un litigio sempre più acceso fino a quando quest'ultimo avrebbe rinfacciato a Maso di avere ereditato dal padre una instabilità mentale manifestatasi nel corso dei combattimenti della seconda guerra mondiale. Un'offesa che avrebbe demolito i residui margini di autocontrollo dell'uomo, peraltro prostrato da una posizione lavorativa discontinua, al punto da innescare il raptus omicida. Maso avrebbe colpito, nell'ordine, il suocero, la suocera, la moglie ed il figlio, prima di essere disarmato da quest'ultimo e a sua volta ferito con la stessa arma. Poi la fuga, una telefonata alla sorella per confessarle ciò che aveva fatto e l'intenzione di uccidersi. Se questo non è successo forse è solo grazie al venir meno delle forze per le ferite che il figlio gli aveva inferto.

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