l'inchiesta
Permessi di soggiorno a falsi braccianti extracomunitari, 11 arresti per immigrazione clandestina tra Bari e la Basilicata I NOMI
Il fascicolo della Procura di Matera: ai domiciliari numerosi consulenti del lavoro. Tra gli indagati un ex consigliere comunale barese e dipendenti del Comune di Triggiano. L'accusa: hanno presentato centinaia di richieste truccate alle Prefetture
Un gruppo di consulenti del lavoro e agenti assicurativi avrebbe predisposto centinaia di pratiche fittizie presentate alle Prefetture di Bari, Potenza, Matera e Milano per favorire il rilascio di permessi di soggiorno a favore di immigrati extracomunitari qualificati come braccianti agricoli. E’ per questo che la Finanza di Matera ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del gip Roberto Scillitani su richiesta della pm Lucia Spinelli della Procura di Matera
Sono finite ai domiciliari undici persone. Si tratta di Rocco Angelo Caponio, 58 anni, di Bari, residente a Santeramo, Giovanni Brancale, 50 anni, di Bari, Giuseppe Gaudio, 59 anni, di Rotondella, i bangladesi Abdur Razzak Matubbar detto Rosario, 44 anni, e Faruk Sheikh, 38 anni, entrambi residenti a Matera, il senegalese Tall Gora, 59 anni, residente a Matera, Angelo Roberto Fiorentino, 59 anni, di Santeramo, residente a Matera, Domenico Capoluongo, 53 anni, di Potenza, gli egiziani Kaled Mohamed Mohamed Abou Elmkarem, 45 anni e Hossan Mohamed Abdelwahan Elrashidy, 41 anni e l’iracheno Wisam Abdulraza Ahmed, 45 anni, residente a Rotondella.
Il fascicolo conta 36 indagati, accusati a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità di 13 episodi di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Alcuni degli indagati (diversi di loro sono pregiudicati) avrebbero procacciato i cittadini extracomunitari interessati «ad ottenere un titolo legittimante per l’ingresso nel territorio dello Stato», mentre alcuni professionisti pugliesi e lucani avrebbero curato la predisposizione della documentazione «attestante falsamente la sussistenza dei requisiti di legge». Il tutto con la complicità dei titolari di alcune imprese agricole, alcune delle quali costituite ad hoc per attestare la necessità di manodopera. Tra gli indagati ci sono ex consiglieri del Comune di Bari e dipendenti del Comune di Triggiano. Per alcune delle ipotesi accusatorie il gip ha disposto la trasmissione degli atti ai Tribunali di Bari, Potenza e Castrovillari competenti per territorio.
Le procedure amministrative previste dalla normativa sui flussi di ingresso per lavoro secondo l'accusa sarebbero state impiegate per finalità delittuose. Alcune aziende agricole sarebbero state del tutto estranee alla vicenda e avrebbero visto il proprio nome utilizzato all’insaputa dei titolari, mentre in altri casi sarebbero state impiegate imprese non operative o comunque non in grado di sostenere reali assunzioni. L’accusa ritiene di aver scoperto un sistema «strutturato, volto a procurare indebitamente titoli di ingresso nel territorio dello Stato». Il fine perseguito dall’organizzazione sarebbe stato duplice: da un lato consentire a cittadini extracomunitari di ottenere illegittimamente il visto e il successivo ingresso in Italia, dall’altro ricavare un profitto economico dalla gestione delle singole pratiche, attraverso il pagamento di somme di denaro da parte degli interessati.