Manifesti offensivi nel capoluogo ionico Stalking contro Cito?
di MIMMO MAZZA
TARANTO - Stalking contro l’on. Giancarlo Cito? Pare proprio così, alla luce dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che il sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli ha fatto notificare al 62enne Giuseppe Panico, ex portavoce dei lavoratori socialmente utili ed ex sostenitore di AT6-Lega d'Azione Meridionale oltre che cognato del telepredicatore. Secondo il magistrato, Panico, avrebbe reiteratamente molestato Cito, affiggendo o facendo affiggere sui muri della città numerosi manifesti offensivi della reputazione dell’ex sindaco, «in modo tale - si legge nell’avviso - da infliggergli un grave disagio psichico».
La guerra giudiziaria tra Cito e Panico, sposato con la sorella dell’ex parlamentare, conosce così un ulteriore capitolo. I rapporti tra i due erano buoni. Ma poi, qualcosa si è guastato, tanto che Giancarlo Cito è parte civile nel processo che deve Giuseppe Panico imputato di diffamazione nei confronti dell’ex sindaco. Cito ha chiesto un risarcimento danni di 30mila euro perché Panico avrebbe affisso in vari punti della città manifesti composti da fotocopie di articoli di giornali locali con la fotografia di Cito e scritte considerate diffamatorie come «Cito è diventato il servo dei servi di Berlusconi».
All'identificazione di Panico quale presunto autore degli scritti, gli inquirenti sono giunti da un'indicazione emersa su uno dei manifesti. Ora altri manifesti hanno comportato per Panico, dopo la circostanziata denuncia presentata da Cito, un ulteriore procedimento penale. Ora il 62enne, difeso dall’avv. Giuseppe Lecce, ha venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli, consultare copia degli atti o presentare memorie difensive. Trascorso tale termine, spetterà al magistrato valutare se chiedere o meno il rinvio a giudizio dell’indagato.
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Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto «disegno di legge Alfano sulle intercettazioni » che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario prima dell’inizio del processo
TARANTO - Stalking contro l’on. Giancarlo Cito? Pare proprio così, alla luce dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che il sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli ha fatto notificare al 62enne Giuseppe Panico, ex portavoce dei lavoratori socialmente utili ed ex sostenitore di AT6-Lega d'Azione Meridionale oltre che cognato del telepredicatore. Secondo il magistrato, Panico, avrebbe reiteratamente molestato Cito, affiggendo o facendo affiggere sui muri della città numerosi manifesti offensivi della reputazione dell’ex sindaco, «in modo tale - si legge nell’avviso - da infliggergli un grave disagio psichico».
La guerra giudiziaria tra Cito e Panico, sposato con la sorella dell’ex parlamentare, conosce così un ulteriore capitolo. I rapporti tra i due erano buoni. Ma poi, qualcosa si è guastato, tanto che Giancarlo Cito è parte civile nel processo che deve Giuseppe Panico imputato di diffamazione nei confronti dell’ex sindaco. Cito ha chiesto un risarcimento danni di 30mila euro perché Panico avrebbe affisso in vari punti della città manifesti composti da fotocopie di articoli di giornali locali con la fotografia di Cito e scritte considerate diffamatorie come «Cito è diventato il servo dei servi di Berlusconi».
All'identificazione di Panico quale presunto autore degli scritti, gli inquirenti sono giunti da un'indicazione emersa su uno dei manifesti. Ora altri manifesti hanno comportato per Panico, dopo la circostanziata denuncia presentata da Cito, un ulteriore procedimento penale. Ora il 62enne, difeso dall’avv. Giuseppe Lecce, ha venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogato dal sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli, consultare copia degli atti o presentare memorie difensive. Trascorso tale termine, spetterà al magistrato valutare se chiedere o meno il rinvio a giudizio dell’indagato.
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Gran parte delle notizie contenute in questo articolo non sarebbe stato possibile pubblicarle qualora fosse già entrato in vigore il cosiddetto «disegno di legge Alfano sulle intercettazioni » che nell’attuale versione proibisce la diffusione del contenuto, anche per riassunto, di qualunque atto giudiziario prima dell’inizio del processo