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«Regolare il processo Previti-Berlusconi»

Il Gip di Brescia ha disposto l'archiviazione del procedimento a carico dei magistrati Gherardo Colombo e Ilda Boccassini, indagati con l'accusa di abuso d'ufficio
BRESCIA - I pubblici ministeri milanesi Gherardo Colombo e Ilda Boccassini non hanno commesso alcuna irregolarità nella gestione delle inchieste a carico di Cesare Previti e di Silvio Berlusconi. Lo ha stabilito il Gip di Brescia, Elisabetta Pierazzi che, accogliendo la richiesta della procura bresciana, alla quale si erano opposti Previti e Berlusconi, ha disposto l'archiviazione del procedimento a carico dei due magistrati milanesi, indagati con l'accusa di abuso d'ufficio.
L'inchiesta era cominciata lo scorso anno all'indomani della presentazione di un esposto da parte di Giacomo Borrione, avvocato civilista perugino, responsabile giustizia di Forza Italia per l'Umbria e da 33 anni, per sua stessa ammissione, iscritto alla massoneria. Presidente del "Comitato nazionale per la giustizia", Borrione aveva accusato Colombo e Boccassini di una gestione illegittima del fascicolo processuale "9520", dal quale erano nati i processi Imi-Sir/Lodo e Sme, conclusisi con le condanne di Cesare Previti e dell'ex presidente dei Gip di Roma, Renato Squillante.
Borrione aveva in sostanza sostenuto, nell'esposto ai magistrati bresciani, le stesse tesi dei legali difensori di Cesare Previti, secondo i quali il fascicolo "9520" sarebbe stato tenuto segreto in modo illegale. E alle accuse di avere agito per conto dell'ex ministro della Difesa, l'avvocato umbro aveva replicato: «Io Previti non l'ho mai visto, siamo su due pianeti diversi. Io sono un piccolo avvocato di provincia, lui fa i miliardi. Ho fatto questo esposto perchè credo che non ci possa essere alcun segreto istruttorio per otto anni per un fascicolo a carico di ignoti».
La tesi era stata smontata dalla Procura di Brescia che il 13 novembre dello scorso anno aveva chiesto l'archiviazione dell' inchiesta. E a ritenere che il comportamento dei due magistrati milanesi, Gherardo Colombo e Ilda Boccassini, sia stato legittimo, è ora anche il Gip, il quale accogliendo la richiesta di archiviazione ha anche inviato le carte alla Procura della Repubblica affinchè valuti la possibilità di procedere per calunnia nei confronti di chi ha presentato l' esposto.
La Procura di Brescia nella richiesta di archiviazione aveva dedicato numerose pagine per spiegare che il procedimento indicato con il numero '9520' era «legittimo» e «attuale». Dall'inchiesta era infatti emerso che il procedimento '9520' venne iscritto sia a carico di persone note sia di persone ignote e che, man mano, venivano stralciate le posizioni degli indagati, o per archiviazione o per rinvio a giudizio, finchè è rimasto a carico di soli ignoti. Sul fatto che il fascicolo fosse ancora iscritto a modello 21 (il registro contro noti) invece che a modello 44 (contro ignoti), i pm bresciani avevano accolto le spiegazioni dei colleghi milanesi e cioè che la procedura del Re.Ge (registro generale) non prevede la possibilità di trasferire notizie di reato da un modello all'altro. Per quanto riguarda l'accusa che il fascicolo non sarebbe contro ignoti e nasconderebbe atti di indagine contro Cesare Previti, i magistrati bresciani avevano replicato: «Se gli inquirenti milanesi stanno tuttora indagando per identificare gli ignoti concorrenti con Cesare Previti in episodi di corruzione, è doveroso che chiedano a coloro che risultano aver manovrato conti esteri e monetizzato somme per conto di Previti». In pratica, avevano sottolineato, «l' argomento del falso procedimento agitato da Previti costituisce, a ben vedere, un'ulteriore prova che il procedimento 9520 è tuttora effettivamente pendente a carico di ignoti, ed esattamente quegli ignoti concorrenti nei reati di corruzione giudiziaria come testualmente riferito dai pm milanesi».
L'inchiesta si era occupata anche del nastro che conteneva la registrazione dell'intercettazione della conversazione tra l'ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante, e l'ex pm Francesco Misiani. «Le manipolazioni riscontrate sul nastro - avevano scritto nella richiesta di archiviazione i pm bresciani - non possono essere in alcun modo fatte risalire ai magistrati indagati che, anzi, da esse hanno tratto un gravissimo danno di immagine e di credibilità. Qualunque cosa sia successa a quel nastro non può essere addebitata al dottor Colombo e alla dottoressa Boccassini».

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