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Arrestato il «patron» del Taranto calcio

Ermanno Pieroni prelevato dalla Gdf: è accusato di truffa aggravata per vicende riguardanti l'Ancona calcio, del quale è stato presidente fino a pochi giorni fa
ANCONA - Il presidente dimissionario dell'Ancona Calcio Ermanno Pieroni è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Ancona all'hotel «Casale» di Colli del Tronto. L'accusa è di truffa aggravata.
Attualmente Pieroni è il maggiore azionista del «Taranto calcio».
Stando a quanto si è potuto apprendere, il reato contestato a Pieroni si riferisce a contributi federali di cui si sarebbe appropriato per le iscrizioni negli anni pregressi e per quella di quest'anno.
La Guardia di Finanza del capoluogo si sta occupando da tempo delle indagini nell'ambito delle inchieste, avviate dalla Procura dorica, che riguardano l'Ancona Calcio.
Il provvedimento odierno è stato eseguito su delega del Pm Irene Bilotta.
Pieroni si era dimesso a fine luglio (il 25 l'annuncio, in un'intervista esclusiva al «Corriere Adriatico», rilasciata proprio dal «buen retiro» di Colli del Tronto), adducendo come motivazione il fatto che la ricapitalizzazione della società non lo aveva convinto.
Il nome di Pieroni figura, tra l'altro, in una delle inchieste sull'Ancona Calcio per presunte false fatturazioni e truffe allo Stato commesse tra il '97 e il '99. Il Pm Bilotta ha di recente chiuso le indagini nei confronti di 7 persone, fra cui Luciano Gaucci e, appunto, l'ex patron biancorosso. Secondo l'ipotesi accusatoria, Gaucci, in concorso con il figlio Alessandro, con Pieroni (allora direttore sportivo del Perugia), Maisto, Floreani, Polverino, Maisto (tutti ex dirigenti dell'Ancona) avrebbe commesso i reati di false comunicazioni sociali e truffa ai danni dello Stato aggravata dall'ingente entità di danno procurato. Il magistrato sostiene che, per iscrivere regolarmente l'Ancona al campionato di C1 nella stgione '98-'99, tutti concorsero a dare false comunicazioni sociali che sarebbero consistite in una falsa riduzione debitoria tramite fittizie compravendite di giocatori. Il tutto, sempre secondo l'accusa, per ricevere ingiusti contributi dalla Figc per l'ammontare di oltre un miliardo e 361 milioni di vecchie lire. A Pieroni, il Pm contesta l'essere stato tra il '97 e il '99 l'amministratore di fatto dell'Ancona e contestualmente direttore sportivo dei grifoni. Pieroni, sempre secondo il Pm anconetano, avrebbe gestito, tramite Floreani e Maisto, la compravendita di alcuni calciatori, oltre ad effettuare fittizie risoluzioni contrattuali.
Pieroni risulta inoltre indagato nella più recente inchiesta sulle fidejussioni. Di oggi, infine, la notizia che il suo nome è stato iscritto sul registro degli indagati per calunnia ai danni dell'ex giocatore dell'Ancona, attualmente tesserato con il Cittadella, Massimiliano Giacobbo, finito nell'inchiesta sul calcio scommesse e per il quale il Pm Bilotta ha chiesto l'archiviazione.
Ancora non si sa a quali vicende sia legato l'arresto di oggi, se a quelle più recenti delle fidejussioni o ad altre emerse da ulteriori indagini. La Guardia di Finanza ha anche eseguito delle perquisizioni in casa sua.
L'arresto di Pieroni è avvenuto nell'ambito di un'operazione che sarebbe basata - si è appreso - sull'ipotesi di un contesto associativo, per cui gli arresti potrebbero essere più di uno. L'ex patron dell'Ancona, dopo le formalità, è stato condotto in carcere.
Il giudice per le indagini preliminari che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare ha anche disposto - come previsto dalla legge - il divieto per l'arrestato di conferire con i propri legali per cinque giorni.
Il reato contestato all'ex patron dell'Ancona - dimissionario ormai da vari giorni - sarebbe di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640bis del Codice penale).

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