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Imprenditore «freddato» in Aspromonte

Pietro Araniti era stato in passato assessore regionale all'urbanistica e imparentato con il boss dell'omonima cosca, Santo, detenuto in regime di 41 bis
REGGIO CALABRIA - Pietro Araniti, di 59 anni, imprenditore edile, è stato assassinato stamattina in Aspromonte con almeno tre colpi d'arma da fuoco, sparati da distanza ravvicinata.
Secondo le prime notizie, l'uomo è stato ucciso nei pressi di un cantiere, sulla strada statale 112, tra Sant'Eufemia d'Aspromonte e lo svincolo per Bagnara.
Araniti era stato in passato assessore regionale all'urbanistica. L'uomo è stato assassinato nei pressi di un cantiere, dove si è portato il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Franco Scuderi.

Ad agire, secondo una prima ricostruzione fatta dagli investigatori, potrebbe essere stato un solo killer.
Il sicario è entrato in azione quanto Araniti è sceso dalla sua vettura per aprire un cancello ed entrare nel cantiere dove l'stava realizzando un insediamento turistico-alberghiero. Secondo quanto si è appreso all'omicidio non avrebbero assistito testimoni.

Pietro Araniti era cugino del boss dell'omonima cosca, attiva nel rione Sambatello di Reggio Calabria, Santo, detenuto in regime di 41 bis dopo essere stato condannato all'ergastolo con sentenza passata in giudicato per l'omicidio dell'ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato, ucciso nella sua villetta al mare a Bocale, alla periferia sud della città, nella notte tra il 27 ed il 28 agosto 1989.
Il 19 giugno scorso, a Reggio Calabria, è stato ucciso un nipote di Santo Araniti, Orazio Modafferi, che era stato scarcerato quattro mesi prima dopo una detenzione legata a fatti di droga.
Per quanto riguarda la sua attività politica, Pietro Araniti era stato eletto consigliere regionale, nella lista del Pri, nella circoscrizione di Reggio Calabria, nel 1980. Del Pri, Araniti era stato membro del consiglio nazionale e componente la direzione regionale e provinciale.
Nominato assessore all'Urbanistica, rimase in carica nella prima parte della legislatura, fino a che il Pri rimane nella maggioranza. Nel 1985, nella quarta legislatura, Pietro Araniti venne rieletto nelle file dell'Edera con 8735 voti di preferenza individuali. Chiamato a far parte dell'esecutivo regionale, gli venne nuovamente affidata la delega all'Urbanistica. Nel 1988, Pietro Araniti venne espulso dal Pri per essersi rifiutato di dimettersi dalla carica di assessore. Al termine di una lunga crisi politica culminata con le dimissioni della Giunta in carica, nella parte finale della legislatura, poco prima del 1990, venne rieletto come indipendente, e nominato assessore regionale nel nuovo esecutivo guidato da Rosario Olivo con le deleghe ai Trasporti ed agli Enti Locali.
Nel 1990, chiusa la parentesi in Regione, Pietro Araniti tornò al suo lavoro di commercialista ed a quello di imprenditore edile, ma non abbandonò l'attività politica. Nel 1992 fu candidato per il Psdi alla Camera risultando il primo dei non eletti del partito.
Nel '99 Araniti annunciò la sua adesione a Forza Italia, ma nel 2001 venne sospeso dal movimento dal responsabile nazionale dell'organizzazione di Fi, Claudio Scajola, per gli attacchi portati al coordinatore provinciale.
Nel maggio del '93 Pietro Araniti si rese irreperibile per sfuggire all'arresto disposto nei suoi confronti, in qualità di ex assessore regionale ai trasporti, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Cosenza sui finanziamenti erogati nel 1989 dalla Giunta regionale a società di autolinee. Nell'ambito dell'inchiesta furono arrestate 13 persone. Secondo l'accusa, l'ex assessore era stato uno degli ideatori della truffa ai danni della Regione con l'erogazione indebita di contributi alle società di autolinee.
L'uomo si costituì alla Guardia di finanza nel luglio dell'anno successivo e posto ai domiciliari. La Procura, successivamente, trasmise gli atti alle procure competenti per territorio e l'inchiesta si concluse, davanti ai Gup di Lamezia e Catanzaro, rispettivamente con il proscioglimento e l'assoluzione di Araniti.

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