Omicidio Claps Dopo 17 anni spunta un testimone ignorato
di GIOVANNI RIVELLI
POTENZA - Lui era lì. Nel posto dove Danilo Restivo dice di essere stato con Elisa Claps la mattina del 12 settembre del 1993. Esattamente negli stessi minuti. Ma i due ragazzi non li ha mai visti. E non lo ha detto a nessuno perchè in 17 anni nessuno glielo ha chiesto. C’è un «supertestimone» che potrebbe far cadere definitivamente il racconto di Restivo su quella mattina. Poteva farlo cadere da subito se qualcuno lo avesse ascoltato. È l’organista della chiesa della Trinità, il maestro Antonio Zasa.
Da oltre 25 anni (oggi è sulla settantina) tutte le domeniche va a suonare alla messa della Trinità quel «meraviglioso organo, l’unico col registro delle campane in Basilicata » dice illuminando gli occhi dietro le lenti spesse. La stessa cosa, racconta oggi alla «Gazzetta», fece anche quella mattina di 17 anni fa. La prima messa quella alle 11, che finisce alle 11.35/11.45, e la seconda, che inizia alle 12.30. Nell’intervallo, spiega, si è sempre fermato nei paraggi. E quella mattina non ricorda di aver visto i due ragazzi anche se, ammette, a 17 anni di distanza quel racconto ha meno certezze.
Una testimonianza però che fa a pugni con quanto detto da Restivo. Perchè se Elisa intorno alle 11.35 lascia l’amica Eliana in piazza per andare a incontrarsi con Danilo «dietro la Trinità», il racconto di Restivo parla di un incontro avvenuto più o meno nello stesso orario, (appuntamento alle 11.30, più una decina di minuti di ritardo) masvoltosi dentro la chiesa, nel locale che sta alle spalle dell’altare. E’ in quel locale che si trova la tastiera dell’imponente organo a canne che tutte le domeniche suona il maestro Zasa: il suo luogo di lavoro, potrebbe dirsi, nel quale non ricorda di aver visto in quella domenica Danilo ed Elisa.
Pochi metri, tra la stanzetta dietro l’altare e la fontana alle spalle della chiesa, dove Elisa era solita sostare con gli amici e dove secondo l’amica Eliana quella mattina doveva (segretamente) incontrarsi con Danilo. Pochi metri ma decisivi. Perché quello spazio vicino alla fontana dava l’accesso alla tromba delle scale della canonica che, a sua volta, dà accesso al terrazzo e al sottotetto. Dove è stato ritrovato il corpo. Mentre il racconto di Danilo sposta il luogo dell’incontro con Elisa da quel punto alla zona dietro l’altare e, conseguentemente, sposta le ricerche di Elisa da parte degli inquirenti in altri luoghi. Danilo dice di aver incontrato Elisa dietro l’altare, di essersi fermato una decina di minuti con lei e poi di averla vista andare via: «La seguo con lo sguardo fino all’uscita principale - è il suo racconto - e dopo mi sono soffermato in chiesa a pregare...».
E se Elisa è andata via, occorre quindi cercarla altrove. Ma perchè è importante capire se Danilo abbia mentito su questo aspetto? Lui stesso ammettendo l’incontro con Elisa si è ritagliato il difficile ruolo dell’ultimo amico ad aver incontrato la ragazza. Ma se l’incontro effettivamente c’è stato, Danilo non avrebbe mai potuto negarlo. In una domenica mattina, nel centro storico di Potenza, ci sono migliaia di occhi con cui fare i conti. Tanto più che l’amica di Elisa ne era comunque informata. Decisamente più facile quindi ammettere l’incontro, ma nel luogo più dolontano possibile da quello reale. Interrogare l’organista nell’immediatezza della scomparsa, sarebbe stato quindi decisivo per verificare la fondatezza del racconto di Restivo che - qualora fosse stato smentito da quel testimone oculare - avrebbe forse potuto dire un’altra verità. Le indagini avrebbero ricevuto una svolta. Ma incredibilmente Antonio Zasa non è mai stato ascoltato e la versione (forse di comodo) fornita da Restivo è rimasta l’unica in mano agli inquirenti. E che in questa storia ci sia stato un «gioco» ad allontanare Elisa dalla chiesa distogliendo le indagini è evidente.
Un vicino di casa della ragazza, Giuseppe Carlone, dice di averla incontrata sulla strada per casa tra le 13.40 e le 13.50. Un racconto subito smentito dal fratello di Elisa, Gildo Claps, che nello stesso luogo del presunto avvistamento. E sempre a via IV novembre Elisa viene vista «salire su una Uno bianca » da un’anonima che scrive la cosa su un foglio di quaderno e lo fa recapitare agli investigatori. E a bordo di una «Uno bianca» la vede anche un altro testimone, Ernesto Sonzogni, in via Ravenna (a valle della strada dove la ragazza abitava) in compagnia di un ragazzo in atteggiamenti affettuosi. Tutti a dire che Elisa era andata via dalla Trinità, a partire da Danilo. Ma quel corpo nel sottotetto dice altro.
ORE 19.40 - INTERVENTO PROCEDURALE PER CONSENTIRE NUOVE INDAGINI SU OMICIDIO
La ''strategia'' dell'inchiesta sulla morte e sulla scomparsa di Elisa Claps – forse contemporanee, la mattina del 12 settembre 1993 – si avvia a prendere forma con l’avocazione del pg di Salerno, Lucio Di Pietro, in attesa di ricevere solide fondamenta dall’autopsia che comincerà domani, alle ore 11, nell’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari.
La decisione del procuratore generale è stata presa d’intesa con Franco Roberti, capo della procura salernitana, che ormai da anni coordina le indagini. Una “mossa tecnica”, ma sostanziale. Come prevede la legge, essendo scaduti i termini dell’inchiesta, senza l’avocazione, la procura non avrebbe potuto compiere ulteriori atti investigativi, vanificando il lavoro svolto. I termini, da “perentori”, sono diventati “ordinatori”.
Un intervento procedurale, insomma, determinante per consentire nuove, e probabilmente decisive, indagini. Adesso i magistrati salernitani e gli investigatori della Questura potentina sono in attesa di conoscere i primi risultati dell’autopsia. All’equipe guidata dall’anatomopatologo Francesco Introna il compito di provare a dare le prime risposte al “giallo” di Potenza. C'è stato un tentativo di violenza sessuale? Prima di essere uccisa, Elisa ha lottato con il suo assassino? Se così fosse, sotto le sue unghie e sui suoi vestiti potrebbe esserci la “firma” dell’omicida.
Al centro della scena vi è sempre Danilo Restivo, unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Oggi è un cittadino inglese, accusato di un altro omicidio avvenuto nel Dorset il 12 novembre del 2002: Heather Barnett, una sarta, fu seviziata nell’abitazione di fronte a quella di Restivo.
Nel 1993, Restivo era un ragazzo di 21 anni, che, il lunedì dopo la scomparsa di Elisa, raccontò alla Polizia di averla vista e di aver parlato con lei, per pochi minuti, intorno alle 12 del giorno prima, una calda domenica di fine estate, nella chiesa della Santissima Trinità. Nel sottotetto della canonica di quella chiesa, lo scorso 17 marzo, quasi 17 anni dopo, è stato trovato il cadavere di Elisa.
Sei giorni dopo, continua senza soste il pellegrinaggio dei potentini: in via Pretoria, davanti al portone laterale, vi sono numerosi messaggi e mazzi di fiori che stanno appassendo, rendendo ancora più triste l’atmosfera del “cuore” di Potenza. Da sempre, l’alibi di Restivo ha un “buco” di almeno un’ora e 45 minuti: vi è un referto (oggetto di indagini su una possibile manomissione dell’orario, le 13.45) del pronto soccorso dell’Ospedale di San Carlo per una lieve ferita a una mano, causata – secondo la testimonianza di Restivo – da una caduta nel cantiere di una scala mobile, allora in costruzione.
Proprio in quella scala mobile, gli investigatori potentini (ora chiusi nel massimo riserbo) hanno cercato, con sofisticate attrezzature, provenienti anche da Scotland Yard, tracce di Elisa. Lo hanno fatto anche alla Trinità, nell’aula consacrata, nella sacrestia, nei sotterranei e in altri locali. Ma mai nessuno è andato a vedere lassù, nel sottotetto della canonica. Questo, insieme alla figura di don Mimì Sabia, lo storico parroco della Trinità, morto a 84 anni nel 2008, è uno dei tanti misteri di un mistero di provincia.
POTENZA - Lui era lì. Nel posto dove Danilo Restivo dice di essere stato con Elisa Claps la mattina del 12 settembre del 1993. Esattamente negli stessi minuti. Ma i due ragazzi non li ha mai visti. E non lo ha detto a nessuno perchè in 17 anni nessuno glielo ha chiesto. C’è un «supertestimone» che potrebbe far cadere definitivamente il racconto di Restivo su quella mattina. Poteva farlo cadere da subito se qualcuno lo avesse ascoltato. È l’organista della chiesa della Trinità, il maestro Antonio Zasa.
Da oltre 25 anni (oggi è sulla settantina) tutte le domeniche va a suonare alla messa della Trinità quel «meraviglioso organo, l’unico col registro delle campane in Basilicata » dice illuminando gli occhi dietro le lenti spesse. La stessa cosa, racconta oggi alla «Gazzetta», fece anche quella mattina di 17 anni fa. La prima messa quella alle 11, che finisce alle 11.35/11.45, e la seconda, che inizia alle 12.30. Nell’intervallo, spiega, si è sempre fermato nei paraggi. E quella mattina non ricorda di aver visto i due ragazzi anche se, ammette, a 17 anni di distanza quel racconto ha meno certezze.
Una testimonianza però che fa a pugni con quanto detto da Restivo. Perchè se Elisa intorno alle 11.35 lascia l’amica Eliana in piazza per andare a incontrarsi con Danilo «dietro la Trinità», il racconto di Restivo parla di un incontro avvenuto più o meno nello stesso orario, (appuntamento alle 11.30, più una decina di minuti di ritardo) masvoltosi dentro la chiesa, nel locale che sta alle spalle dell’altare. E’ in quel locale che si trova la tastiera dell’imponente organo a canne che tutte le domeniche suona il maestro Zasa: il suo luogo di lavoro, potrebbe dirsi, nel quale non ricorda di aver visto in quella domenica Danilo ed Elisa.
Pochi metri, tra la stanzetta dietro l’altare e la fontana alle spalle della chiesa, dove Elisa era solita sostare con gli amici e dove secondo l’amica Eliana quella mattina doveva (segretamente) incontrarsi con Danilo. Pochi metri ma decisivi. Perché quello spazio vicino alla fontana dava l’accesso alla tromba delle scale della canonica che, a sua volta, dà accesso al terrazzo e al sottotetto. Dove è stato ritrovato il corpo. Mentre il racconto di Danilo sposta il luogo dell’incontro con Elisa da quel punto alla zona dietro l’altare e, conseguentemente, sposta le ricerche di Elisa da parte degli inquirenti in altri luoghi. Danilo dice di aver incontrato Elisa dietro l’altare, di essersi fermato una decina di minuti con lei e poi di averla vista andare via: «La seguo con lo sguardo fino all’uscita principale - è il suo racconto - e dopo mi sono soffermato in chiesa a pregare...».
E se Elisa è andata via, occorre quindi cercarla altrove. Ma perchè è importante capire se Danilo abbia mentito su questo aspetto? Lui stesso ammettendo l’incontro con Elisa si è ritagliato il difficile ruolo dell’ultimo amico ad aver incontrato la ragazza. Ma se l’incontro effettivamente c’è stato, Danilo non avrebbe mai potuto negarlo. In una domenica mattina, nel centro storico di Potenza, ci sono migliaia di occhi con cui fare i conti. Tanto più che l’amica di Elisa ne era comunque informata. Decisamente più facile quindi ammettere l’incontro, ma nel luogo più dolontano possibile da quello reale. Interrogare l’organista nell’immediatezza della scomparsa, sarebbe stato quindi decisivo per verificare la fondatezza del racconto di Restivo che - qualora fosse stato smentito da quel testimone oculare - avrebbe forse potuto dire un’altra verità. Le indagini avrebbero ricevuto una svolta. Ma incredibilmente Antonio Zasa non è mai stato ascoltato e la versione (forse di comodo) fornita da Restivo è rimasta l’unica in mano agli inquirenti. E che in questa storia ci sia stato un «gioco» ad allontanare Elisa dalla chiesa distogliendo le indagini è evidente.
Un vicino di casa della ragazza, Giuseppe Carlone, dice di averla incontrata sulla strada per casa tra le 13.40 e le 13.50. Un racconto subito smentito dal fratello di Elisa, Gildo Claps, che nello stesso luogo del presunto avvistamento. E sempre a via IV novembre Elisa viene vista «salire su una Uno bianca » da un’anonima che scrive la cosa su un foglio di quaderno e lo fa recapitare agli investigatori. E a bordo di una «Uno bianca» la vede anche un altro testimone, Ernesto Sonzogni, in via Ravenna (a valle della strada dove la ragazza abitava) in compagnia di un ragazzo in atteggiamenti affettuosi. Tutti a dire che Elisa era andata via dalla Trinità, a partire da Danilo. Ma quel corpo nel sottotetto dice altro.
ORE 19.40 - INTERVENTO PROCEDURALE PER CONSENTIRE NUOVE INDAGINI SU OMICIDIO
La ''strategia'' dell'inchiesta sulla morte e sulla scomparsa di Elisa Claps – forse contemporanee, la mattina del 12 settembre 1993 – si avvia a prendere forma con l’avocazione del pg di Salerno, Lucio Di Pietro, in attesa di ricevere solide fondamenta dall’autopsia che comincerà domani, alle ore 11, nell’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari.
La decisione del procuratore generale è stata presa d’intesa con Franco Roberti, capo della procura salernitana, che ormai da anni coordina le indagini. Una “mossa tecnica”, ma sostanziale. Come prevede la legge, essendo scaduti i termini dell’inchiesta, senza l’avocazione, la procura non avrebbe potuto compiere ulteriori atti investigativi, vanificando il lavoro svolto. I termini, da “perentori”, sono diventati “ordinatori”.
Un intervento procedurale, insomma, determinante per consentire nuove, e probabilmente decisive, indagini. Adesso i magistrati salernitani e gli investigatori della Questura potentina sono in attesa di conoscere i primi risultati dell’autopsia. All’equipe guidata dall’anatomopatologo Francesco Introna il compito di provare a dare le prime risposte al “giallo” di Potenza. C'è stato un tentativo di violenza sessuale? Prima di essere uccisa, Elisa ha lottato con il suo assassino? Se così fosse, sotto le sue unghie e sui suoi vestiti potrebbe esserci la “firma” dell’omicida.
Al centro della scena vi è sempre Danilo Restivo, unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Oggi è un cittadino inglese, accusato di un altro omicidio avvenuto nel Dorset il 12 novembre del 2002: Heather Barnett, una sarta, fu seviziata nell’abitazione di fronte a quella di Restivo.
Nel 1993, Restivo era un ragazzo di 21 anni, che, il lunedì dopo la scomparsa di Elisa, raccontò alla Polizia di averla vista e di aver parlato con lei, per pochi minuti, intorno alle 12 del giorno prima, una calda domenica di fine estate, nella chiesa della Santissima Trinità. Nel sottotetto della canonica di quella chiesa, lo scorso 17 marzo, quasi 17 anni dopo, è stato trovato il cadavere di Elisa.
Sei giorni dopo, continua senza soste il pellegrinaggio dei potentini: in via Pretoria, davanti al portone laterale, vi sono numerosi messaggi e mazzi di fiori che stanno appassendo, rendendo ancora più triste l’atmosfera del “cuore” di Potenza. Da sempre, l’alibi di Restivo ha un “buco” di almeno un’ora e 45 minuti: vi è un referto (oggetto di indagini su una possibile manomissione dell’orario, le 13.45) del pronto soccorso dell’Ospedale di San Carlo per una lieve ferita a una mano, causata – secondo la testimonianza di Restivo – da una caduta nel cantiere di una scala mobile, allora in costruzione.
Proprio in quella scala mobile, gli investigatori potentini (ora chiusi nel massimo riserbo) hanno cercato, con sofisticate attrezzature, provenienti anche da Scotland Yard, tracce di Elisa. Lo hanno fatto anche alla Trinità, nell’aula consacrata, nella sacrestia, nei sotterranei e in altri locali. Ma mai nessuno è andato a vedere lassù, nel sottotetto della canonica. Questo, insieme alla figura di don Mimì Sabia, lo storico parroco della Trinità, morto a 84 anni nel 2008, è uno dei tanti misteri di un mistero di provincia.