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Bari - Prese fuoco il serbatoio dell'auto, risarcimento record per donna ustionata

BARI - E' di alcune centinaia di migliaia di euro l'importo della transazione economica firmata tra «Opel Italia» e una quarantacinquenne barese che, per un difetto di fabbricazione del serbatoio dell'Opel Astra che aveva acquistato nel '95 assieme al marito, fu investita da una fiammata durante un rifornimento di carburante e riportò gravissime ustioni sul 50% del corpo.
L'ammontare del risarcimento integrale dei danni è riservato perchè così prevede la transazione ma - a quanto si è saputo da fonti giudiziarie - «sarebbe di molto superiore ai 100mila euro».
L'incidente avvenne a Bari il 6 luglio del '98 e indusse il pm inquirente del Tribunale barese, Renato Nitti, a citare in giudizio per lesioni personali colpose gravissime due responsabili di Opel Italia spa, due rivenditori di Massafra (Bari) e Bari e un responsabile di officina. La donna che riportò le lesioni fu per qualche tempo ricoverata in prognosi riservata nel centro grandi ustionati del Policlinico di Bari; furono invece giudicate guaribili in 20 giorni le ustioni riportate dal marito della donna che si trovava con lei sull'autovettura al momento dell'incidente.
Durante il processo, mentre era in corso l'audizione dei testimoni della difesa, è stata firmata la transazione che ha provocato il ritiro della querela.
L'Opel Astra station wagon fu acquistata dalla donna e da suo marito il 9 agosto 1995 dalla concessionaria Opel Carenza di Bari, che a sua volta l'aveva acquistata dalla concessionaria Lacatena di Massafra (Taranto). Secondo l'accusa, il serbatoio del veicolo aveva un difetto: la realizzazione in materiale plastico di serbatoio e bocchettone dell'autovettura determinavano (a causa della caratteristica di isolamento del materiale plastico ed in occasione del rifornimento di carburante dell' autovettura) una riduzione del collegamento elettrico tra il tubo di rifornimento e la carrozzeria dell'auto, con conseguente pericolo di innescare l'accensione della miscela composta di vapori di benzina e aria.
L'inconveniente - secondo il pm - poteva essere agevolmente risolto con l'applicazione di un morsetto di metallo aggiunto (che consentisse il contatto tra le due parti: il tubo di rifornimento e la carrozzeria) all'imboccatura del veicolo, e ciò anche dopo l'aprile '94, mese in cui l'inconveniente fu reso noto dall'Ente federale tedesco per la Fisio-Tecnica.
Il pericolo - ritiene di aver ricostruito l'accusa durante le indagini - dall'aprile '94 era concretamente accertato e, infatti, l'Opel aveva avviato una campagna di richiamo (e soprattutto di intervento sui veicoli già venduti) che, tuttavia, - secondo il pm Nitti - si era rivelata «lacunosa» e «superficiale» e comunque «tendente a minimizzare i pericoli derivanti dall'inconveniente riscontrato».
Il 6 luglio '98 al termine di un percorso di una ventina di chilometri, da Bitonto a Bari, il veicolò si fermò presso un impianto di distribuzione di carburante di Bari; durante il rifornimento la carica elettrostatica accumulata dal veicolo «armò» la pistola erogatrice e provocò prima una scintilla, poi una fiammata che investì la donna che sedeva sul sedile del passeggero anteriore. Il marito della quarantacinquenne rimase ustionato all'avambraccio e alla mano sinistra mentre soccorreva la moglie.

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