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Legambiente - Incendi estivi, la responsabilità è dei comuni

Almeno 4 amministrazioni comunali su 10 non hanno attivato alcuna politica per prevenire i roghi. Più virtuoso il Nord
Incendio ROMA - L'Italia? Può pure andare a fuoco, almeno per quattro Comuni su dieci. Tanti infatti sono quelli che non fanno assolutamente nulla per prevenire i roghi nel proprio territorio. Per gli altri vale quello che gli insegnanti dicono ai genitori dei bambini svogliati, intelligenti ma non si applicano. E la lode va veramente a pochi, appena dieci i Comuni che si possono fregiare della bandiera «Bosco sicuro».
Le pagelle arrivano da Legambiente, che ha monitorato oltre 900 comuni italiani sull'applicazione della legge quadro anti incendio 353 del 2000 e sulla mitigazione del rischio incendi boschivi. Il risultato è il dossier Ecosistema incendi 2004, panoramica abbastanza desolante che mette a nudo inefficienze e ritardi dei Comuni nella lotta contro il fuoco. E stavolta non si può neppure parlare di Italia divisa tra un nord efficiente e un sud tardivo: le geografia non c'entra, e i brutti voti vengono dispensati un po' dappertutto.
L'indagine ha preso in considerazione, su 943 amministrazioni comunali contattate, i 345 Comuni che hanno subito incendi negli ultimi due anni. A questi è stato inviato un questionario con domande sull'applicazione della legge 353 anti incendi boschivi del 2000, che prevede tra l'altro il divieto per dieci anni di edificare o adibire a pascolo o zona di caccia i territori incendiati, e sulle opere di prevenzione messe in atto. In particolare, è stato chiesto se nel Comune esiste un responsabile della protezione civile, se c'è un catasto comunale dei territori dove sono scoppiati incendi negli ultimi cinque anni e se questi sono stati perimetrati, se ci sono presidi nei territori a rischio, se c'è un piano da far scattare in caso di emergenza, se c'è una campagna di informazione, rivolta soprattutto alle scuole e a pastori, contadini e cacciatori che frequentano i boschi.

I risultati, secondo Legambiente, sono deludenti: sebbene l'Italia sia un Paese dove il rischio incendi è elevato (lo scorso anno sono divampati quasi 10mila roghi che hanno bruciato oltre 90mila ettari di territorio, di cui 44mila di boschi e foreste) poco o nulla viene fatto nella prevenzione e nell'applicazione della legge.
Solo il 5% dei Comuni applica completamente la legge 353/2000; solo un Comune su cinque ha realizzato il catasto delle aree percorse dal fuoco. La manutenzione dei boschi, la prevenzione e l'avvistamento dei focolai sono praticate da meno del 40% dei Comuni. Solo un Comune su tre ha attivato convenzioni con il volontariato di protezione civile specializzato nella lotta agli incendi. Le campagne di informazione sono state realizzate solo da un Comune su 10.
Complessivamente, due Comuni su tre svolgono un lavoro insufficiente, e il 42% dei comuni non fa praticamente nulla per prevenire i roghi nel proprio territorio.
Le eccezioni, poche, ci sono: 10 comuni hanno raggiunto la votazione massima, 10/10, nel questionario di Legambiente: sono Lucca e Tavernelle Val di Pesa, (Firenze), in Toscana; Ameglia (La Spezia) e Seborga (Imperia) in Liguria; Bracigliano e Pollica (Salerno) e Maddaloni (Caserta) in Campania; Aviano (Pordenone) e Fogliano Redipuglia (Gorizia) in Friuli Venezia Giulia e Scandriglia (Rieti) nel Lazio. A questi Comuni Legambiente conferisce la bandiera «Bosco sicuro»: qualcosa di simile alle bandiere blu del mare pulito, solo che qui ad essere tutelati non sono i bagnanti ma gli alberi.
Agli antipodi ci sono Calolziocorte (Lecco) in Lombardia, Lucca Sicula (Agrigento) in Sicilia, Pomaro Monferrato (Alessandria) in Piemonte e Tarzo (Treviso) in Veneto, che si sono meritate 0: ovvero hanno risposto negativamente a tutte le domande su prevenzione, lotta agli incendi e ottemperanze degli obblighi di legge.
Complessivamente, la regione più attenta è risultata la Campania, dove due Comuni su tre hanno realizzato un catasto delle aree devastate dal fuoco. Seconde arrivano la Liguria e il Friuli Venezia Giulia, mentre le amministrazioni più sorde al rischio incendio sono quelle della Sicilia, della Basilicata e della Lombardia. Se guardiamo alle aree geografiche, il nord ha il record negativo di comuni «buoni»: solo il 28% applicano la legge e svolgono un lavoro di mitigazione del rischio, mentre il 72% ha una valutazione negativa da parte di Legambiente. Al Centro le percentuali sono del 34% di Comuni che svolgono un lavoro positivo, e del 66% di Comuni che viceversa lavorano male. Al sud la percentuale delle amministrazioni che applicano la legge è del 24%, mentre il 76% la disattende.

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