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Legittimo criticare sentenze e magistrati

Per la Cassazione ne hanno diritto tutti i cittadini perché così viene esercitato il «contrappeso» all'«elevato» grado di indipendenza e di autonomia della magistratura
Legittimo criticare sentenze e magistrati
ROMA - Tutti i cittadini, compresi gli avvocati e gli imputati, hanno diritto di criticare le sentenze e i comportamenti dei magistrati (specie quelli deontologicamente scorretti) perché in questo modo viene esercitato il «contrappeso» all'«elevato» grado di indipendenza e di autonomia della magistratura. Lo sottolinea la Cassazione. In particolare la V Sezione penale della Suprema Corte ha assolto - con la sentenza n.29232 appena pubblicata - un avvocato, Francesco Metta, condannato per aver scritto una lettera «ritenuta offensiva» al pubblico ministero del tribunale di Fermo, Gabriele Casalena.
Il legale difendeva un imputato di rapina sottoposto alla custodia cautelare in carcere e aveva sondato l'opinione del pm su una eventuale richiesta di liberazione del detenuto. Il pubblico ministero aveva risposto: «se fosse per me butterei al mare la chiave della cella del rapinatore». In reazione a questa frase l'avvocato inviò una lettera «ironica» al pm nella quale - ricorda la Cassazione - «dopo aver elogiato il tono pacato e lieve della risposta e sottolineato il senso di moderazione della pubblica accusa, affermava che per terminologie come queste un giorno "delinquenti alla Previti" potrebbero prevalere sui "giudici onesti"». Questa missiva costò al legale una condanna emessa dal giudice di pace dell'Aquila alla pena di 500 euro di multa oltre al risarcimento danni di 3 mila euro in favore del pm.
Contro questo verdetto l'avvocato ha protestato in Cassazione sostenendo che quanto scritto nella sua lettera era legittimato dal diritto di critica. Piazza Cavour ha giudicato «fondato il ricorso del legale». In proposito gli "ermellini" hanno sottolineato che «i magistrati italiani godono di piena indipendenza di giudizio e l'ordine giudiziario ha un rilevante tasso di effettiva autonomia: ciò comporta, tra l'altro, che per i loro provvedimenti giudiziari i magistrati non sono perseguibili penalmente né disciplinarmente, e non sono responsabili civilmente, a meno che le loro decisioni non siano frutto di palese negligenza o di dolo». «Il contrappeso all'elevato grado di indipendenza e di autonomia della magistratura - prosegue il Palazzaccio - non può che essere rinvenuto in una ampia possibilità di critica dei provvedimenti giudiziari che deve essere riconosciuta a tutti i cittadini e non soltanto ai cosiddetti addetti ai lavori «. La Cassazione rileva inoltre che «se è vero che i provvedimenti giudiziari ritenuti errati possono essere modificati soltanto con il rimedio delle impugnazioni, è pure vero che essi possono essere ampiamente ed anche aspramente criticati, come dimostrano le numerose e severe critiche ai provvedimenti giudiziari che quotidianamente possono essere lette non solo su riviste specializzate, ma anche su quotidiani». Ma la Cassazione si spinge oltre e prosegue affermando che la «legittima critica dei cittadini non deve limitarsi soltanto alle sentenze e alle loro motivazioni, ma può investire anche i comportamenti assunti dai giudici nell'esercizio delle loro funzioni». Spesso, dicono i supremi giudici, «alcuni comportamenti arroganti assunti nei confronti di avvocati, imputati e parti processuali, appaiono addirittura meno tollerabili di motivate decisioni contrarie agli interessi di una parte». E per il Palazzaccio è «giusto» che chi esercita la funzione del giudice si «astenga dall'assumere atteggiamenti che possano sembrare improntati a pregiudizio». Le «critiche» a tali atteggiamenti «contribuiscono, infatti, alla crescita della sensibilità collettiva ed "aiutano" chi esercita un pubblico potere a correggersi». Affrontando, infine, il caso concreto dell'avvocato Metta, Piazza Cavour sottolinea di ritenere legittima e non punibile la sua lettera in quanto il diritto di critica «deve essere certamente riconosciuto ai cittadini in un caso come quello raccontato, perché il comportamento censurato era stato assunto da un magistrato competente ad adottare provvedimenti sul bene più prezioso dei cittadini, dopo la vita, che è la libertà: ebbene in siffatte situazioni è necessario rispetto anche per chi ha sbagliato ed appare meritevole di sanzione ed equilibrio». Così la condanna all'avvocato è stata annullata.

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