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Fotovoltaico, oltre 800 impianti  Rischio-desertificazione in Salento

Sono più di 800 le istanze presentate per l’installazione di pannelli di silicio sui terreni agricoli di 68 comuni salentini. Il 20 per cento degli insediamenti è in corso di realizzazione. Si tratta di impianti al di sotto di 1 megawatt di potenza, per i quali è richiesta solo la dichiarazione di inizio attività presentata presso gli uffici tecnici cittadini (nel caso di impianti di potenza superiore, invece, le competenze spettano alla Regione)
• In pericolo migliaia di ettari di terra
• E lunedì a Bari vertice in Commissione
Fotovoltaico, oltre 800 impianti  Rischio-desertificazione in Salento
di FLAVIA SERRAVEZZA

BARI - Cresce la preoccupazione per le conseguenze connesse allo sviluppo selvaggio degli impianti energetici nel Salento. E la Provincia torna a chiedere la delega in materia alla Regione.

Ieri mattina, a palazzo Adorno, l’assessore provinciale alle Politiche energetiche, Giovanni Stefàno, assieme all’assessore alle Attività produttive e venatorie, Salvatore Perrone, ha prospettato, dati alla mano, un quadro allarmante per il futuro del territorio salentino: migliaia di ettari di campi saranno sottratti alla natura e alle produzioni silvo-agro-pastorali per consentire la realizzazione di centinaia impianti fotovoltaici. Distese di terreni con il destino segnato dalla desertificazione.

Sono più di 800 le istanze presentate per l’installazione di pannelli di silicio sui terreni agricoli di 68 comuni salentini, secondo il monitoraggio effettuato dall’ente di Palazzo dei Celestini. Il 20 per cento degli insediamenti è in corso di realizzazione. Si tratta di impianti al di sotto di 1 megawatt di potenza, per i quali la legge regionale 31 del 2008 richiede soltanto la dichiarazione di inizio attività (Dia) che viene presentata presso gli uffici tecnici cittadini (nel caso di impianti di potenza superiore, invece, le competenze spettano alla Regione).

«In questo modo - spiega l’assessore Stefàno - le aziende riescono ad aggirare la legge regionale e a farsi approvare i progetti in tempi molto rapidi: non è un caso che molte aziende tedesche, francesi o spagnole, scelgano di investire in Puglia». Poi lancia un appello al governo regionale: «La legge 31 del 2008 va bloccata - dice - serve un momento di riflessione perché ci stiamo esponendo a una speculazione energetica che rischia di devastare in maniera irreversibile il nostro territorio. Una pianificazione energetica a livello di territorio provinciale è indispensabile per evitare il proliferare indiscriminato di impianti ed è per questo che torniamo a chiedere la delega in materia: non possiamo più assistere passivamente allo scempio in atto».

Nell’attesa di una risposta da parte della Regione, la Giunta provinciale chiede a tutti gli enti locali di dotarsi degli strumenti di regolamentazione necessari ad evitare insediamenti indiscriminati nei territori di competenza. A tal fine, ha predisposto tre distinte deliberazioni sulle misure da adottare per gli impianti fotovoltaici (in questo caso, si chiede di mettere da parte un fondo per lo smaltimento dei pannelli), eolici e a biomasse, da sottoporre all’attenzione del prossimo consiglio provinciale.

A spingere l’ente di Palazzo dei Celestini ad effettuare un monitoraggio sugli impianti fotovoltaici realizzati o da realizzare nel Salento è stata, in particolare, la denuncia delle associazioni venatorie, secondo le quali questi insediamenti andrebbero a limitare ulteriormente le aree a disposizione per l’attività dei cacciatori.

«Il 21 gennaio scorso - spiega l’assessore provinciale Salvatore Perrone - il Comitato tecnico provinciale per la tutela faunistico-venatoria ha approvato all’unanimità le modifiche apportate al Piano faunistico venatorio 2009-2014, sulla base delle proposte avanzate dai cacciatori. Rispetto al piano attualmente in vigore sono state soppresse due oasi di protezione, una in prossimità di Galatina e una lungo il litorale tra Gallipoli e Ugento; inoltre, è stata fortemente ridotta una zona di ripopolamento e cattura compresa tra l’agro di Melendugno e quello di Vernole. Per compensare la superficie sottratta alla tutela venatoria, tra l’altro, sono state istituite due oasi di protezione, una tra Lecce e Novoli e una tra Guagnano e Squinzano». «Tutte queste modifiche - prosegue l’assessore Perrone - sono scaturite dalle critiche mosse dalle associazioni di categoria dei cacciatori sul vecchio piano venatorio; in particolare, hanno segnalato la riduzione delle aree per la cacciagione, aggravata dal pericolo dell’installazione di pannelli di silicio che renderanno aridi i terreni e che tra 20 anni nessuno saprà come smaltire».

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