Martedì 13 Novembre 2018 | 19:25

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Ecco perché l'Italia non cammina

Dura la Corte dei Conti. Prudenza nel decentramento amministrativo, la pressione fiscale è aumentata dal 41,9% al 42,8%. Troppi condoni e troppa evasione
ROMA - I segnali di peggioramento dell'indebitamento netto e dell'avanzo primario «richiedono una verifica degli obiettivi programmatici, anche in vista di una eventuale manovra correttiva». E' quanto sostiene il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Vincenzo Apicella nel giudizio sul rendiconto generale dello stato per l'esercizio 2003.
«Bisogna distinguere tra effetti congiunturali, indubbiamente positivi, e quelli permanenti. Trattasi, infatti, di misure straordinarie che non incidono sull'esigenza della spesa, che permane immutata ma ne impongono soltanto il rinvio agli anni successivi». Sono questi i «limiti» del decreto taglia-spese, evidenziati dal Procuratore Generale della Corte dei Conti.
«Se non si dovesse ricorrere, in un prossimo avvenire, a drastici rimedi, il problema previdenziale - già ora assai pesante - non potrà che peggiorare a danno dei lavoratori attuali e di quelli delle generazioni future. Nonché a danno dei bilanci pubblici». E ancora sottolineato che, a proposito della delega all'esame del Parlamento, «non si può prevedere come certo e assicurato il successo consistente negli ipotizzati incentivi alla scelta di permanere in servizio».

Il decentramento amministrativo deve essere adottato con la massima prudenza affinché «i processi avvengano senza che si verifichino, nei diversi livelli coinvolti, effetti di rimodulazione o accrescimento, con aumento di apparati organizzativi e, quindi, di crescita della spesa pubblica».
E il presidente di sezione della Corte dei Conti Fulvio Balsamo nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2003 ha precisato che nel 2003 le entrate sono cresciute in maniera limitata ma è aumentata la pressione fiscale, dal 41,9% al 42,8%.


«Per la prima volta dopo cinque anni - sottolinea la Corte dei Conti - anche il saldo corrente ha fatto registrare un valore negativo, attestandosi a -0,2% del Pil, con un peggioramento dello 0,9% rispetto al 2002. Ciò è da attribuire alla limitata crescita (2,2%) delle entrate correnti imputabile soprattutto al rallentamento delle imposte dirette ed indirette e ad un aumento più che doppio (4,5%) delle spese correnti, riferibile soprattutto alla forte accelerazione delle spese al netto degli interessi». La magistratura contabile evidenzia però che «nonostante la contrazione delle entrate tributarie di parte corrente, la pressione fiscale risulta aumentata dal 41,9% al 42,8% del Pil». La Corte dei Conti spiega a proposito che «le entrate in conto capitale, infatti, si sono incrementate dell'1,5% del Pil, per effetto dell'aumento delle imposte di conto capitale, tra le quali risultano compresi i proventi delle sanatorie fiscali».
Per queste ragioni «si prospetta l'eventualità che l'andamento della cessione continui a segnare il passo, con la conseguenza che i tempi prefissati possano non essere rispettati». Ha sottolineato Vincenzo Apicella riferendosi, nel Rendiconto Generale dello stato 2003, alla scip 2.
La Corte dei conti giudica quindi inefficace il sistema fiscale caratterizzato da troppi condoni e da troppa evasione. «Richiamo - ha detto il procuratore generale della Corte dei conti, Vincenzo Apicella, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato - i problemi connessi all'assenza di un valido sistema di monitoraggio, al troppo frequente ricorso a condoni e all'ancora troppa diffusa evasione. A quest'ultimo riguardo, incrociando i dati derivanti dalle denunce fiscali con quelle dell'Istat, si riscontrano preoccupanti anomalie, anche territoriali».

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