Giovedì 15 Novembre 2018 | 18:12

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Taranto - Truffa dell'uva da 300mila euro

Arrestate 4 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata. Compravano ingenti quantità di uva, ma non pagavano
TARANTO - Una truffa da oltre 300mila euro ai danni di numerosi agricoltori del versante occidentale della provincia di Taranto è stata scoperta dagli agenti della Squadra Mobile che hanno arrestato quattro persone in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Tommasino su richiesta del pubblico ministero Ida Perrone.
Il provvedimento è stato notificato al 31enne Massimo Di Rosa, originario di Maddaloni ma da qualche tempo domiciliato a Mottola, al 49enne Filippo Conte di Massafra, al 33enne Pietro Perrini di Alberobello ed il 39enne Michele Masellis di Bitritto. I quattro sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata.
Stando a quanto accertato dai poliziotti diretti dal vicequestore aggiunto Antonio Calcagni, tra agosto e settembre dello scorso anno, Di Rosa, spacciandosi per tale Francesco De Biase, sedicente titolare della multinazionale spagnola Femago, si è presentato, in compagnia di Conte, Perrini e Masellis, in alcune aziende agricole di Massafra, Castellaneta, Palagiano e Ginosa per intavolare trattative finalizzate all'acquisto ed all'esportazione di ingenti quantitativi di uva da tavola. L'aspetto distinto ed il modo di fare di Di Rosa, a cui non facevano difetto le auto di lusso ed i vestiti di gran pregio, hanno convinto molti imprenditori agricoli ad accettare di fare affari con lui. Di Rosa nella quasi totalità dei casi dava ai suoi interlocutori un acconto in contanti (la cifra variava tra i 500 ed i 1000 euro), pagando il resto della merce con assegni post-datati emessi su un conto corrente aperto da una donna nella filiale di una banca della provincia di Napoli. Gli assegni, tra ottobre e novembre, quando i malcapitati hanno depositato i titoli per riscuotere quanto pattuito, si sono rivelati scoperti in quanto il conto era stato subito chiuso. Le denunce alla polizia sono così immediatamente scattate anche se il compito degli investigatori si è rivelato molto difficile. Tutti gli indagati, infatti, hanno cambiato numero di telefono e sono letteralmente spariti dalla zona. A mettere i poliziotti sulle tracce di Di Rosa è stato il numero di targa della sua Volvo che un agricoltore diligente si era appuntato in occasione di un incontro. Dall'autovettura, intestata alla madre del 31enne napoletano, gli agenti sono risaliti a lui, già noto alle forze dell'ordine per precedenti specifici. La sua foto è stata riconosciuta dalle vittime e dunque si sono acquisiti gli elementi che hanno portato all'emissione dei provvedimenti restrittivi. I poliziotti sinora hanno scoperto 8 truffe ai danni di altrettanti imprenditori agricoli ma non si esclude che il giro fosse più vasto in quanto Di Rosa avrebbe avuto contatti e interessi anche in provincia di Bari.
Mimmo Mazza

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