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In Puglia e Basilicata

«Pronto, sono Cacace  hai visto mio figlio?  Beh, allora...trovilo!»

«Pronto, sono Cacace  hai visto mio figlio?  Beh, allora...trovilo!»
di LIVIO COSTARELLA 
Un tormentone popolare nella Bari Anni ‘80 ora tanto che il barese Silvano Dragonieri, classe ’79, pneumologo di professione con una grande passione per il cinema, ha deciso di farne un film: il titolo è «Trovilo! Una storia (quasi) vera» e sarà proiettato in anteprima domani, lunedì 18 gennaio, al cinema Armenise alle 20,45

17 Gennaio 2010

di LIVIO COSTARELLA 

Provate a citare il nome di «Cacace» a chi era un adolescente, a Bari negli Anni ‘80 e si aprirà un mondo di ricordi indelebile, nati attorno a un trio di ragazzi che infestarono la città con una serie di scherzi telefonici entrati nella storia. Il plot era quasi sempre lo stesso: il fantomatico signor Cacace cercava il figlio scomparso dal Convitto Cirillo, ma non venivano rispar miate macellerie, enoteche e pescherie, bersagliate da una caterva di parolacce e varia oscenità. Le registrazioni venivano poi riversate sulle audiocassette e il famoso «Trio Ciola» (così pare si chiamasse) fece in breve il giro della città, ascoltato in tutte le autoradio e gli stereo. Tanto che il barese Silvano Dragonieri, classe ’79, pneumologo di professione con una grande passione per il cinema, ha deciso di farne un film: il titolo è «Trovilo! Una storia (quasi) vera» e sarà proiettato in anteprima domani, lunedì 18 gennaio, al cinema Armenise alle 20,45.

«Ho cominciato a scrivere la sceneggiatura nel 2006 – spiega Dragonieri -, poi tra riprese e post-produzione l’ho completato nel 2008, per via degli impegni lavorativi. Il film dura 80 minuti, è totalmente autoprodotto e ne ho curato ogni aspetto. I protagonisti sono Marco Lopez, Alessio Giannone, Luigi Volpe e Paolo Manfredi, ma hanno partecipato altri volti noti come Renzo Belviso, Pinuccio Sinisi e Lino Deve nu t o . Tra gli altri anche Paolo Bux e Carlo Strag apede. La regia è di Ro- berto Cillo, il suono di Tom- maso Danisi». 

Com’è nata l’idea? «Volevo raccontare gli Anni ’80 della mia infanzia e un mondo che non c’è più. Ho immaginato la vita dei mitici tre (ma forse erano quattro), partendo dalla loro goliardia telefonica». 

Si è mai saputa la loro identità? «Tuttora è un mistero. Probabilmente si trattava di tre ventenni ex allievi del convitto Cirillo che intorno all’87 cominciarono a registrare i loro scherzi. Oggi se ne contano più di 150 e grazie a internet si possono rintracciare su Youtube o in alcuni siti a loro dedicati». 

Intorno a questa storia sono fiorite anche molte leggende? «Forse furono anche scoperti e portati in questura. Per poi essere rilasciati dallo stesso commissario, divertito dall’ascolto degli scherzi. Tutti ricordano anche il bidello del “Cirillo”, Nicola Guardavaccaro, scomparso nel 2003: era uno dei bersagli preferiti del trio, ma rispondeva a tono e si faceva valere. Ma ci fu anche un risvolto romantico della vicenda: dopo l’ennesima telefonata, la vittima spesso li riconosceva e la serie di improperi in dialetto si trasformava in un tono di cordialità sinistra, interrotto persino da qualche risata reciproca». 

Oggi sarebbe pensabile rifare simili scherzi? «Non credo proprio. Con la tecnologia odierna, un trio simile verrebbe scoperto e denunciato dopo pochi minuti. Certe loro espressioni sono entrate nel gergo comune, come quella urlata a Guardavaccaro: «Jacchie a mio figlio! Trovilo!». La verità è che il signor Cacace e sua moglie lo stanno ancora cercando».
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