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In Puglia e Basilicata

L'Università di Bari ad Aldo Moro in una cerimonia semplice

L'Università di Bari ad Aldo Moro in una cerimonia semplice
Alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico di Bari e l'intitolazione dell'Ateneo al compianto statista ucciso dalle Brigate Rosse. Un grande quadro, scoperto ieri, ora lo ricorderà per sempre
• Le parole profetiche dello statista: «La mia vita è legata a questo luogo»
• LA CRONACA DI IERI

16 Gennaio 2010

di GAETANO CAMPIONE 

BARI - Il problema, ora, è trovare una collocazione. Il rettore, Corrado Petrocelli, non nasconde un pizzico di imbarazzo: l’imponente quadro che rappresenta Aldo Moro, donato all’Ateneo dalla Federazione dei centri studi intitolata allo statista pugliese, è decisamente ingom- brante. A scoprire l’opera, alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, Agnese e Giovanni Moro. Cerimonia semplice. Nel salone degli Affreschi la figlia di Moro, nel ruolo di madrina, tira la cordicella, la tela che nasconde l’opera del pittore Vito Stramaglia cade e i flash dei fotografi impazziscono. 

Napolitano scambia un paio di battute di circostanza col rettore. Nel palazzo dell’Ateneo c’era già stato. È stato contento per i lavori di restauro della facciata e si è informato sul numero degli iscritti, in aumento e quindi in controtendenza rispetto alla media del Paese. Infine, il piccolo buffet prima di risalire in auto e raggiungere la Prefettura. 
Nel cortile dell’Ateneo, il presidente della Regione, Nichi Vendola, ribadisce: «Questa è una giornata memorabile. Si dicono tante sciocchezze sul Mezzogiorno, presentandolo come un buco nero. Invece la realtà è diversa. Le Università del Sud, il mondo intellettuale e della ricerca, nel Mezzogiorno d’Italia non possono essere guardati con sguardo stereotipato come si è fatto ultimamente. È un pò la restituzione dell’onore agli atenei del Sud. Non c’è sviluppo possibile se non si investe in cultura e ricerca». 

Petrocelli annuisce. Le parole di Vendola, ma soprattutto quelle di Napolitano, rappresentano qualcosa di più di una iniezione di fiducia: «Il presidente della Repubblica ha detto quello che ci aspettavamo dicesse. È stata un’attestazione di stima per il nostro ruolo che, spero, possa rappresentare la svolta per il futuro» . C’è una condivisione sugli obiettivi da raggiungere e sul percorso da scegliere: «Napolitano ha sottolineato l’importanza di come i criteri debbano essere equi. La diversità deve rappresentare una ricchezza, una risorsa. Non ha senso comparare un Politecnico con una Università qualunque». Ma Petrocelli è rimasto colpito anche da un altro particolare. 
Alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico e di intitolazione dell’Università ad Aldo Moro, c’era no numerosi rettori. Non solo del Sud: «Cito a memoria quelli di Siena, Perugia, Padova, Ferrara e Torino». Qual è il significato di questa presenza? «Che qui, con quel poco che abbiamo, alla fine, lavoriamo bene. Il capitale umano qualificato c’è. Noi lo formiamo, gli altri lo portano via. Perché al Nord c’è un tessuto produttivo più forte. Spero che la tendenza si inverta. Da tre anni a questa parte stiamo cercando di cambiare. In meglio. Forse, ci siamo riusciti».
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