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In Puglia e Basilicata

Sanitopoli pugliese Tarantini: pagavo il 5% sugli appalti

Sanitopoli pugliese Tarantini: pagavo il 5% sugli appalti
di GIOVANNI LONGO 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI
 
Le rivelazioni dell’imprenditore incastrano il direttore amministrativo della Asl, che avrebbe ricevuto 100mila euro, e un altro funzionario. Le tangenti pagate in ascensore. «Gianpi» ha svelato i meccanismi con cui otteneva gli appalti nella maggiore azienda sanitaria barese: soldi, favori, regali ed escort in cambio di gare d’appalto addomesticate
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• LA GIORNATA DI IERI

16 Gennaio 2010

di GIOVANNI LONGO 
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI
 

BARI - Si basa sulle dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini, l’ex re delle protesi ortopediche, l’operazione che ieri ha portato ai domiciliari i due funzionari della Asl di Bari, l’ex capo degli appalti Antonio Colella e Michele Vaira. Gianpi, anche lui ai domiciliari da settembre, ha parlato con gli investigatori per diverse volte a inizio dello scorso novembre. Ed ha svelato i meccanismi con cui otteneva gli appalti nella maggiore azienda sanitaria barese: soldi, favori, regali ed escort in cambio di gare d’appalto addomesticate. Le sue parole, però, secondo il gip Vito Fanizzi non integrano i gravi indizi di colpevolezza nei confronti della ex manager Lea Cosentino e del direttore sanitario Francesco Lippolis, e così la richiesta per il loro arresto è stata respinta. Rigettata una nuova richiesta di arresto anche per o stesso Tarantini. La procura ha annunciato che farà ricorso al Riesame. 

COLELLA - Le dichiarazioni di Tarantini partono dai rapporti con Antonio Colella. «Ho conosciuto Colella quando lui era direttore amministrativo del San Paolo; all’epoca avevo concordato una percentuale del 5% su tutti gli ordini che mi sarebbero arrivati; mantenni la promessa anche quando fu trasferito alla Asl per gli ordini e tutte le ulteriori gare nuove (pulizie, rifiuti, bar, ecc.) alle quali avrei potuto partecipare attraverso accordi con le ditte appaltatrici (...). Concordai il 5% sull’importo degli ordini, 5% sull’importo della mia mediazione. Pagavo solitamente nell’ascen - sore della Asl (...) pagavo sempre all’interno della Asl: corridoio, ascensore, bar; una volta Colella venne a casa mia a prendere i soldi; a casa mia veniva solitamente la domenica mattina per mettermi al corrente dell’evoluzione delle pratiche relative alle mie forn iture». 

100.000 EURO - «A Colella credo di aver dato, su 2 milioni di euro di delibere, circa 100mila euro. Non so che uso ne abbia fatto, so che giocava, soprattutto ai cavalli. La prestazione della De Nicolò (una escort, ndr) fu un regalo extra non legato ad alcuna agevolazione». Tarantini sostiene di aver favorito la nomina di Colella a capo degli appalti. «Avevo caldeggiato la nomina di Colella con la Cosentino, lei all’inizio non era d’accordo poi prese informazioni e lo nominò». 

GLI ALTRI FUNZIONARI - «Con Vaira (Michele Vaira, da ieri ai domiciliari, ndr) avevo concordato il pagamento a suo favore di 1.000 euro a delibera» racconta ancora Tarantini ai pm, «lui era il funzionario istruttore; lui predisponeva la delibera e la liquidazione, i soldi li consegnavo alla Asl in posti nascosti. (...) Ho avuto rapporti anche con T., altro impiegato al quale feci il piacere di far assumere il figlio nell’edicola della stazione. T. mi favoriva, su ordine di Colella, velocizzando l’inse - rimento dei codici nelle pratiche relative alle determine approvate in mio favore. A T. non ho mai corrisposto danaro, solo un cestino a Natale; lui faceva finta di favorirmi». 

LIPPOLIS - Tarantini parla anche del direttore amministrativo della Asl: ma le sue parole non devono essere state ritenute attendibili, dal momento che il gip ha negato l’arresto. «Con riferimento a Lippolis - racconta - preciso che appena nominato gli feci notare che avevo tre delibere alla sua firma dicendo che gli avrei riconosciuto una tangente di 30mila euro complessivi; si tratta delle prime tre delibere da lui firmate dopo il suo insediamento quale direttore amministrativo; è vero che il direttore amministrativo non ha potere di valutazione, ma le può tenere bloccate per anni, cosa che fece a dicembre/gennaio 2009 dicendomi di aver saputo che c’era una indagine in corso sul mio conto della GdF; aveva saputo ciò dall’investigatore privato T.. I soldi li versai in tre tranche sempre in ascensore». Tarantini parla anche delle modalità di nomina di Lippolis a direttore amministrativo della Asl di Bari, nomina che secondo il pm è stata indotta da Tarantini: «La nomina di Lippolis era gestita dai politici, so per certo che questi era appoggiato da Mario Loizzo. Calasso (direttore sanitario della Asl, ndr) è uomo della Cosentino, oltre ad essere cugino o procugino di Emiliano (il sindaco di Bari, ndr)». 

COSENTINO - Tarantini parla poi dei suoi rapporti con Lea Cosentino, finita ai domiciliari giovedì nell’ambito di un altro fascicolo, raccontando persino di una presunta relazione con la manager: «Al di là di un rapporto sentimentale che ho avuto con lei - dice - lei vedeva in me un’ancora di salvezza per la sua realizzazione professionale in virtù delle conoscenze che avevo a livello barese prima e nazionale poi. Io ero veramente amico della Cosentino, ho tentato di corromperla, ma senza risultati. Non voleva fare accordi per avvantaggiare altri, se doveva farlo lo faceva per me. Non mi ha consentito neanche di pagarle la vacanza in Sardegna, era terrorizzata dal fatto che Vendola potesse sapere che commetteva illeciti; non ricordo se pagai i biglietti a lei e all’amica ... per il viaggio in Sardegna; le pagai una notte al De Russie e un biglietto Roma-Nizza per andare a Montecarlo». Nel riassunto dei capi di imputazione, il gip riporta poi che Tarantini avrebbe regalato alla Cosentino un Rolex Daytona e un cappotto di marca. Gianpi rivela poi un altro particolare sulla carriera della manager: «Già si sapeva - dice a verbale - dell’esistenza di un’indagine a carico di Tedesco, e Vendola le aveva proposto la nomina ad assessore; lei mi chiedeva una sponsorizzazione su De Santis e Frisullo che erano miei amici». 

BERLUSCONI E FITTO - «La Cosentino non mi ha mai chiesto di conoscere il presidente Berlusconi - si legge ancora nel suo verbale al pm - glielo proposi io, ma lei non ha mai accettato i miei inviti. Solo verso febbraio-marzo 2009 manifestò interesse: ciò accadde quando era sfumata la possibilità di diventare assessore ed era stata resa nota l’indagine su Tedesco che riguardava anche lei». Gianpi risponde poi agli inquirenti su una telefonata con il ministro Raffaele Fitto: «Anche con Fitto parlai della Cosentino in occasione del primo incontro che ebbi con lui; gli proposi di organizzare un pranzo, cosa che lui escluse potesse accadere, credo per motivi politici».
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