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Truffa a società finanziarie: tre arresti a Taranto

Truffa a società finanziarie: tre arresti a Taranto
TARANTO - Militari del comando provinciale della guardia di finanza di Taranto hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare a tre persone accusate, a vario titolo, di far parte di un sodalizio criminale dedito alle truffe aggravate e continuate. L’entità complessiva dei raggiri è di oltre 500 mila euro. 

14 Gennaio 2010

TARANTO - Militari del comando provinciale della guardia di finanza di Taranto hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare a tre persone accusate, a vario titolo, di far parte di un sodalizio criminale dedito alle truffe aggravate e continuate. L’entità complessiva dei raggiri è di oltre 500 mila euro. 

In particolare, le Fiamme gialle hanno accertato che le tre persone utilizzavano documentazione falsa al fine di ottenere illecitamente ingenti somme di denaro attraverso le modalità di cessione 'del quinto dello stipendiò o 'delega dello stipendiò. In pratica veniva chiesto un prestito personale con la caratteristica che la rata veniva addebitata direttamente dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico con un bonifico fisso mensile sulla busta paga o sulla pensione.

A Donato Spezzacatena, di 44 anni, di Statte, amministratore della società di intermediazione creditizia Copi spa, è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere mentre sono stati concessi gli arresti domiciliari ad Angelo Di Corrado, di 37, consulente del lavoro, e Donato Fragnelli, di 42, amministratore della Allufer srl. I tre e altre due persone denunciate a piede libero sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe ai danni di sei società finanziarie. Altre 23 persone risultato indagate nella stessa inchiesta. 

I falsi lavoratori, presentandosi come dipendenti dell’Allufer (in liquidazione dal 2006) e della ditta San Marco metalmeccanica, risultata inesistente, raggiravano le finanziarie chiededo finanziamenti con cessione del quinto dello stipendio o con delega dello stipendio tramite buste paga e documenti fittizi. Ciò avveniva con la collaborazione di operai e parenti di pregiudicati a cui andava una parte del prestito erogato.
Il volume di affari illecito è stato stimano in circa 790 mila euro.
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