Giovedì 11 Agosto 2022 | 07:45

In Puglia e Basilicata

Una lettera da Brindisi «Io, finito in carcere per l'amore dei miei figli»

Una lettera da Brindisi «Io, finito in carcere per l'amore dei miei figli»
Separato dalla moglie quattro anni fa iniziano subito forti contrasti perchè gli vengono negati i figli. Accusato e condannato per stalking viene arrestato per evasione: «Ero in garage ma per le forze dell’ordine sono stato considerato un evaso». «Credo nella giustizia ma è il secondo Natale che passo senza vedere le mie creature»

13 Gennaio 2010

Sono stato condannato a un anno e due mesi di reclusione per il reato di “Stalking”. Un reato in genere commesso da amanti rifiutati, da persone spesso disturbate mentalmente che conducono vere e proprie persecuzioni nei confronti delle loro vittime. Voglio brevemente raccontare la mia storia spiegando i motivi che la distinguono da tante altre con l’unico scopo di chiarire, anche a me stesso, i motivi che mi hanno portato a sbagliare e la complessità di una realtà che non è facile capire quando non la si vive in prima persona. Nel premettere che accetto la condanna poiché fiducioso del fatto che la giustizia nei suoi vari gradi di giudizio saprà sicuramente riconoscere la specificità del mio caso, è mia speranza condividere con tutti il disagio esistenziale che mi ha portato fino a tal punto. 

Circa quattro anni fa io e mia moglie ci siamo separati ed i rapporti hanno subìto un deterioramento tale da determinare gradualmente la impossibilità di comunicare con la mia ormai controparte per avere notizie dei miei figli. Ho provato in tutti i modi possibili di evitare che ciò accadesse: ho chiesto ed ottenuto di vederli presso un consultorio familiare e ciò mi fu concesso per un’ora alla settimana. Ho calcolato che in due anni li ho potuti vedere per venti ore: neanche un giorno in due anni. Sono stato ridotto agli arresti domiciliari poiché considerato “pericoloso” quando, sbagliando, ho alzato di molto i toni delle conversazioni telefoniche durante le quali era mia intenzione protestare vivamente per l’atteggiamento di “embargo filiare”. 

Ho provato a rivolgermi al servizio pubblico di psichiatria per capire se nella mia mente disperata per la mancanza dei figli stesse accadendo qualcosa di grave: ottenendo il permesso dal giudice, mi sono recato presso il DSM di Brindisi dove mi fu detto “…ci spiace, i medici sono ad un convegno…”. L’ap - puntamento successivo lo ho ottenuto solo un mese dopo ed ancora non sono riuscito a tutt’oggi a parlare con uno psichiatra. Il grado di esasperazione che mi assale mi porta spesso a riflettere sul fatto che persone condannate all’ergastolo ed attualmente recluse hanno la possibilità di vedere i propri figli, io no. 

Vorrei sfidare chiunque a non perdere i lumi della ragione quando si vede negato un diritto così importante. Certa stampa mi ha ritratto come un mostro sbattendo la mia peggior foto in prima pagina come se fossi un fenomeno da baraccone senza curasi del dramma della paternità negata, senza approfondire il mio disagio interiore generato dall’allontanamento forzato dal più grande degli amori: quello per i propri figli. Intanto, ho passato il secondo natale senza i miei figli. Avrei voluto regalare loro degli abiti, delle scarpe ma non mi è dato più neanche sapere la loro taglia o il numero delle scarpe che portano. 

I giudici non possono sapere quanto amo i miei figli, non possono capire che non torcerei mai loro un capello, che non mi permetterei neanche di alzare la voce con loro. Nonostante tutto non perdo la fiducia nella giustizia, quella con la “G” maiuscola che prima o poi si accorgerà che oltre che protagonista di una triste storia di amore genitoriale calpestato, sono coinvolto nella complessità di un dramma secondo il quale si procede spesso “a senso unico”. 

Spesso alcune madri, appoggiate dai propri genitori, considerano i figli come una loro esclusiva proprietà dimenticando che i figli sono stati desiderati e concepiti in due e che entrambi i coniugi hanno il diritto di poterli vedere, di parlare con loro, di dirsi almeno “ciao, come va?”. Il mio secondo Natale senza figli è stato addobbato dalla cornetta fuori posto della casa in cui i miei figli crescono senza una mia carezza, senza che io possa almeno intuire se stanno bene, se hanno il raffreddore o no, se e come vanno a scuola. Se la disperazione mi ha condotto a sbagliare, accetto e faccio ammenda dei miei errori ma, vi prego, almeno voi spiegate ai miei figli che li amo e che non riesco a concepire la mia esistenza senza di loro. 

Concludo con un pensiero di Michele Vettore, padre e avvocato separato: “Aspetto con pazienza di vedere censurato il comportamento di quelle madri, estremamente prevaricatrici nei confronti dei diritti di padri e figli, che, forti del favore che viene loro riconosciuto da chi male interpreta (per non dire disapplica) la legge, si dilettano a trattare il coniuge non affidatario come un "mendicante", al quale poter decidere se, come e quando "concedere" di poter stare con il proprio figlio. Dovrebbero, gli operatori del diritto, capire che tale disparità di trattamento fra i coniugi è assolutamente ingiustificabile e sintomo di generale malessere”. 

Ieri, 11gennaio 2010, essendo io agli arresti domiciliari, sono sceso nel garage della mia abitazione per mettere la benzina alla moto che avrei usato il giorno dopo per andare al lavoro: i Carabinieri hanno citofonato a casa mia e, non trovandomi, mi hanno arrestato per evasione e sono stato condannato a sei mesi. Tutto ciò per una separazione coniugale… Massimiliano Malfitano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725