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In Puglia e Basilicata

Regionali: nel Pd pugliese si guarda  ai numeri di Emiliano

Regionali: nel Pd pugliese si guarda  ai numeri di Emiliano
A Roma allargano le braccia, a Bari si contano col pallottoliere. È questa la fotografia del Pd a pochi giorni dall’assemblea che dovrà scegliere tra candidare Francesco Boccia, mantenendo il patto con l’Udc, e correre con Nichi Vendola perdendo il sostegno del partito di Casini
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13 Gennaio 2010

di BEPI MARTELLOTTA 

BARI - A Roma allargano le braccia, a Bari si contano col pallottoliere. È questa la fotografia del Pd a pochi giorni dall’assem - blea che dovrà scegliere tra candidare Francesco Boccia, mantenendo il patto con l’Udc, e correre con Nichi Vendola perdendo il sostegno del partito di Casini. All’appuntamento di sabato allo Sheraton, non a caso, si preannuncia anche la presenza di Massimo D’Alema, il leader Pd promotore dell’alleanza con Casini e sinora «sconfessato » dal partito pugliese, diviso di fronte alla necessità di dire addio a Vendola. «Non ci sto capendo nulla nemmeno io - ha confessato il presidente della Fondazione Italianieuropei - non so, non ho partecipato alle riunioni». Ma una cosa è certa: «vado venerdì in Puglia», nell’ennesimo, ultimo tentativo di rimettere le cose a posto. Si diceva del pallottoliere. Il ruolo di Mi - chele Emiliano, cui fanno capo 38 delegati, diventa infatti strategico perché i 64 delegati che sulla carta appoggiano la linea Boccia - guidati da Sergio Blasi - prevalgano sui «primaristi», ovvero il fronte che sostiene Vendola. E se l’ago della bilancia tenuto dal sindaco di Bari dovesse pendere a favore dell’altra parte (i 25 delegati franceschiniani), col supporto dei «transfughi», ci sarebbero i numeri previsti dallo Statuto (76 su 126 delegati) per chiedere le primarie anche in deroga agli accordi politici previsti dal part ito. Una posta pesante, insomma, che Emiliano sta giocando in queste ore su diversi tavoli: da un lato quello dell’ex amico Nichi, che punta tutto sulla scelta delle primarie e che sarebbe pronto a stendere tappeti rossi agli uomini del sindaco di Bari negli assetti della futura giunta pugliese. Dall’altro, quello del partito romano guidato da P i e rl u i g i Bersani, mai come ora pressato da un bel pezzo dei suoi vertici insorti contro la decisione di escludere le primarie. Da Michele il Gladiatore, insomma, dipende tutto: l’esito delle regionali per il centrosinistra pugliese ma, in parte, anche la tenuta del partito nazionale dopo la prova elettorale di marzo. «Emiliano? Un giorno dice una cosa, un giorno ne dice un’altra. È il campione del bizantinismo - dice Beppe Fioroni in Transatlantico - è l’imperatore dell’Impero Romano d’Oriente». Prova ne è la necessità per Boccia di raccogliere firme sul documento da portare in assemblea che sostiene la coalizione con l’Udc, onde stanare i pro e i contro la sua candidatura. «Abbiamo iniziato oggi la raccolta delle firme, c'è tempo. Ma - dice il deputato candidato - non è questo il punto. Il punto è il chiarimento che va fatto dentro il Pd. Bisogna capire quale centrosinistra vogliamo costuire per il futuro. Vogliono Vendola? Bene. Si tengano Vendola e la sua sinistra da bere, di quelli che parlano del dolore visto negli occhi dei disoccupati e prendono 20mila euro al mese, la sinistra del tribuno della plebe». Quanto all’a s s e m bl e a , «se il Pd decide le primarie, l’Udc non ci sta e la mia candidatura viene meno. Se la coalizione non comprende Vendola forse è più debole, ma se non comprende Casini sicuramente è più debole». A Boccia, intanto, arriva il sostegno del Partito Socialista, che ieri ha ufficializzato il suo sì all'alleanza con l'Udc e il suo no alle primarie (a meno che non le chieda tutta la coalizione), sollecitando un rinvio al 2015 dello sbarramento al 4% previsto dalla legge elettorale. Bersani, che intanto oggi incontrerà il segretario Prc Paolo Ferrero (anche lui sostenitore delle primarie), da Roma guarda il caos pugliese e prega: «Vediamo cosa succede da qui a sabato».
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