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In Puglia e Basilicata

Bufera su Vigili del fuoco di Bari Le «vittime»: fino a 300 € per un certificato antincendio

Bufera su Vigili del fuoco di Bari Le «vittime»: fino a 300 € per un certificato antincendio
di GIOVANNI LONGO 
L'arresto lo scorso venerdì di Giovanni Micunco, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Bari, Luigi Cippone, funzionario addetto all’ufficio prevenzione incendi e Rocco Mercurio, dipendente dell’Ispesl (Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) ha scoperchiato un sistema stratificato di favori per ottenere servizi. Lunedì i funzionari si presenteranno dinanzi al Gip
• Le testimonianze: pratiche prima «appesantite» e poi sbloccate

10 Gennaio 2010

di GIOVANNI LONGO 

Le pratiche per ottenere il rilascio del certificato di prevenzione incendi presentate da scuole, enti ecclesiastici e persino dall’Archivio di Stato rimanevano nel cassetto. Altre istanze presentate per conto di privati, costretti forse ad «oliare» il meccanismo, venivano invece «seguite» con maggiore attenzione ed evase con celerità, talvolta addirittura pochi giorni rispetto ai due anni di attesa imposti invece, per esempio, ad una scuola. 

Il retroscena, ricostruito dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, ipotizzato dalla Procura, è stato «condiviso» dal gip del Tribunale di Bari Michele Parisi nell’ordinanza con cui Giovanni Micunco, comandante provinciale dei vigili del fuoco, Luigi Cippone, funzionario addetto all’ufficio prevenzione incendi, Ro c c o Mercurio, dipendente dell’Ispesl (Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) di Bari sono finiti venerdì mattina agli arresti domiciliari. Dieci gli indagati dal pm inquirente Francesca Romana Pirrelli, che ipotizza a vario titolo i reati di concussione, peculato, truffa aggravata, falso materiale ed ideologico in atto pubblico. L’associazione a delinquere, invece, non è stata condivisa dal gip che infatti non l’ha contestata nell’ordinanza di custodia cautelare. 

Secondo il gip, Cippone «agli occhi del privato si presenta come un vero e proprio deus ex machina» in quanto capace di farsi assegnare la valutazione delle istanze «e di trattarle con una celerità e speditezza assolutamente incredibili». Tra gli elementi investigativi raccolti dai militari del Gruppo tutela spesa pubblica della Guardia di Finanza agli ordini del tenente colonnello Salvatore Paiano, c’è anche un elenco riepilogativo di 20 «pratiche inevase» di cui è responsabile l’ingegnere Luigi Cippone. Nella lista ci sono tra gli altri richiedenti in attesa di risposta, sette scuole, una banca, sei società piccole e grandi, l’Archivio di Stato e «l’istituto suore oblate Suor Benedetta». 

«Il numero tutt’altro che trascurabile e i tempi di giacenza - si legge nell’ordinanza - rivelano in modo inoppugnabile come il Cippone potesse, senza alcuna remora, determinare a proprio piacimento i tempi per il rilascio della certificazione di prevenzione antincendio che (...) costituisce la premessa per l’esercizio di attività produttive e commerciali. Di tal che è di immediata evidenza come il protrarsi della procedura sia foriera di danni connessi al mancato guadagno». 

«L’intervento del Cippone - spiega S. N. una delle presunte "vittime" dell’indagato sentito a sommarie informazioni dagli investigatori - era finalizzato solo ed esclusivamente alla tempistica e non ai contenuti tecnici degli stessi progetti che in tutti i casi sono completi e rispettosi della normativa vigente. Tali dazioni si sono concretizzate in denaro contante che, mio malgrado, ho dovuto corrispondere al Cippone e consistente in una somma variabile da 200 ai 300 euro per pratica. Tali versamenti sono avvenuti circa tre o quattro volte, nel 2006. Avrò versato al Cippone all’incirca 1.200 euro in denaro contante nelle sue mani, sia nel suo ufficio presso i vigili, sia in Bari città. Io mi sono attenuto a quanto egli mi faceva capire». 
«L’inizio o la prosecuzione dell’attività commerciale economica dei committenti - argomenta il gip - non poteva non essere subordinata al rilascio della certificazione, di tal che ove questa ritardava, allo stesso modo si procrastinava l’attività produttiva con i relativi introiti». 

A «soffrirne», sempre secondo il gip, l’arretrato da «ascriversi quantomeno a titolo di concausa alla minore profusione di impegno» relativamente alla altre pratiche non accompagnate da indebite dazioni. «Non è inopportuno evidenziare come queste ultime pratiche risultassero relative a istanze avanzate per lo più da enti pubblici o enti ecclesiastici».
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