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In Puglia e Basilicata

A casa di Fratoianni Vendola e Boccia muro contro muro

A casa di Fratoianni Vendola e Boccia muro contro muro
di BEPI MARTELLOTTA 
Alla fine il faccia a faccia c’è stato. Francesco Boccia e Nichi Vendola, dopo i reciproci inviti al confronto disertati, si sono visti ieri pomeriggio in «gran segreto» a casa di Nicola Fratoianni, il coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, insieme al «negoziatore» Sergio Blasi, segretario regionale Pd. E il risultato è stato palla al centro. Sarà l’assemblea regionale dei Democratici, slittata a venerdì pomeriggio o sabato mattina, a dipanare la matassa, ormai diventata un vero e proprio caso nazionale
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11 Gennaio 2010

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Alla fine il faccia a faccia c’è stato. Francesco Boccia e Nichi Vendola, dopo i reciproci inviti al confronto disertati, si sono visti ieri pomeriggio in «gran segreto» a casa di Nicola Fratoianni, il coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, insieme al «negoziatore » Sergio Blasi, segretario regionale Pd. E il risultato è palla al centro: il muro contro muro, tra il candidato del Pd che invoca la priorità della coalizione e il governatore uscente che sollecita le primarie per la scelta del candidato del centrosinistra, resta tutto. Sarà l’assemblea regionale dei Democratici, slittata a venerdì pomeriggio o sabato mattina, a dipanare la matassa, ormai diventata un vero e proprio caso nazionale. 

In mattinata Vendola, al termine dell’assemblea regionale di Sel, aveva preannunciato la sua posizione ferma al punto di partenza: «ribadirò a Boccia la necessità delle primarie come unica alternativa ad una convergenza del Pd sul mio nome». Il presidente preferisce tenersi alla larga dal dibattito interno al Pd, ma il pressing dei vertici del partito su Bersani e la spaccatura del partito pugliese sul tema sa bene che giocano a suo favore. Nel luogo «simbolo» delle proteste interne al Pd, l’hotel Excelsior dove il 28 dicembre i «vendoliani» fecero slittare l’assemblea che avrebbe dovuto incoronare l’allora candidato, il sindaco di Bari, ieri Nichi ha radunato il suo popolo per scandire quanto va ripetendo da tempo. «Nessun potere forte, nessun imprenditore - si chiami Angelucci o Tarantini - a cui risulto scomodo potrà far scomparire l’esperienza di cinque anni di governo». Nè «sono disposto a sparire per accontentare il colpo di bacchetta magica, l’abracadabra inventato» dal Pd di D’Alema insieme all’Udc di Casini. Anzi, sì alle coalizione allargate «ma sui temi, sui programmi», perché altrimenti la sconfitta del centrosinistra, già segnata dalle due candidature in campo, diventa una certezza quando «l’allargamento implica un’amputazione, quella della sinistra» e, nell’abbraccio con l’Udc, «diventa trasformismo». 

La sinistra, infatti, non ci sta a sacrificare il «suo» Vendola: Sel ha ufficialmente interrotto ogni tavolo negoziale col centrosinistra in tutta Italia, perché -spiega Fratoianni - «per noi la costruzione di una coalizione unitaria non può che passare dalle primarie». Inoltre, il popolo di Sel in un documento annuncia, insieme alla sospensione dei tavoli, «mobilitazioni in tutta la Puglia a sostegno della ricandidatura di Nichi Vendola» e «mobilitazioni a sostegno dei diritti civili e sociali dei lavoratori immigrati». 

Mentre le vicende quotidiane, come quelle di Rosarno, «chiedono di ricostruire una forte ed efficace presenza di sinistra nel paese, il Pd alimenta un dibattito incomprensibile sulle alleanze, segnato da una subordinazione assoluta all’Udc e dall’assenza di qualsiasi profilo programmatico». Non solo, in Puglia «l'unica proposta avanzata dal candidato-esploratore Boccia è quella di dare il via ad una “privatizzazione dolce” dell’Acquedotto pugliese», prospettiva questa negata a gran voce da Nichi e i suoi sostenitori. «La scelta di rompere con la sinistra e con tanta parte della società pugliese rifiutando ogni percorso di legittimazione democratica è inaccettabile - riporta il documento - e si configura come uno snaturamento della linea congressuale stessa del Pd». 

Vendola, che sul sito che rilancia la sua candidatura ha già ottenuto oltre 5.200 sottoscrizioni, va oltre: la scelta di decidere a tavolino la sua uscita di scena sarà «il suicidio politico del Pd». E lancia un appello ai Democratici perché non sacrifichino, in nome del veto postogli da Casini, la natura stessa del loro partito. Un richiamo allo Statuto Pd che suonerà come una sveglia per le orecchie dei «primaristi » pronti alla battaglia nell’assemblea. «La domanda che sarà posta al partito pugliese è coalizione sì o coalizione no - insiste Boccia - ed è una questione che ormai non riguarda solo la Puglia, ma il partito nazionale». 

L’incontro di ieri con Nichi «è stato cordiale, franco e molto chiaro: con Blasi riteniamo - aggiunge il deputato Pd - con l’incontro di questa sera, di aver completato il mandato assegnatoci dalla segreteria nazionale. Ora toccherà al Pd nella sua interezza esprimersi sulla proposta della costruzione della nuova coalizione imperniata sulle tre forze politiche dell’opposizione parlamentare e di tutti i partiti tradizionalmente vicini al Pd: non va dimenticato che Idv e Udc in questi anni sono stati all’opposizione del governo di centro sinistra in Puglia». Quanto alle primarie, «per ogni democratico sono un valore, al quale nessuno di noi si è mai sottratto nè si sottrarrebbe per la costruzione della nuova coalizione, ma è evidente anche a Vendola che Udc, Idv e altre forze politiche sono contrarie. Noi andiamo avanti convinti della coerenza della proposta e della nuova stagione che abbiamo il dovere di interpretare».
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