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In Puglia e Basilicata

Traffico rifiuti al Sud come in "Gomorra" un arresto,168 indagati

Traffico rifiuti al Sud come in "Gomorra" un arresto,168 indagati
La ricostruzione fatta dai carabinieri del Noe di Catanzaro e della Compagnia di Lamezia Terme sembra la trasposizione nella realtà della trama del libro di Roberto Saviano: una organizzazione tentacolare smistava illegalmente rifiuti pericolosissimi (materiale ferroso contaminato dall'industria) tra Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia. Eseguita una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dalla Procura di Lamezia. Sequestrati 40 camion, per un valore di circa 15 milioni di euro. Complessivamente gli indagati sono 168, tra i quali rappresentanti di sette enti pubblici

07 Gennaio 2010

CATANZARO - Una vera e propria organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi, che commercializzava rottami ferrosi attestandoli, fraudolentemente, come materie prime trattate. E’ quanto emerso dall’inchiesta dei carabinieri del Noe di Catanzaro che stamani ha portato all’operazione “Acciaio sporco” con l’arresto di un imprenditore, Francesco Palmieri, l’emissione di 10 provvedimenti di obbligo di presentazione alla pg e di sette al'obbligo di dimora” nei confronti di altrettanti dipende dell’impresa “Palmieri Francesco”.

I carabinieri del Noe, insieme a quelli della Compagnia di Lamezia Terme, hanno anche sottoposto a sequestro preventivo l'impresa e 39 camion e rimorchi per un valore di 15 milioni di euro. All’impresa Palmieri, secondo quanto emerso dalle indagini, venivano conferiti rifiuti speciali pericolosi e non da 96 aziende, 7 enti pubblici e 21 soggetti privati. Palmieri, oltre a gestire la ditta a suo nome, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi, è anche amministratore unico della società Ecofuturo, operante nel campo del commercio all’ingrosso di rottami ferrosi che, secondo l’accusa, era utilizzata come ditta trasportatrice della materia prima trattata illecitamente prodotta dall’impresa “Palmieri Francesco”. 

Con questa attività, i 166 indagati complessivi dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Lamezia Terme, avrebbero ottenuto di non pagare gli oneri dovuti per lo smaltimento dei rifiuti prodotti e guadagnato sulla successiva commercializzazione del rifiuto, surrettiziamente qualificato quale trattato per l’industria siderurgica. 

I conferitori dei rifiuti, secondo i carabinieri, provvedono in proprio alla raccolta ed al primo trattamento di ingenti quantitativi di rottami ferrosi che poi venivano trasferiti alla “Palmieri Francesco”. La ditta, nonostante la mancanza delle necessarie autorizzazioni, ha realizzato un vero e proprio impianto adibito al trattamento di rifiuti ed in particolare di veicoli fuori uso, parti di veicoli, rottami ferrosi. L’azienda, poi, provvedeva alla commercializzazione dei rifiuti verso imprese compiacenti individuate in Sicilia, Puglia, Basilicata e Campania.
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