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In Puglia e Basilicata

In morte di un brigante A Gioia si rende omaggio a Pasquale Domenico Romano

In morte di un brigante A Gioia si rende omaggio a Pasquale Domenico Romano
di MARISA INGROSSO
A poche settimane dalle elezioni regionali, in Puglia accadono strane cose. Per esempio, ieri un folto gruppo di persone s’è riunito nel bosco di Vallata, tra Gioia del Colle e Santeramo, nel Barese. Erano lì per rendere gli onori a Pasquale Domenico Romano, un gagliardo giovane di Gioia che, centocinquant’anni fa, combattè e morì per scacciare i Piemontesi e riportare i Borbone sul trono. In una parola un Brigante

07 Gennaio 2010

di MARISA INGROSSO

BARI - A poche settimane dalle elezioni regionali, in Puglia accadono strane cose. Per esempio, ieri un folto gruppo di persone s’è riunito nel bosco di Vallata, tra Gioia del Colle e Santeramo, nel Barese. Erano lì per rendere gli onori a Pasquale Domenico Romano, un gagliardo giovane di Gioia che, centocinquant’anni fa, combattè e morì per scacciare i Piemontesi e riportare i Borbone sul trono. In una parola, Romano era un Brigante. Ed è evidente che quella folla riunita attorno al suo monumentino sà benissimo di esporsi a critiche o, più spesso, a pesanti sfottò. Dopo tutto, nel 2010, con le Istituzioni italiane ben solide e formate, col Parlamento, l’Esecutivo, gli Enti locali di governo e il resto, cosa ci può essere di più assurdo e anacronistico di riunirsi attorno ad un Brigante? 

Per di più, quelle stesse persone (anzi, erano in numero maggiore), accogliendo l’invito della «Rete del Sud», si sono date appuntamento anche il giorno prima, 5 gennaio, nella sala convegni del Club alpino italiano di Gioia. Per l’intera giornata hanno discusso niente meno che del «Progetto per la Costituente per l’unità meridionalista». Per dirla con le loro parole: «Sotto l’egida e nel ricordo del Sergente Pasquale Domenico Romano da Gioia del Colle, Alfiere del Re delle Due Sicilie, nella cittadina dell’entroterra pugliese i movimenti meridionalisti più rappresentati vi hanno raggiunto l’intesa e hanno gettato le basi dell’Unità Meridionalista». 

I rappresentanti di Insorgenza, Comitati Due Sicilie, Per il Sud, Rete Sud, Lega Meridionale, Associazione Due Sicilie Puglia, Movimento Meridionale, Nazione Due Sicilie, Noi Borbonici ed Associazione Due Sicilie Terra di Lavoro «hanno siglato una mozione nella quale si denuncia l’atteggiamento antimeridionale dell’attuale partitocrazia imperante di destra e di sinistra ivi compresi taluni nuove forze politiche apparentemente filosudiste ma che sino ad oggi, pur avendo rappresentanti parlamentari, nei confronti del sud e delle sue numerose problematiche hanno mantenuto un atteggiamento ambiguo e certamente poco o nulla concreto». 

Dopodiché, i movimenti meridionalisti sono passati alla proposta politica. I punti qualificanti del loro programma? «Impegno a favore dell’istituzione della macroregione meridionale, difesa del sistema sociale, difesa ambientale, salvaguardia del sistema produttivo ed occupazionale meridionale, creazione di un sistema bancario ad impronta meridionale con destinazione dei proventi del signoreggio allo sviluppo del sistema produttivo del sud ed, infine, riforma del sistema elettorale». 

Le battaglie immediate? Lotta al nucleare e attivazione di un Comitato «finalizzato al recupero e alla dignitosa tumulazione dei resti dei Patrioti del Sud esposti nel museo Lombroso di Torino». E se il lettore scettico si starà corrucciando, a tutto questo dovrà aggiungere anche che le attività di Gioia del Colle sono in perfetta armonia con un movimento molto, molto, più ampio che - il prossimo 16 gennaio, a Napoli - porterà alla nascita del primo «Parlamento del Sud». 
Di cosa si tratta lo spiega bene Alessandro Romano che, a quanto afferma, è proprio un discendente del Brigante barese commemorato ieri: «Nel Parlamento di Napoli ci saranno 130 delegati o sovrintendenti - spiega Romano - Persone che aderiscono ad associazioni neo-borboniche, oppure no. Ragazzi di 25 anni e ultrasettantenni. Saranno rappresentate tutte le varie categorie produttive. Persone che non hanno mai ricoperto una carica in seno ai partiti esistenti. Saranno come noi: di ispirazione cattolica e meridionalisti convinti». 

«Vogliamo creare un organismo svincolato dai partiti e vogliamo fondare un “Governo Luce”, più che un “Governo Ombra”. Quindi - continua Alessandro Romano - nomineremo un ministro per quanti sono i dicasteri del Governo italiano. Perché vogliamo dirla tutta, su tutto. Non vogliamo creare un partito, vogliamo dare spunti alla classe dirigente, soprattutto a quella meridionale. Perché le attuali soluzioni per il Sud, secondo noi, non sono idonee e vogliamo dire la nostra. Vogliamo far sentire la nostra voce, la voce del Sud». 

È la sagra dell’assurdo? È quanto di più anacronistico esista? Può darsi. Ma si pensi a questo: tra poche settimane, si terranno le elezioni regionali. Sono le votazioni più importanti per i territori. Sono le votazioni del «fare», dell’amministrare. Non conta tanto l’ideologia. Così ti aspetteresti un ampio dibattito sui programmi concreti, sulle battaglie immediate. Parole chiare sul nucleare, sul federalismo. Invece, la Puglia che conta, la Puglia «seria» per definizione, da settimana non fa che arrotarsi su di un argomento: i candidati. Sembra non ci sia altro al mondo. E allora, il lettore scettico bene farà a tenersi stretto il suo scetticismo ma, in tutta sincerità, non potrà che guardare con un pizzico (o più) di simpatia a quella Puglia che conta davvero pochissimo, che si riunisce nel ricordo di un Brigante e che - per altro rispettando il Tricolore e mai vagheggiando secessioni - dedica le sue energie a parlare di «programmi», di Istituzioni (con la maiuscola), di problemi e di soluzioni.
ingrosso@gazzettamezzogiorno.it
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