Domenica 14 Agosto 2022 | 17:44

In Puglia e Basilicata

Anche in Puglia si butta un panino su quattro

Anche in Puglia si butta un panino su quattro
di GIANFRANCO SUMMO 
Il 25% della produzione: un panino su 4 finisce dal bancone del panettiere al bidone dei rifiuti, dalla spalliera del supermercato al cassonetto dell'immondizia. Il dato è dell'Assipan, l'Associazione dei panificatori, basato sulla produzione e le rimanenze giornaliere. Dunque lo «scandalo» del pane buttato sollevato a Milano è una realtà nazionale e la Puglia non ne è esente
• "Ma il pane di Altamura non si getta perché dura almeno una settimana"

06 Gennaio 2010

BARI - Il 25% della produzione: un panino su 4 finisce dal bancone del panettiere al bidone dei rifiuti, dalla spalliera del supermercato al cassonetto dell’immondizia. Il dato è dell’Assipan, l’Associazione dei panificatori, basato sulla produzione e le rimanenze giornaliere. Dunque lo «scandalo» del pane buttato sollevato a Milano è una realtà nazionale e la Puglia non ne è esente tenuto conto che bisogna aggiungere anche il pane acquistato e non consumato che viene buttato dalle famiglie. Spiega Tommaso Catalano, dell’Assipan: «Purtroppo non c’è voglia e interesse a riciclare il pane, manca l’educazione». 

Ma lasciando un momento da parte le ovvie considerazione etiche e sociali, restano le dinamiche economiche. Perché nel costo finale al consumatore è compreso anche il rischio dell’invenduto. «Certo - dice Catalano - a formare il prezzo concorre anche il rischio che una parte del prodotto resti sugli scaffali ». E non si può abbassare il prezzo? «No, perché in realtà la materia prima, la farina, non è la principale voce di costo. Incidono molto di più i costi fissi: la manodopera, l’energia, le tasse». Insomma, che si venda o meno il famoso «quarto panino», il 25% che ora viene buttato, i costi fissi non mutano e quindi il prezzo resta fermo. Tesi che fanno tremare di rabbia i produttori agricoli. 

«Ma come - ragiona Pietro Salcuni, presidente della Coldiretti pugliese - e i costi fissi non valgono anche per gli agricoltori? Eppure quest’anno siamo al paradosso che di fronte ad un calo del 39% della semina il costo del grano continua a scendere: 17 centesimi per un quintale di grano tenero e 22 centesimi per un quintale di grano duro. Forse se il pane costasse meno si venderebbe di più». Ma tra l’agricoltore e il panificatore c’è di mezzo il molitore che produce farine e con questo pezzo della filiera fa i conti Antonio Barile, presidente regionale della Cia: 

«Ormai pane e pasta si confenzionano con farine che al 70% arrivano dall’estero». Ma non basta, c’è un altro pezzo di filiera. Barile: «Non si compra più il pane sotto casa ma alla grande distribuzione che ormai schiavizza tutta la filiera e fissa il prezzo». Un bene per il consumatore, no? «No, perché per mantenere il prezzo basso come viene fatto il prodotto...?». La risposta arriva da Giovanni De Serio, vicepresidente Assipan: «Sono dieci anni che cerchiamo di fare un accordo con la grande distribuzione che ci costringere a ritirare l’invenduto». 

E torniamo allo spreco, al pane invenduto che finisce al macero. Di prezzi più bassi i panificatori non vogliono sentire parlare. De Serio: «In media i panini costano due euro e 50 al chilo, i mignon 3 euro, il pane comune 2 euro. Ma sa che penso? Se costasse dieci euro forse la gente lo apprezzerebbe di più. E poi è vero che il pane è un simbolo, ma non è l’unico alimento che buttiamo: quanta roba buona è finita nei rifiuti a Natale? e perché nessuno dice niente?»
di GIANFRANCO SUMMO
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725