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In Puglia e Basilicata

Ferito da petardo «Mamma ora chi mi  riattaccherà la mano?»

Ferito da petardo «Mamma ora chi mi  riattaccherà la mano?»
di TONIO TONDO
TRICASE - Il piccolo di 11 anni è rimasto ferito a Capodanno mentre «giocava» con dei petardi chiusi in una bottiglia di plastica, devastante come una bomba, alla periferia di Castiglione, popolosa frazione di Andrano. Non è solo il caso la fonte dei guai. Spesso, c’è un retroterra che prepara a questo tipo di disgrazie
• Il medico: «Terribile, sembrava una ferita di guerra»

05 Gennaio 2010

di TONIO TONDO 

TRICASE - «Mamma, papà, quando mi riattaccheranno la mano?» Salvatore, giovane operaio della Filanto, non sa come rispondere al figlio, 11 anni, martoriato dall’esplosivo. «Non ti preoccupare - dice - i medici ce la stanno mettendo tutta per curarti bene». Nella sala rianimazione, vicino al letto, c’è la mamma, Cinzia, che non lo lascia un istante e lo incoraggia. Fuori, nella stanzetta d’attesa, lui, il padre, il primo a soccorrere il figlio, pochi minuti dopo lo scoppio dei petardi chiusi in una bottiglia di plastica, devastante come una bomba, alla periferia di Castiglione, popolosa frazione di Andrano. 

E’ vigile il ragazzino. Ieri mattina ha rivisto la luce, quando il dottor Romolo Fedeli ha tolto la benda che copre l’occhio sinistro. L’altro occhio, purtroppo, è perduto, maciullato da un osso della mano staccatosi nell’esplosione. Il corpo dell’undicenne è stato investito dai frammenti di una piccola bomba, formata con la polvere da sparo di petardi assemblati. Quando è arrivato in ospedale, la sera di sabato, i medici hanno messo su un’equipe integrata, fra ortopedici, oculisti e sanitari dell’emergenza. Pezzi della bomba hanno raschiato ampie zone del cranio che i medici hanno dovuto ricucire; frammenti hanno colpito il volto e il torace. Della mano è rimasto solo qualche moncherino. 

L’incrocio tra via Primo vico d’Italia e una stradina chiusa è alla periferia di Castiglione, a ridosso della campagna. La zona è poco distante dalla chiesa di San Michele e da piazza della libertà, il centro del borgo. Poco distante è anche la casa del ragazzo, al bivio tra la strada per Spongano e via Bachelet, alle spalle del Calvario. Lì, al riparo da sguardi adulti, il ragazzino vuole dimostrare la sua abilità a un gruppo di coetanei. Ha comprato o forse trovato diversi petardi, molti di tipo Mefisto, li ha messi insieme in una bottiglia di plastica. E’ una gara con se stesso, vuole un botto di quelli che scatenano l’euforia dei ragazzi.

In paese si dice che la mattina, al campo sportivo, ci siano state alcune prove. «Vedi, dice il ragazzino rivolto a un amico, cosa sono riuscito a fare con dieci grammi di polvere da sparo». Non è solo il caso la fonte dei guai. Spesso, c’è un retroterra che prepara le disgrazie. Le voci della comunità di Castiglione si sovrappongono, ma il filo che le lega è abbastanza unitario. Ci sono storie legate all’uso dei petardi, storie di bullismo e di piccole violenze: petardi collocati nei tubi di scappamento delle auto, oppure introdotti negli scoli metallici delle acque piovane, nelle bottiglie e nelle lattine di Coca cola. Si cerca l’effetto più eclatante, il botto che possa scuotere l’intero paesino, fino a far sobbalzare gli adulti. 

E gli adulti, cosa fanno? Qui, le notizie non sono univoche. C’è chi sostiene che alcuni genitori sono contenti dell’abilità e della spregiudicatezza dei figli, altri accettano gli avvenimenti come inevitabili, altri ancora si limitano a riprendere i figli invitandoli a evitare i coetanei più pericolosi. A rifletterci, non sono le reazioni solo di Castiglione, un po’ tutto il Sud è così. Occorrerebbe una risposta civica, una mobilitazione totale contro i pericoli. Un tempo e fino a qualche anno fa, c’erano insegnanti della scuola elementare che avvertivano gli scolari a evitare di avvicinarsi a oggetti strani nelle campagne attorno ai centri. «Possono essere bombe inesplose della guerra», era l’avver timento. Ora, invece, nessuno si prende la briga di richiamare l’attenzione sulle fonti di rischio. Ciascuno si fa i fatti propri. Così abbiamo perduto il capitale sociale di una volta. Il ragazzino di Castiglione, forse era irrequieto, magari cercava di farsi notare. Qualcuno, però, doveva fermarlo prima.
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