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Bari, casi di scabbia  all'ospedale Di Venere «ma non è contagiosa»

Bari, casi di scabbia  all'ospedale Di Venere «ma non è contagiosa»
L’allarme scabbia è stato nuovamente lanciato nel reparto di dermatologia dell’ospedale «Di Venere», rimasto chiuso negli ultimi dieci giorni di dicembre per la diffusione, anche tra infermieri, di quella dermatosi. L’altro giorno, 2 gennaio, i soccorritori del 118 vi hanno trasportato due cittadini extracomunitari che accusavano dolori. Dopo i controlli di rito, i medici non hanno avuto difficoltà a stabilire che si trattava di scabbia
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05 Gennaio 2010

L’allarme scabbia è stato nuovamente lanciato nel reparto di dermatologia dell’ospedale «Di Venere», rimasto chiuso negli ultimi dieci giorni di dicembre per la diffusione, anche tra infermieri, di quella dermatosi. L’altro giorno, 2 gennaio, i soccorritori del 118 vi hanno trasportato due cittadini extracomunitari che accusavano dolori. Dopo i controlli di rito, i medici non hanno avuto difficoltà a stabilire che si trattava di scabbia ad uno stato molto avanzato. I due giovani pazienti sono stati isolati in una stanza attrezzata appositamente per la «quarantena» e subito è stata avviata la cura. Nel reparto ha cominciato a serpeggiare qualche preoccupazione ma i medici hanno assicurato che la situazione è sotto controllo e che nessuno, nel reparto e al suo esterno, rischia il contagio. 

«La situazione non presenta problemi seri - spiega il direttore sanitario dell’ospedale, Luigi Lestingi -. I due pazienti stranieri saranno dimessi giovedì 7 (dopodomani per chi legge, ndr). Sin dal ricovero sono stati completamente isolati. Abbiamo assegnato loro una stanza con bagno, proprio per evitare ogni contatto con gli altri degenti. La scabbia, dermatosi contagiosa - ricorda l’esperto professionista -, non è una malattia grave ma facilmente trasmissibile. Perciò sono necessarie alcune precauzioni. Non si tratta dello stesso caso della fine di dicembre, per intenderci». 

Infatti, il clima di timori e sospetti nell’ospedale dipende dal precedente dell’ultima decade di dicembre. Di che cosa si è trattato? Per circa dieci giorni è stato chiuso il reparto di dermatologia (20 posti letto) a causa della diffusione della scabbia. La riapertura il 29 dic embre. Riepilogando, ai primi di novembre fu ricoverato un paziente dializzato che accusava un lieve prurito: sintomo che spesso si manifesta in chi soffre di insufficienza renale. Non fu possibile risalire alla causa quel tipo di dermatosi in tempi brevi. Dopo alcune settimane, cinque infermiere generiche accusarono un insistente prurito diffuso su tutto il corpo. 

Una sintomatologia che venne subito inquadrata e così le cinque lavoratrici furono sottoposte a una cura mirata per cinque giorni, terapia da ripetere dopo una settimana. Le stanze furono disinfestate e cambiati lenzuoli, cuscini, coperte e materassi. L’attività ambulatoriale fu comunque sempre garantita. I disagi furono circoscritti, perché i casi urgenti, come l’orticaria, potevano essere trattati in altri reparti. In quell’occasione, erano 10 i pazienti ricoverati in dermatologia: 8 furono dimessi perché non erano in condizioni critiche, altri due trasferiti in nefrologia. Adesso sanificazione e pulizia completa di tutto il reparto. Nell’ultimo caso citato, invece, la presenza di scabbia è stata individuata immediatamente nei pazienti poiché i sintomi erano evidenti. 

La scabbia è una malattia infettiva contagiosa che colpisce la pelle. Un tempo legata a situazioni di povertà e scarsa igiene, può colpire oggi persone di ogni ceto sociale, indipendentemente dall’igiene personale. È provocata da un parassita, un acaro invisibile ad occhio nudo, che scava cunicoli sotto la cute umana, dove depone le sue uova, da cui in alcuni giorni si sviluppano i parassiti adulti. Il sintomo principale della scabbia è il prurito, che inizia dopo un periodo variabile da 2 a 6 settimane dal contatto con l’acaro. Il prurito aumenta di intensità la notte. Le zone più frequentemente colpite sono: gli spazi fra le dita delle mani e dei piedi, i polsi, i gomiti, le ascelle, le regioni sottomammarie, l’addome, i genitali maschili e le natiche. Si trasmette per contatto con la cute della persona affetta e con la biancheria del letto e gli indumenti contaminati. [m. trigg.]
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