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In Puglia e Basilicata

Bambini negati, ecco due storie di papà pugliesi

Bambini negati, ecco due storie di papà pugliesi
C'è il caso travagliato di Giancarlo Putignano, 29 anni, di Ginosa Marina (Taranto), che dal 28 dicembre scorso non ha più notizie di sua figlia e della ex compagna brasiliana, Caterina Martins De Araujo, di 25 anni, con la quale aveva convissuto per circa un anno. Ma c'è anche quello del maresciallo Giuseppe Francioso, comandante della Stazione carabinieri di San Ferdinando di Puglia (Barletta Andria Trani), che vorrebbe dare una casa e una vita serena allo sfortunatissimo G. e per il quale si sta mobilitando il popolo di Facebook

04 Gennaio 2010

C'è il caso travagliato di Giancarlo Putignano, 29 anni, di Ginosa Marina (Taranto), che dal 28 dicembre scorso non ha più notizie di sua figlia e della ex compagna brasiliana, Caterina Martins De Araujo, di 25 anni, con la quale aveva convissuto per circa un anno. Ma c'è anche quello del maresciallo Giuseppe Francioso, comandante della Stazione carabinieri di San Ferdinando di Puglia (Barletta Andria Trani), che vorrebbe dare una casa e una vita serena allo sfortunatissimo G. e che sta incontrando enormi difficoltà di tipo burocatrico. Per lui si sta mobilitando il popolo di Facebook. 
Ecco due storie pugliesi di destini appesi ad un filo.


affidoGINOSA, LA DENUNCIA: «PORTA UN ALTRO COGNOME, MA E' MIA FIGLIA»
di GIACOMO RIZZO 

TARANTO - La disperazione di un padre a cui hanno sottratto la figlioletta di 4 mesi e mezzo. «Quella bimba porta un altro cognome, ma è mia figlia. Mi manca da morire, ho sempre davanti agli occhi il suo sorriso. Vogliono impedirmi di occuparmi di lei, di assicurarle un futuro. Soffro terribilmente, è come se mi avessero rubato l’esistenza, ma lotterò con ogni mezzo per ritrovarla. Un giorno tornerà da me». Non si dà pace Giancarlo Putignano, 29 anni, di Ginosa Marina (Taranto), l’uomo che dal 28 dicembre scorso non ha più notizie di sua figlia e della ex compagna brasiliana, Caterina Martins De Araujo, di 25 anni, con la quale aveva convissuto per circa un anno.

Madre e figlia avrebbero dovuto fare rientro in una Casa di accoglienza a Parma, dove vivevano su disposizione del Tribunale per i minorenni, ma in quel centro non ci hanno più messo piede. Forse sono all’estero e Giancarlo Putignano, da poco alle dipendenze di una ditta dell’indotto-Ilva, teme di non rivedere più la sua bambina. L’uomo ha informato la polizia riferendo che l'ex compagna potrebbe essersi rifugiata a Valencia, in Spagna. 

«Lì - osserva Giancarlo - abita la sorella di Caterina. Potrebbe averla ospitata o comunque averle assicurato un posto dove nascondersi». La pur dolorosa battaglia legale per la bimba contesa si è ben presto trasformata in un intrigo internazionale. Tutto inizia nel 2008. Giancarlo Putignano si trasferisce a Parma, dove trova lavoro come organizzatore di eventi. Qui conosce Caterina e se ne innamora. I due decidono di prendere in fitto un appartamento e iniziano a convivere. Durante la loro relazione la donna rimane incita. Giancarlo è entusiasta, ma Caterina non ne vuole sapere. Dice che vuole abortire e l’idillio finisce. Giancarlo Putignano rientra a Ginosa Marina e una domenica d’agosto riceve la telefonata della sua ex convivente. 

«Volevo dirti che ho partorito. È nata una bellissima bambina, ma non sei tu il padre». Giancarlo non crede alla versione della giovane brasiliana e l’indomani torna a Parma. Solo dopo ripetuti tentativi riesce a vedere la sua ex compagna e la bimba. Nota la forte somiglianza, capisce che è sua figlia e fa di tutto per dimostrarlo. 

«Ho scattato delle foto alla bambina e sono riuscito a sottrarle un po’ di saliva con un fazzolettino di carta che ho portato a una clinica privata per fare il test del Dna. L’esito è stato positivo. A quel punto, tramite un legale, ho presentato una denuncia e il Tribunale per i minori di Parma ha disposto uno nuovo test, eseguito dal medico legale Nicola Cucurachi. L’esame ha stabilito un grado di compatibilità di oltre il 99%. Quella è mia figlia. Lo Stato mi aiuti a ritrovarla». Il sospetto, dunque, è che la madre stia cercando di fuggire in patria per ricostruirsi una vita con un nuovo compagno di nazionalità dominicana. 

Intanto, la magistratura italiana ha avviato un’indagine penale. «C’è chi ha dichiarato il falso » sottolinea Giancarlo Putignano. «La piccola ha 4 mesi e mezzo ed è stata riconosciuta da un emiliano per consentire alla madre di ottenere la cittadinanza italiana, ma sono io il papà».

La vicenda, spiega il 29enne, è al vaglio del Tribunale per i minori di Parma e del tribunale ordinario di Bologna. In questi mesi, Giancarlo Putignano è riuscito a vedere sua figlia quattro volte. «La mia ex compagna ha usato ogni mezzo per impedirmi di vedere la bambina. Una sera sono riuscito a stare con la piccola due ore solo perchè la madre era andata in discoteca. In casa c’era la nonna, giunta appositamente dal Brasile per portare via la bambina. Mi sono presentato e ho appreso che Caterina era andata a ballare in un locale». Della giovane brasiliana e della bimba contesa si sono perse le tracce il 20 dicembre scorso. «I servizi sociali - sottolinea il padre ginosino - mi hanno avvisato solo 8 giorni dopo. Con loro non ho contatti. Mi sono rivolto alle forze dell’ordine e ora indagherà anche l’Interpol». 


vandalismo a scuola, LecceSAN FERDINANDO SU FACEBOOK: RICONOSCIAMO A G. IL DIRITTO DI VIVERE FELICE

SAN FERDINANDO (BARLETTA) - Nel febbraio 2007, ad otto anni, fuggì da casa per le percosse che le infliggeva la madre, e trovò accoglienza prima dai carabinieri e poi in una casa-famiglia. Il 29 dicembre scorso quel bimbo, ora ragazzino di 11 anni, dormiva in casa della madre, dov'era stato portato per le festività natalizie, quando il convivente della donna la uccise con un colpo di pistola. Il ragazzino non si accorse di nulla, lo svegliarono i carabinieri che si presero ancora una volta cura di lui per qualche giorno. Ora anche la rete del web si mobilita perchè il ragazzino vada a vivere da quel maresciallo che lo ha tenuto in casa come un figlio. Al ragazzino la vita ha già riservato sofferenze terribili. 

La sua vicenda ha spinto un gruppo di persone, che si definisce «quelli che vorrebbero che le istituzioni riconoscano a G. il diritto di vivere felice a San Ferdinando», ad utilizzare Facebook per raccogliere adesioni e spingere le autorità competenti a regalare al ragazzino una famiglia «vera». Per il gruppo la famiglia «vera» è quella del maresciallo Giuseppe Francioso, comandante della Stazione carabinieri di San Ferdinando di Puglia (Barletta Andria Trani). 

Fu lui, quasi tre anni fa, ad ospitare in casa per diversi giorni quel ragazzino, che era fuggito dalla madre violenta ed era stato accompa gnato in caserma da alcuni giovani che lo avevano trovato, impaurito, mentre vagava per strada. Ed è stato ancora lui, Francioso, ad ospitare il ragazzino a fine anno per sottrarlo alla scena della madre uccisa in un’altra stanza della casa. Il maresciallo, dopo il delitto, aveva chiesto al Tribunale per i minorenni di Bari l’affido temporaneo del ragazzino. Gli è stato detto di no. 

Francioso che, subito dopo il fatto di sangue, aveva fatto condurre il bimbo nella sua abitazione si era rifiutato, il girono dopo, di restituire G. all’assistente sociale del Comune e quindi agli addetti alla comunità. In seguito alla loro informativa, la decisione del Tribunale per i minori di Bari, di disporre l’immediato rientro in comunità del bimbo anche con l’ausilio della forza pubblica. L’osservazione dei giudici? G. è positivamente inserito in un ambiente comunitario e necessita del sostegno psicologico delle figure di riferimento già note per affrontare il difficile impegno connesso alla elaborazione del lutto per la perdita della mamma. 

Giovedì mattina il maresciallo aveva fatto un ultimo tentativo per tenere il bimbo fino all’Epifania, recandosi presso l’ufficio del presidente del Tribunale per i minori di Bari, ma ottenendo solo un rifiuto netto ed assoluto. Nel pomeriggio di giovedì gli operatori della comunità si erano presentati in caserma, ma mentre Francioso aveva capito la situazione e non si sarebbe opposto, sia pure con la morte nel cuore, gli addetti avevano desistito dal ritiro coattivo del bimbo di fronte al suo stato psicologico. Il sottufficiale aveva fatto persino opera di persuasione rassicurandolo sulla formale presentazione di richiesta di affidamento, anche alla luce di quanto accaduto il 21 gennaio 2007, quando il bimbo era stato accompagnato in caserma da alcuni ragazzi ed aveva raccontato dei maltrattamenti subiti in famiglia. 

E mentre la legge faceva il suo corso, era stato praticamente «adottato» dal maresciallo Francioso, dalla sua famiglia ed ai militari della caserma. Fino al 27 febbraio, quando era intervenuto un provvedimento del Tribunale per i Minori che aveva disposto che il futuro del bimbo dovesse essere in comunità. Ed era stato subito alzato un muro tra il ragazzo e quei 50 giorni di vita finalmente normale. Ma il sottufficiale ha già preso la sua decisione e sta preparando le carte per chiedere l’af fidamento e la successiva adozione del ragazzino, che in quella casa a San Ferdinando di Puglia ha trovato il calore umano forse mai ricevuto. 

Il ragazzino da venerdì scorso è tornato nella comunità, in cui vive dal 2007 insieme a due fratelli. Ma una casa- famiglia non è «la famiglia». Lo ha capito sulla propria pelle il ragazzino, lo ha capito quel maresciallo che potrà anche sembrare d’altri tempi. Stanno cominciando a capirlo quelle persone che hanno scelto Facebook per una battaglia di vita che vale il futuro di un ragazzino.
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