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In Puglia e Basilicata

Brindisi, il mistero di Caravaggio affidato all'Università del Salento

Brindisi, il mistero di Caravaggio affidato all'Università del Salento
di BIAGIO VALERIO
LECCE - Uno 007 alle calcagna della Storia. Il professor Lucio Calcagnile è professore ordinario di Fisica applicata presso la facoltà di Beni culturali dell'Università del Salento. L’ultima impresa sarà quella di «datare» con uno speciale macchinario, unico in Italia, le ossa ritrovate in una cripta a Porto Ercole, perché si pensa siano quelle del grande Caravaggio, morto nel 1610 proprio in quella zona.
• Sotto la lente del radiocarbonio
• Un vero team di «cacciatori»
• Un volto e una risposta: «Come è morto Michelangelo Merisi?»

03 Gennaio 2010

di Biagio Valerio

Uno 007 alle calcagna della Storia. Il professor Lucio Calcagnile è professore ordinario di Fisica applicata presso la facoltà di Beni culturali dell'Università del Salento. Fisica e Beni culturali: significa che lo staff del professore si trova spesso alle prese con i misteri del tempo. L’ultima impresa sarà quella di «datare» con uno speciale macchinario, unico in Italia, le ossa ritrovate in una cripta a Porto Ercole, perché si pensa siano quelle del grande Caravaggio, morto nel 1610 proprio in quella zona.

La fine del pittore, scomparso all’età di 39 anni dopo una vita burrascosa, resta un mistero insoluto. La caccia degli studiosi inizia lì dove si perdono le tracce biografiche dell’artista. Gli esperti - provenienti da quattro università italiane - hanno già selezionato le ossa presenti in una sepoltura comune. Ora - cioè nei prossimi giorni - entra in gioco il docente di Copertino con il suo team che opera al Cedad di Brindisi: l’esame del carbonio 14 isolerà il periodo a cui risalgono i resti. Alla fine di questo percorso c’è l’ultimo riscontro: l’estrazione del Dna e il confronto con il codice genetico di un erede lungo la linea di sangue di un fratello di Michelangelo Merisi, vero nome del pittore. Il cognome, infatti, appare particolarmente diffuso in sole due zone della Lombardia e gli studiosi sono fiduciosi che entro sei mesi ogni tassello del puzzle possa andare al suo posto.

A quel punto, infatti, con la datazione e il «riconoscimento» dello scheletro, sarà possibile ricostruirne le reali fattezze ma anche indagare sulle reali cause della morte di Caravaggio: malattie o, di più, traumi dovuti a ferite e risse alle quali il grande era avvezzo.

Il professore Calcagnile in questi giorni non è in Italia ma, raggiunto per telefono, conferma il grande impegno al quale è stato chiamato, ancora una volta.

Il docente, infatti, non è nuovo a questo singolare ruolo di indagatore dei misteri: con il prodigioso acceleratore di particelle Tandetron ha dato, anni fa, un contributo fondamentale alle indagini scientifiche su quello che era il corredo dell’imperatore romano Massenzio, ritrovato sulle pendici nord-orientali del Palatino. Una scoperta illustrata dal ministro per i Beni e le Attività culturali dell’epoca, Francesco Rutelli. Minuscoli frammenti di legno furono datati da Calcagnile con la tecnica della spettrometria di massa ultrasensibile con l’acceleratore tandetron del Cedad.

Poi Pico della Mirandola e Angelo Poliziano: due morti misteriose del Quattrocento italiano sulle quali hanno indagato, nel 2008, gli studiosi leccesi. «E’ stata per noi una grande soddisfazione prendere parte a questo studio che coinvolge importati esponenti del mondo scientifico nazionale», dice Calcagnile.

Alla fine è emerso che i due personaggi chiave dell’Umanesimo italiano sono stati entrambi avvelenati a causa delle importanti tracce di piombo rilevate proprio dal team salentino, segno inequivocabile di ingestione di arsenico. Magari è un po’ tardi per la ricerca dei colpevoli e il reato sarà andato prescritto anche per diverse generazioni di eredi (anche se si parla di un mandante autorevole come Pietro de’ Medici) ma vuoi mettere la soddisfazione di aver riscritto qualche pagina di storia?

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