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In Puglia e Basilicata

Trani: e palazzo Beltrani  diventa pinacoteca comunale

Trani: e palazzo Beltrani  diventa pinacoteca comunale
di NICO AURORA
Le mura di quella che fu la residenza di uno dei più importanti sindaci di Trani tornano fruibili dopo quindici anni di lavori, divisi in sei lotti, ospitando, per il momento, una produzione artistica di spessore unico con le opere di Ivo Scaringi. Ora secondo quanto detto dal sindaco, palazzo Beltrani diventa a questa punto la gran scommessa culturale di Trani

02 Gennaio 2010

di NICO AURORA

TRANI - Che cosa sarebbe palazzo Beltrani senza la pinacoteca Scaringi? E che cosa sarebbero state le opere di Ivo Scaringi senza palazzo Beltrani? A questa domanda finanche retorica la migliore risposta l’ha data Anna Visconti, vedova del grande pittore tranese, al termine della cerimonia d’inaugurazione del palazzo e del suo inestimabile contenuto artistico: «Questa sera Ivo è tornato a vivere. È tornato a vivere in queste sale, nei suoi quadri e nei cuori di chi saprà guardarli». 
Dunque, una simbiosi impressionante per la maniera in cui cattura il visitatore. Le mura di quella che fu la residenza di uno dei più importanti sindaci di Trani tornano fruibili dopo quindici anni di lavori, divisi in sei lotti, ospitando, per il momento, una produzione artistica di spessore unico, frutto della mano, di un pittore che, ha opportunamente ricordato suo figlio, Nicola, «ha sfidato il mercato dipingendo ossi di seppia, teschi di animali, oggetti dimenticati, tutti soggetti poco indicati per la vendita. Ma alla vendita Ivo Scaringi non ci ha mai pensato pur avendone le qualità e le doti tecniche per poter sfornare quadri come pizzelle da vendere nelle più svariate gallerie. Ecco perché, oggi, finalmente si accendono i riflettori sulla sua produzione artistica rendendo il giusto omaggio ad un artista sensibile e rigoroso che purtroppo ci ha lasciati troppo presto e che ancora ci avrebbe potuto donare opere mirabili». 

Ma accostare palazzo Beltrani alla sola pinacoteca Scaringi sarebbe riduttivo. Il sindaco, Pinuccio Tarantini, infatti, ha più volte affermato e rafforzato il concetto che questo sarà «il palazzo delle arti di Trani, un museo a carattere polifunzionale inteso nella più moderna accezione di centro propositivo di cultura, laboratorio operativo di idee e progettualità, superando l’idea obsoleta di museo come serbatoio chiuso e destinato unicamente a custodire la memoria». Propositi che trovano raffigurazione nei fatti come al momento si rivelano: la pinacoteca occupa soltanto uno dei tre livelli del palazzo, quello centrale. 

Ma l’inaugurazione si è svolta al piano terra, dotato di un centinaio fra sale, salette ed anfratti che paiono ideali per ospitare mostre, inventarsi percorsi, accendere la fantasia propositiva di chi realmente vuole utilizzare un pubblico immobile in maniera intelligente e costruttiva. E c’è ancora un secondo piano tutto da utilizzare, tanto da fare pensare che, realmente, il potenziale di quest’immobile finora sia stato espresso non oltre il quaranta per cento. Bello ed accogliente, grande «da sembrare un intero quartiere», secondo quanto detto dal sindaco, palazzo Beltrani diventa a questa punto la gran scommessa culturale di Trani. Ci vorrebbero tante altre disinteressate donazioni come quella della famiglia Scaringi, ma ci vorrà innanzi tutto la capacità di gestirlo in maniera manageriale. Per il momento l’apertura sarà garantita da personale dell’Ufficio tecnico comunale, il cui dirigente, Giuseppe Affatato, è stato uno dei massimi artefici di questa operazione, insieme ovviamente con i progettisti del restauro dell’immobile, Rachele Minutillo e Pietro De Feo. 

Ma l’amministrazione comunale dovrà curare nella maniera più convincente e duratura sia la gestione, sia la direzione artistica del palazzo, in modo da riempirlo sempre più di contenuti all’altezza di questo straordinario punto di partenza che la pinacoteca Scaringi. Pregevolissimo, peraltro, il catalogo della mostra, curato da Lucia Rosa Pastore, che anticipa e riassume nelle ottanta pagine edite da Adda il valore di una collezione di cui Trani può già andare orgogliosa nel mondo.
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