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In Puglia e Basilicata

Il ministro Zaia: verme nelle alici di Molfetta poteva bucare intestino

Il ministro Zaia: verme nelle alici di Molfetta poteva bucare intestino
Dall’ingente quantitativo di alici sequestrato a Molfetta (Bari) dalla Guardia Costiera faceva capolino l’Anisaki, un vermicello che può causare, ha sottolineato oggi il ministro Luca Zaia, anche la perforazione dell’intestino. È una delle sgradite sorprese trovate dagli uomini della Guardia Costiera tra le 500 tonnellate di pesce, avariato o senza tracciabilità, sequestrate in tutta Italia nell’ambito dell’operazione "Giano"

30 Dicembre 2009

VENEZIA – Dall’ingente quantitativo di alici sequestrato a Molfetta (Bari) dalla Guardia Costiera faceva capolino l’Anisaki, un vermicello che può causare, ha sottolineato oggi il ministro Luca Zaia, anche la perforazione dell’intestino. È una delle sgradite sorprese trovate dagli uomini della Guardia Costiera tra le 500 tonnellate di pesce, avariato o senza tracciabilità, sequestrate in tutta Italia nell’ambito dell’operazione "Giano". 

L'Anisaki, parassita asiatico, si trasmette dai pesci all’uomo e provoca dolori gastrici, vomito, febbre e talora shock anafilattico. La sua presenza, secondo Zaia, pone l’accento sull'alta percentuale di pescato proveniente dall’estero: quasi il 60%. Per contro, ha rilevato il ministro a Venezia nel corso della presentazione dell’operazione, si riscontra una riduzione delle lavorazioni nazionali anche a causa della ridotta produzione ittica dei nostri mari. Nel bestiario di "Giano" la varietà di fauna ittica esotica è ampia: dal granchio cinese "Erocherir sinensis" che, cadesse nelle nostre acque, farebbe deserto della fauna locale, alle "meduse in salamoia" introdotte clandestinamente in Sicilia, ma portate a Catania dalla Toscana, precisamente da Livorno, dove era il cuore di questa attività illecita. 

La tolleranza del ministro Zaia, alfiere della produzione nostrana, scende sottozero quando annuncia che, tra il pesce sequestrato, c'e anche il "pescecane essiccato". Le frodi alimentari, poi, non si contano tra le 71 tonellate di pesce di generi minori vendute come pregiate: il pollak come merluzzo, il brosme come baccalà, il pangasio come cernia, il pesce ghiaccio cinese come bianchetto e infine il pagro atlantico come pesce italiano fresco di diversi tipi. Del resto, tra Messina, Castellammare di Stabia e Napoli sono 80 le tonnellate di mitili commercializzati senza alcun controllo. 

A Salerno c'erano 250 tonnellate di prodotti scaduti e a Palermo 18 tonnellate di prodotti preconfezionati e surgelati, scaduti da tempo, sono stati trovati in pessimo stato di conservazione in depositi che Zaia ha definito "immondezzai": più pesante la situazione al Sud, meno "malato" il Nord. L'operazione, ha rilevato l’ammiraglio Raimondo Pollastrini, presentandola alla stampa, «ha contrastato i fenomeni della pesca illegale e della messa in commercio di prodotti privi di tracciabilità», con controlli che, ha detto l’amm.Vincenzo Mellone, sono andati dai centri di distribuzione a specifiche attività di pesca, come quella a strascico. 

Va garantita, ha rilevato il ministro, la tracciabilità del pescato dal momento della cattura al consumo finale: questo è stato, ha detto Zaia, a partire dal suo insediamento, lo scopo principale dell’azione del ministero delle politiche agricole e forestali. In ogni caso, il ministro è lapidario: «Chi vende queste schifezze è un criminale e va punito».
Antonella Barina - Ansa
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