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Astrofisico salentino scopre le stelle che «ringiovaniscono»

Astrofisico salentino scopre le stelle che «ringiovaniscono»
Sono due i processi con cui le stelle anziane possono dar vita ad una stella più giovane: collisione e cannibalismo. Nel primo caso due stelle si fondono scontrandosi l’una con l’altra. Nel secondo una delle due, molto vicina, risucchia progressivamente materia dall’altra, fino a «divorarla» completamente. La scoperta, che uscirà sul prossimo numero di «Nature», ha la firma del salentino Francesco Ferraro, astrofisico dell’Università di Bologna

29 Dicembre 2009

Sono due i processi con cui le stelle anziane possono dar vita ad una stella più giovane: collisione e cannibalismo. Nel primo caso due stelle si fondono scontrandosi l’una con l’altra. Nel secondo una delle due, molto vicina, risucchia progressivamente materia dall’altra, fino a «divorarla» completamente. La scoperta, che uscirà sul prossimo numero di «Nature», ha la firma del salentino Francesco Ferraro, astrofisico dell’Università di Bologna, che assieme ad un pool di dieci scienziati da tutto il mondo è riuscito a svelare un annoso mistero: quello delle «vagabonde blu», anomale stelle bambine che punteggiano le regioni più antiche della nostra galassia, dove gli astri hanno da tempo smesso di formarsi, abitato solo vecchie stelle. 

Francesco ferraro«E’ come vedere dei bambini in una foto di gruppo di un ospizio per anziani. Viene spontaneo chiedersi cosa ci facciano lì», spiega Ferraro. «Come gli uomini - continua - anche le stelle nascono, crescono e muoiono. Invecchiando consumano il proprio serbatoio energetico diventando più fredde. Solo ad alcune può capitare di sperimentare una seconda giovinezza e tornare bambine». 

In realtà, che le vagabonde blu derivassero da urti o passaggi di materia tra stelle era già stato ipotizzato, ma mancavano ancora riscontri osservativi. E ciò è quanto è riuscito al team guidato dall’astronomo salentino. La prova è giunta da una serie di immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble nel cuore di Messier 30, affollatissimo sistema stellare situato a 28mila anni luce dalla Terra, e formato da circa 600mila stelle, tutte nate attorno a 13 miliardi di anni fa. Gli scienziati hanno notato la presenza di due tipi di stelle: alcune più calde e opache altre più fredde e brillanti. 

«Queste differenze sembrano giustificare origini diverse degli astri: le vagabonde più calde sarebbero effettivamente nate da collisioni, quelle più fredde sembrano originate da trasferimenti di materia ancora in corso, mentre nessuno dei due gruppi è compatibile con il processo da cui sarebbe scaturito l’altro», prosegue Ferraro. «La nostra scoperta getta nuova luce su come le condizioni ‘ambientali’ possano alterare il destino di astri che altrimenti sarebbero destinati a consumare la loro esistenza in totale isolamento. Quando infatti le circostanze li costringono ad incontri ravvicinati sembrano infatti capaci di dar luogo a interazioni feconde, generando oggetti stellari inaspettati. L’esame di questi oggetti - conclude - può aprire la strada a nuovi studi sulla sociologia delle stelle». [d.p.]
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