Giovedì 18 Agosto 2022 | 02:46

In Puglia e Basilicata

A rischio in Puglia 13 nuove rotte Ryanair 

A rischio in Puglia 13 nuove rotte Ryanair 
Nasconde uno sforzo protezionista, e cioè favorire Alitalia, la lotta fra la compagnia low cost irlandese Ryanair e l’Enac (l'autorità dell’aviazione civile italiana), che va avanti da mesi ed è culminata nella decisione di Ryanair di chiudere temporaneamente, dal 23 gennaio prossimo, tutte le rotte domestiche, cioè i voli fra i dieci aeroporti italiani in cui opera
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28 Dicembre 2009

«Cosa pensa il ministro Matteoli della disponibilità di Ryanair ad accettare solo carta di identità o passaporto per consentire l’imbarco sui propri voli interni? Quali sono le sue valutazioni sulla minaccia lanciata dalla compagnia irlandese di sospendere i collegamenti a partire dal 23 di gennaio contro le regole italiane che contemplano anche la visione di altri documenti?». 
Queste le domande rivolte da alcuni senatori del Pd (SalvatoreTomaselli, Colomba Mongiello, Alberto Maritati, Marco Filippi) al titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti che, in una interrogazione, viene sollecitato anche a chiarire «quali iniziative intenda adottare allo scopo di mettere fine all’allarmismo che le dichiarazioni attribuite all’ammini - stratore delegato della compagnia irlandese stanno suscitando in questi giorni nei passeggeri di tutto il Paese ed, in particolare, nei cittadini pugliesi». 

«Aspetto ancora più grave ed assolutamente inaccettabile di questa vicenda - sottolineano infatti - è rappresentato dalla minaccia che ha aggiunto lo stesso amministratore delegato della Ryanair, annunciando la volontà di rallentare o cancellare l’apertura delle nuove basi di Bari e Brindisi se non venisse ritirata tale direttiva» (provvedimento Enac, ndr). 

«L'apertura di due nuove basi di Ryanair a Bari e Brindisi, da dove dovrebbero partire dal gennaio 2010 rispettivamente altre nove e altre quattro rotte, è - rimarcano - il frutto di un lungo impegno della Regione Puglia e di un importante investimento pubblico a supporto di tale nuova offerta di collegamenti aerei». Una «prospettiva - sostengono i senatori del Pd - fondamentale per contribuire a consolidare il sistema aeroportuale pugliese, che negli ultimi anni cresce in modo costante e che, dai nuovi collegamenti programmati, prevede un aumento stimato del traffico passeggeri che potrebbe sfiorare i due milioni di passeggeri, con una ricaduta occupazionale indiretta sul territorio regionale di mille unità per ogni milione di passeggeri trasportati». 

Nasconde uno sforzo protezionista, e cioè favorire Alitalia, la lotta fra la compagnia low cost irlandese Ryanair e l’Enac (l'autorità dell’aviazione civile italiana), che va avanti da mesi ed è culminata nella decisione di Ryanair di chiudere temporaneamente, dal 23 gennaio prossimo, tutte le rotte domestiche, cioè i voli fra i dieci aeroporti italiani in cui opera. Lo afferma l’Istituto Bruno Leoni in un focus di Andrea Giuricin dal titolo «La chiusura di Ryanair: il ruolo dell’Enac e di Alitalia». La decisione di Ryanair, si ricorda nel focus, deriva dal fatto che il vettore accetta passeggeri che abbiano solo la carta d’identità o il passaporto, gli unici documenti con cui è possibile acquistare biglietti e fare il check-in online. Tutto questo – ricorda l’economista dell’Ibl – è in contrasto con la decisione del Tar del 17 dicembre scorso secondo cui i passeggeri sulle tratte domestiche possono viaggiare con qualunque documento permesso dalla legge. L’Enac, scrive Giuricin, vuole «imporre una misura che sfavorisce Ryanair», ma che «non inficia sulla libertà di viaggiare dei cittadini italiani». 

E questa mossa, si legge nel focus, è importante per Alitalia che «ha puntato su un modello di business completamente diverso da tutti le grandi compagnie internazionali con una focalizzazione sul mercato domestico», di cui Ryanair e la compagnia inglese Easyjet stanno «rubando» sempre maggiori quote. Secondo Giuricin, da qui nascono le maggiori difficoltà per Alitalia, «che nel 2009 avrà perdite operative (non nette) probabilmente superiori a 300 milioni di euro. La concorrenza sul mercato interno delle low cost non permette di attuare il piano di rilancio del vettore nazionale». Nel focus si afferma, così, che «l'Enac negli ultimi anni non si è comportato come regolatore indipendente » e la politica è sembrata «voler favorire un determinato vettore» cercando di «limitare la concorrenza» delle low cost. Fra gli esempi, l’economista dell’Ibl cita la chiusura di Ciampino e il piano degli aeroporti, «che serve a regolare in modo che le low cost abbiano maggiori difficoltà ad entrare nel mercato italiano».
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