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In Puglia e Basilicata

Petrolio in Adriatico pugliesi in rivolta contro le trivelle

Petrolio in Adriatico pugliesi in rivolta contro le trivelle
di GIUSEPPE ARMENISE 
Dopo che il ministro per l'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha autorizzato le prospezioni sismiche propedeutiche alle trivellazioni, si è tenuta una prima riunione di carattere interistituzionale per cercare di mettere insieme tutte le forze politiche e i rappresentanti degli enti locali rivieraschi della Puglia più immediatamente coinvolti. Fuori dal palazzo che ospita il comune di Monopoli, città a poco più di 20 km da Bari, campeggiava un significativo striscione: «Menù turistico: spaghetti al nero petrolio, paranza alla trivella, amaro Prestigiacomo»
• L'esperto: escludo assolutamente che davanti alla Puglia ci sia gas

23 Dicembre 2009

BARI - In consiglio regionale il caso della ricerca del petrolio sui fondali del mare di Puglia. La mobilitazione è bipartisan, da destra a sinistra. Il timore di tutti è che l’escavazione, ma soprattutto l’indotto (canali sottomarini per il trasporto del petrolio a terra o, peggio, le cosiddette carrette del mare che viaggiano con le stive colme di greggio) diventi una macchia sulla cartolina con la quale ormai da anni la Puglia sta facendo marketing territoriale promuovendo l’immagine di una regione solare con il valore aggiunto di un mare cristallino. «Ma qui - dicono i cittadini - non vogliamo essere vittima di altre navi dei veleni». 

L’altra sera si è tenuta una prima riunione di carattere interistituzionale per cercare di mettere insieme tutte le forze politiche e i rappresentanti degli enti locali rivieraschi della Puglia più immediatamente coinvolti. Fuori dal palazzo che ospita il comune di Monopoli, città a poco più di 20 km da Bari, campeggiava un significativo striscione tra l’amaro e l’ironico: «Menù turistico: spaghetti al nero petrolio, paranza alla trivella, amaro Prestigiacomo». Ovviamente chiaro il riferimento al ministero dell’Ambiente che ha autorizzato (per ora) le prospezioni sismiche, ovvero le indagini preliminari alle eventuali, successive, trivellazioni. 

Angelo Bovino, il sindaco di Polignano a Mare, località poco distante da Monopoli, una delle mete balneari più affollate del litorale Barese durante l’estate, è tra quelli più arrabbiati con l’idea che il mare di Puglia possa diventare un’immensa, catramosa, stazione di servizio. Tanto più, ha ricordato, che proprio nell’estate del 2008 la città si è guadagnata la vela blu. E che quel blu possa diventare verde petrolio è una cosa che non va proprio giù. 

Ma se i Comuni del litorale barese sono in preallarme, i rappresentanti politico-istituzionali del litorale jonico non se ne stanno con le mani in mano. Il vicepresidente del consiglio regionale, Luciano Mineo, e il consigliere del partito democratico, Paolo Costantino, nel manifestare la loro posizione contraria partono da alcuni dati recenti sulla qualità di quelle acque: «La costa jonica è ideale per la balneazione - spiegano - lo confermano le analisi effettuate da aprile a settembre 2009 dal dipartimento di Taranto dell'Arpa, l'Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente. I due campionamenti mensili effettuati in questo periodo secondo la legge 362 del 1999 hanno dato risultati eccellenti in tutti gli 11 Comuni rivieraschi della provincia di Taranto. Da Marina di Ginosa fino a Maruggio, passando per Castellaneta Marina, Leporano, Lizzano, Manduria Massafra, Palagiano, Pulsano, Torricella e infine Taranto per un totale di 864 prelievi le acque joniche sono risultate sicure. Su queste basi - spiegano ancora i due consiglieri - la Regione Puglia con delibera di giunta regionale n° 2487 del 15 dicembre 2009 ha approvato l'elenco delle zone idonee certificando così in 72 punti di prelievo (in corrispondenza dei lidi e delle aree più frequentate) la assoluta salubrità per i bagnanti delle acque del golfo di Taranto. I sindaci possono predisporre per tempo ogni utile provvedimento. I dati sono risultati assolutamente tranquillizzanti, anche se non devono far abbassare la guardia in merito ai controlli rispetto ad ogni potenziale fonte inquinante, per proteggere i cittadini ma anche per dare certezza alle attività economiche legate al turismo». 

Questa la realtà di fatto da cui nasce lo sconcerto: «I no della Regione possono essere considerati un controsenso, in tempo di crisi economica e di alti prezzi dei carburanti. Ma il petrolio della Basilicata non ha dato affatto la ricchezza sperata a quella Regione e lì il petrolio c'è per davvero». Quella del petrolio, insomma, sarebbe solo una scorciatoia illusoria.
di GIUSEPPE ARMENISE
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