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In Puglia e Basilicata

"Agricoltura in crisi ma il governo non ha un piano"

"Agricoltura in crisi ma il governo non ha un piano"
di STEFANO BOCCARDI 
Il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo ed ex ministro del governo Prodi, Paolo De Castro (Pd), da Bari, boccia senza appello l'azione del ministro Luca Zaia (Lega Nord). Secondo lui il governo in carica non sta facendo abbastanza per sostenere l'agricoltura anche se «la situazione è grave» e «ci sono dei problemi straordinari» come «il prezzo del grano duro sotto i 18 euro al quintale», «l'olio a meno di un euro e mezzo al chilo» e «migliaia di ettolitri di vino invenduto»

23 Dicembre 2009

BARI - La verità è che «non c’è un piano» per affrontare la «crisi straordinaria » che sta vivendo la nostra agricoltura. La verità è che quello del ministro Luca Zaia non è il «programma di interventi » che l’Italia si era «impegnata a presentare in un incontro con Gianni Letta e altre importanti personalità del governo». Mentre continua la polemica a distanza e attraverso la Gazzetta tra il ministro e i vertici della Regione Puglia (finora sono intervenuti il presidente Nichi Vendola e l’assessore Dario Stefàno), sbarca a Bari il presidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro (Pd). Quelle dell’ex ministro, che pure dice di volersi tenere a distanza dalle polemiche, sono parole inequivocabili. Che De Castro pronuncia poco prima di presiedere nella sede della Camera di Commercio un incontro con i vertice delle organizzazioni agricole pugliesi. Incontro che nonostante la massiccia presenza di dirigenti sindacali (sono interventi tra gli altri i rappresentanti di Cia, Confcooperative e Lega delle cooperative) ha fatto registrare non poche assenze, a cominciare da quelle dei vertici di Confagricoltura e Codiretti. Ma torniano a De Castro. 

Per il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, l’Italia può e deve fare di più per aiutare il mondo agricolo ad uscire dalla crisi. Un monito che l’ex ministro del governo Prodi rilancia anche alla nuova Commissione Europea ed in particolare al nuovo commissario all’agricoltura, il rumeno Dacian Ciolos, nel quale - va detto - l’eurodeputato pugliese ripone la massima fiducia, non foss’altro perché conta di coinvolgerlo in un’azione di riequilibrio degli interventi a favore delle produzioni mediterranee. 

Ma mentre De Castro dice di essere pronto a fare la sua parte in sede Europea, all’Italia chiede di fare di più. Un po’come hanno fatto - osserva - «tutti gli altri Paesi europei, Francia in testa, ma anche la Germania della Merkel». E il miliardo di euro di cui parla il ministro Zaia? L’ex ministro risponde deciso: «Il fantomatico miliardo, al di là delle provenienze (De Castro ricorda che si tratta in gran parte di fondi già destinati alle Regioni - ndr), dà soluzione a problemi che nulla hanno a che fare con la crisi. Quel miliardo riempie il vuoto che c’era sul fondo di solidarietà nazionale. In ogni caso non c’è un piano. E invece, c’era stata una riunione con Letta e altre importanti personalità del governo, durante la quale l’Italia s’era impegnata a presentare un piano straordinario per la crisi. Che non significa destinare risorse sulla previdenza o sul fondo di solidarietà». 

E allora? «La situazione - insiste De Castro - è grave. E io voglio dare il mio contributo. Ci sono dei problemi straordinari. Il prezzo del grano duro sotto i 18 euro al quintale non si vedeva da decenni. Lo stesso per l’olio a meno di un euro e mezzo al chilo. Migliaia di ettolitri di vino invenduto. La crisi è fortissima. La commissione europea in aula ha riferito che in Italia i redditi 2009 sono crollati del 25 per cento. Mi pare che ci sia la necessità di fare qualcosa di più dell’ordinario»

Ma che cosa? Anche De Castro punta il dito sulla concorrenza sleale dei Paesi che esportano i loro prodotti in Europa senza rispettare i protocolli previsti dalle normative europee. E così anche per l’ex ministro la parola d’ordine è «reciprocità delle regole». «Il problema - spiega - non è mettere dei dazi. Il problema invece è far sì che le regole del gioco siano uguali per tutti. Per i cinesi come per gli egiziani». Esattamente - ribadisce - come fanno gli Stati Uniti d’america».
di STEFANO BOCCARDI
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