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In Puglia e Basilicata

Barletta, neonata strozzata dal cordone ombelicale

Barletta, neonata strozzata dal cordone ombelicale
di ANTONELLO NORSCIA
Un parto drammatico, a cavallo dell'avvicendamento del turno di due ginecologi dell'ospedale Dimiccoli di Barletta, ora accusati entrambi di omicidio colposo. Tra novanta giorni si metterà un primo punto fermo nell'inchiesta sulla bimba estratta morta dal grembo della trentenne madre barlettana, ma intanto i primi esiti dell'autopsia parlano chiaro: la piccola è stata strozzata dal cordone ombelicale

22 Dicembre 2009

TRANI - Un parto drammatico, a cavallo dell’avvicendamento del turno di due ginecologi dell’ospedale Dimiccoli di Barletta, ora accusati entrambi di omicidio colposo. Tra novanta giorni si metterà un primo punto fermo nell’inchiesta sulla bimba estratta morta dal grembo della trentenne madre barlettana, strozzata dal cordone ombelicale. 

Quando ormai le acque della partoriente si erano rotte da alcune ore ma la dilatazione dell’utero non era ancora sufficiente a determinare il parto spontaneo. E forse, proprio per auspicarlo si sarebbe inutilmente e tragicamente tergiversato, con tre tracciati che avrebbero manifestato, con una criticità sempre maggiore, la grave sofferenza cardiaca del feto. Tanto da indurre il secondo medico, mezz’ora dopo l’ultimo tracciato, a far dirottare la donna alla sala operatoria per il “cesareo”. Inutile, quando ormai s’erano fatte le 21.30 di venerdì. 

Il primo responso dell’esame autoptico eseguito ieri sul feto ha confermato che la morte della bimba è stata causata da asfissia per soffocamento da cordone ombelicale, confermando così i primi sospetti. Tra novanta giorni, il medico legale Vito Romano, dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, ed il ginecologo barese Michele Attolico depositeranno le conclusioni ufficiali e si potrà avere un quadro più nitido e scientifico su se e chi dei due ginecologi, o nel caso entrambi, continuerà ad esser accusato di omicidio colposo.

I due avvisi di garanzia destinati ai medici dal sostituto procuratore Giuseppe Maralfa sono un atto dovuto, dettato proprio dall’esame medico legale eseguito nella tarda mattinata di ieri, alla presenza anche del dr. Gioacchino De Corato, nominato dai genitori della sfortunata bimba. 

Secondo una prima ricostruzione compiuta dall’avvocato Antonio Merra, la donna si era ricoverata in ospedale diverse ore prima della tragedia per la rottura delle acque. La gravidanza non aveva sortito preoccupazioni e tutto, dunque, lasciava prevedere un parto spontaneo. Poi, però, un primo tracciato allarmante con una sofferenza cardiaca, ribadita anche da un secondo tracciato. Forse si è ritenuto che la situazione non degenerasse, per aspettare, dunque, un parto naturale. 

Sono le 20.17, di venerdì, quando nel reparto ostetricia timbra il cartellino d’ingresso un collega del ginecologo che sino ad allora aveva seguito la donna. C’è il passaggio di consegne, che prevede anche il monitoraggio della trentenne in attesa di dare alla luce una femminuccia, mentre i familiari passeggiavano nell’androne del reparto con affettuosa trepidazione. Un terzo tracciato, questa volta ordinato dal secondo ginecologo, e la conferma della sofferenza fetale che spesso sarebbe indice proprio di un’asfissia in atto. Passano ancora minuti e si decide di sottoporre la donna a parto cesareo, per scongiurare il peggio. Che, invece, alle 21, 30 si manifesta in tutta la sua dirompenza. 

La bimba non vede la luce. Strozzata. Come la gioia di chi l’attendeva con tanto amore e ora vuole perlomeno verità e giustizia.
di ANTONELLO NORSCIA
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