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In Puglia e Basilicata

Muti al Petruzzelli ritorno trionfale

Muti al Petruzzelli ritorno trionfale
di NICOLA SBISÀ
Parlare di esito trionfale per il concerto di Riccardo Muti (alla guida della «sua» orchestra, la «Cherubini»), al Petruzzelli, può apparire ovvio; ma la definizione rispecchia l'esito di un avvenimento che supera i limiti di una pur straordinaria serata musicale. È stato infatti un avvenimento nel vero senso della parola, un «ritorno» ambìto e sollecitato dallo stesso Maestro e nel contempo atteso dai baresi

22 Dicembre 2009

BARI - Parlare di esito trionfale per il concerto di Riccardo Muti al Petruzzelli, può apparire ovvio; ma la definizione rispecchia l’esito di un avvenimento che supera i limiti di una pur straordinaria serata musicale. È stato infatti un avvenimento nel vero senso della parola, un «ritorno» ambìto e sollecitato dallo stesso Maestro e nel contempo atteso dai baresi, ai quali – ricordiamo – in occasione del suo concerto di alcuni anni fa in San Nicola, Muti rivolse un cogente invito a ché si adoprassero con decisione e fattività per riavere il loro teatro. 

Ora il Petruzzelli finalmente c’è, pur se i problemi connessi permangono e quotidianamente si riaffacciano, ed allora non resta che sperare che quella di ieri sera non sia che la prima di una auspicabilmente lunga e varia apparizione di Muti nel teatro che lo vide giovanissimo come appassionato spettatore e quindi anche come grande ed affermato direttore. 

Questa volta il Maestro è venuto alla guida della «sua» orchestra, la «Cherubini», quella compagine- scuola di giovani talenti che periodicamente si rinnova e in diaspora feconda va a rinsanguare celebri complessi italiani, e non solo, portando il messaggio acceso e costruttivo di quel «sentire mediterraneo », che è l’idea fulcro delle doti di Muti interprete, quale che sia il repertorio affrontato. E di questa idea legata all’amore per la terra natale e alla lucida percezione del suo indomito spirito musicale, si è potuto cogliere, con sfaccettature particolari, il valore ammaliante – diremmo unico – nella superba esecuzione delle tre opere in programma. 

Opere di indubbio fascino, che nella loro sostanziale diversità esprimono aspetti avvincenti del sublime mondo della musica, ma che appunto la visione di Muti riconduce ad una unitarietà poetica di rara efficacia. E di questo si è avuta netta percezione in quella smagliante pagina qual è l’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta di Ciaikoski, della quale Muti ha scolpito con trascinante esaltazione sonora e costante tensione emotiva, l’intreccio narrativo, nel fitto quanto vario alternarsi di episodi: mirabili – fra l’altro – la dolcezza sognante con cui «appare» il «tema d’amore» o l’incisività aggressiva dell’episodio delle spade, o ancora il senso di tragedia ineluttabile che alita nel finale. 

E non meno efficace la visione di Muti di quella pagina – che potremmo definire «familiare» per il pubblico – qual è appunto la Sinfonia n. 5 di Beethoven. Il senso di fatalismo che anima la celebre partitura si è modulato con trascinante ricchezza sonora, dal presago avvio ricco di pulsioni stimolanti e grandiose, attraverso la tenerezza misteriosa del secondo tempo, per esplodere poi con focoso vigore nel finale. Fra questi due capolavori una pagina che da sempre riscuote l’appassionato interesse di Muti, la suite da L’uccello di fuoco di Stravinski: il maestro ne realizzò a suo tempo una mirabile registrazione con l’Orchestra di Philadelphia. Il senso di magica favola che intride la musica è stato, forse, quello che più ha messo in risalto il «sentire mediterraneo». 

L’Oriente, nell’idea di Muti, si carica di mistero e nel contempo di smagliante solarità: una convivenza complessa che Muti ha realizzato in un cangiante susseguirsi di allusioni evocative, dando alla musica un tono di intrigante narratitivà. In questo vario e complesso viaggio nella fantasia geniale degli autori, così brillantemente condotto e partecipato agli ascoltatori rapiti, la giovane orchestra «Cherubini» ha fatto pienamente onore, con una resa eccezionale, alle idee del suo Maestro, confermandosi duttile ed efficace strumento nelle sue mani. 

Applausi calorosissimi, con momenti di tifo da stadio! Se non è avvenimento questo, in una città pur adusa a quasi quotidiane manifestazioni musicali, molte delle quali, va pur detto, di alto livello... L’accoglienza a Muti dello sfavillante Petruzzelli «esaurito» in ogni ordine di posti è stata degna della considerazione e della stima che il Maestro gode anche a Bari; nel pubblico, fra gli altri, lo stilista Ungaro e Salvo Nastasi, nonché il «main sponsor» della serata Domenico Di Paola, amministratore unico della «Di Paola e associati » e, come si sa, socio della Fondazione Petruzzelli. 

A suggellare la reciproca soddisfazione di artisti e pubblico il bis concesso dal Maestro: la Sinfonia del Don Pasquale di Donizetti.
di NICOLA SBISÀ
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