Sabato 01 Ottobre 2022 | 17:05

In Puglia e Basilicata

Orfano ghanese talento del calcio sogna la Bari

Orfano ghanese talento del calcio sogna la Bari
di CARLO STRAGAPEDE
La marcia di avvicinamento verso il «San Nicola», per ora, lo ha portato dal Ghana a Palese. Precisamente alla Libertas, società approdata per la prima volta nella storia al campionato di Promozione. Ecco la storia di Shakur Abubakari Alhassan, per i tifosi «Shakò». Un ragazzo di 18 anni che viveva in un orfanotrofio nella metropoli ghanese di Kumasi e che ha un solo sogno: indossare la casacca biancorossa

21 Dicembre 2009

BARI - Il sogno di Shakur è indossare la casacca biancorossa. La sua marcia di avvicinamento verso il «San Nicola», per ora, lo ha portato dal Ghana a Palese. Precisamente alla Libertas, società approdata per la prima volta nella storia al campionato di Promozione. Mancano una decina di chilometri all’erba dello stadio di serie A dove il Bari fa sognare, eppure il ragazzo che viveva in un orfanotrofio nella metropoli ghanese di Kumasi sa benissimo che percorrere quei 10 chilometri è difficile quanto lo è stato coprire i 5mila di Sahara e Mediterraneo che lo hanno portato in Italia. Quella era una lotta per sopravvivere alla fame e alla furia del mare. Quella di oggi, a 19 anni non ancora compiuti, è una sfida per affermare il talento e il fiuto per il gol che gli addetti ai lavori già giudicano inesauribili. 

Due coincidenze importanti nella vita di Shakur Abubakari Alhassan, per i tifosi palesini «Shakò ». Una, l’essere connazionale e coetaneo di Mario Balotelli, la giovane stella interista. Ne ha anche le caratteristiche tecniche. È una mezza punta con l’istinto per la rete, anche se è meno piazzato di Balotelli: superMario è alto 1,89 e pesa 88 chili, mentre Shakò è 1,78 per 75 chilogrammi. L’altra coincidenza fortunata: essere stato scoperto da Tonino Rana, il mago e talent scout della Pro Inter che una quindicina d’anni fa si ritrovò per le mani la genialità di Antonio Cassano, spianandogli la strada per il successo. Basterà a dare un alone epico al sogno del ragazzo orfano adottato dalla Puglia? 

Lui ce la sta mettendo tutta. Pochi giorni fa la Libertas Palese ha ottenuto il via libera dalla Federazione per schierarlo in campo. L’altro ieri, sabato, indossando per la prima volta la casacca rossoblù, come «fuori quota» del campionato under 18, Shakò ha messo a segno una tripletta nel match casalingo contro il Castellana Grotte, capolista. Il risultato finale è stato 5-0 per la Libertas, che ha conquistato il quarto posto in classifica. Un biglietto da visita mica male, per il ragazzo ghanese. Ieri ha debuttato con la prima squadra, anche se in panchina. 

Nella trasferta a Mola, il mister Raffaele Loconsole non lo ha voluto utilizzare per non stancarlo, a sole 24 ore dalla gara interna nella giovanile. Evidentemente, però, la presenza di Shakò ha portato fortuna alla squadra che ha vinto uno a zero sui molesi, risalendo al quartultimo posto in un campionato da lupi. Shakò, comunque, sarà in campo il 3 gennaio, nella partita casalinga contro la Leonessa Altamura. A lui tengono moltissimo, oltre ai tifosi palesini, il direttore generale Michele De Zio, il direttore sportivo Gigi De Lorenzis e il consulente tecnico Nico Di Liso, ex calciatore di A. 

Shakò, dove abiti? Chi frequenti? 
«Abito a Molfetta - risponde in italiano misto a inglese -, in un piccolo appartamento che condivido con un ambulante sudanese. Ho tanti amici da queste parti. Alla Caritas, per esempio, dove mi hanno aiutato quando sono arrivato dalla Calabria, e mi continuano ad aiutare. Poi ci sono due coniugi terziari francescani che mi hanno quasi adottato, come se fossi un figlio. Non ho tempo di sentirmi solo. E qui faccio la cosa che mi piace di più al mondo. Giocare a pallone». 
Come sei arrivato in Italia? 
«Il mio presente è bello, e spero che il futuro sia luminoso. Il passato, però, è stato difficile e irto di sofferenze. Sono nato il 10 febbraio 1991, sono musulmano. Non ho mai conosciuto i miei genitori naturali e fui adottato da una donna poverissima, nel paesino di Baku. Quando avevo due anni, lei fu costretta ad affidarmi a un orfanotrofio di Kumasi, città di due milioni e mezzo di abitanti. Lì rimasi fino a 17 anni, e già giocavo», continua mostrando la tessera scolorita della Federazione del Football del Ghana. 
Dopo l’orfanotrofio? 
«In quel periodo, all’inizio dell’anno scorso, nel mio Paese infuriava la guerra civile fra le etnie dei Mamprusi, alla quale appartengo, e dei Kusasi. Dovetti scappare dall’istituto, perché rimanervi era diventato molto pericoloso. In tutti quegli anni, non avevo mai più rivisto la mia mamma adottiva: quando ci separammo avevo due anni e quindi di lei non ho alcun ricordo, nella mente. Ci parlavamo solo al telefono: lei era così povera che non poteva pagarsi il viaggio a Kumasi». 
Dove fuggisti? 
«Trovai un passaggio in auto a Baku, il mio paesino. Quando arrivai, però, mi resi conto che rimanerci era ancora più pericoloso. La gente si sparava addosso e allora scappai oltre la frontiera, in Burkina Faso. Trovai passaggi su furgoni. Attraversai il Sahara e arrivai in Libia, dove lavorai come domestico a casa di un ricco signore. A mezzanotte del 23 maggio salii su un barcone carico di 45 persone. Alle 7 del mattino del 24 maggio 2008 ero a Crotone». 
In salvo. Quando arrivò a Bari? 
«Sono stato in Calabria, ospite della Caritas, fino a marzo scorso, quando sono arrivato qui. In primavera, mi hanno affidato alle cure di Tonino Rana, alla Pro Inter. A settembre, il provino alla Libertas. Infine il passaggio alla Federazione calcistica italiana». 
Il sogno biancorosso diventerà realtà? Le premesse ci sono tutte.
di CARLO STRAGAPEDE
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

FOGGIA

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725